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Preadolescenti e tempo libero: un’indagine sulle differenze di genere e sul comportamento prosociale

La presente ricerca fa parte di un progetto più ampio, chiamato progetto “PADOVA MEETEEN- Grandi si diventa!”. Il Dipartimento di Psicologia dello sviluppo e della socializzazione dell’Università di Padova, attraverso la raccolta dati del questionario somministrato a 1325 preadolescenti, ha condotto un’indagine di approfondimento relativa ai comportamenti e ai bisogni di partecipazione dei preadolescenti che risiedono nel territorio di Padova. La presente ricerca si collega a questo progetto in quanto analizza alcune delle variabili presenti nel questionario come le preferenze per le attività del tempo libero e in particolare come il genere e la partecipazione in attività strutturate influenzino il comportamento prosociale.

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3 Capitolo 1 Giovani e tempo libero 1.1. La concezione del tempo libero da Aristotele ai giorni nostri Aristotele, nell'Etica Nicomachea affermava "Il tempo libero non è la fine del lavoro, è il lavoro la fine del tempo libero", connotando così il tempo libero come uno spazio naturale per la realizzazione dell'uomo e per l'uomo, in cui l'obiettivo è il godimento etico-estetico. Il termine, che si riferisce indifferentemente a riposo, ozio, studio, conversazione, assenza di lavoro comprende attività contemplative e intellettuali, artistiche e di studio. Il tempo libero non è in alternativa al lavoro, l'uno esclude l'altro: esiste per chi non ha bisogno di lavorare e diviene quasi un privilegio per pochi. Nel mondo romano, fortemente diverso per impostazione da quello greco, otium è la parola primaria per definire il tempo dell'uomo. Il concetto di impegno e di lavoro, fondante per noi oggi e ugualmente importante nella struttura sociale romana, veniva di contro espresso con l'aggiunta di una semplice negazione (nec otium) (Petroncelli, 1997). Se si pensa che il sistema di valori è sempre sotteso alle scelte lessicali di un popolo, appare a prima vista strana la scelta terminologica. L'articolata realtà del lavoro e dell'impegno potrebbe infatti apparire appiattita nella dimensione negativa utilizzata. In effetti però i termini otium e ozio sono lontanissimi l'uno dall'altro (Devoto, Oli, 1971). L'otium (riposo dalle attività manuali, occupazioni e affari) era un tempo di cui si disponeva liberamente, soprattutto per dare spazio ad attività intellettuali ed era un tempo da riempire, tempo per fare qualcosa, non sottratto da qualcosa. Tempo per esprimere se stessi soprattutto in attività di tipo spirituale e culturale.

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Psicologia

Autore: Mariagrazia Manfuso Contatta »

Composta da 64 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.