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There will be the american dream - il cinema di Paul Thomas Anderson

Nell’avvolgente e convincente prologo di Magnolia – in cui vengono narrate tre vicende dominate da coincidenze al limite dell’inverosimile – il regista, Paul Thomas Anderson, dichiara come sottotraccia ciò che è la chiave di lettura principale di tutto il film: la rete di legami che unisce i personaggi, con le loro storie e complicate relazioni, spesso fortuite, descritte dai movimenti della macchina da presa e dal ritmo del montaggio. Il pathos dell’esistenza è reso magistralmente nell’”unione musicale” : è “Wise Up” di Aimee Mann, il filo rosso che li collega. In una nota sequenza, tutti i personaggi cantano alcuni versi della canzone ed “ è infatti da questo momento che i nove dannati della saga andersoniana trovano la forza ed il coraggio di agire, nel bene o nel male, di diventare artefici del proprio destino” . Quest’ultima sequenza è fusione di musica e immagini che arriva quasi a sfociare nel musical e riesce a comunicare molto più di un dialogo ben scritto e ben recitato. Magnolia è paradigma di tutta l’opera andersoniana: il film racchiude e racconta temi e tipi di personalità ricorrenti nel cinema di Anderson, come la paternità mancata (Sydney –Hard Eight , Il Petroliere – There Will Be The Blood), la frustrazione derivante da un ambiente familiare ossessivo e possessivo (Boogie Nights e Ubriaco d’Amore – Punch Drunk Love), il rapporto con il passato, il caso, e la ricerca della felicità. Tutti gli eroi (o meglio, gli “antieroi”) andersoniani sono affetti da un infantilismo che li protegge dal passato e dai suoi traumi segno di un’innocenza perduta troppo presto. Il loro obiettivo è raggiungere il Sogno Americano (fama, successo, soldi e quindi felicità) che in realtà si rivela per quel che è: una menzogna in cui, al posto dell’armonia, della serenità e della forza ci sono solo solitudine, dolore e sangue (notevole è il finale de Il petroliere ovvero una parabola discendente di Plainview paragonabile a quella di Kane in Quarto Potere). E’ questa la tematica su cui si vorrebbe concentrare la mia tesi: appunto, la distruzione del Sogno Americano e la tentata ricerca dell’eroe andersoniano (dalla personalità fragile e insicura, in apparenza ribelle, simbolo delle contraddizioni dell’animo umano) della felicità. Ripercorrendo la filmografia del regista, analizzando i suoi film e le sequenze più importanti, si seguirà il cammino dei suoi personaggi, considerati da Anderson, “amici” , e universalmente uomini. Amore per la vita, dunque. Vita = cinema come affermava Pasolini che definiva la Settima Arte come un continuo ed infinito piano sequenza. Ed è proprio il piano sequenza la soluzione registica prediletta da Anderson: suggestivo e acrobatico è il long take con cui si apre Boogie Nights. Anderson osserva e descrive la vita e la ricerca del Sogno dei suoi personaggi. Li segue fino alla distruzione del Sogno e alla presa di coscienza che la felicità non è utopica (lo è solo se assimilata alla fama e al successo) ma è raggiungibile, forse, con l’amore (Punch Drunk Love).

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INTRODUZIONE «Let everything that's been planned come true. Let them believe. And let them have a laugh at their passions. Because what they call passion actually is not some emotional energy, but just the friction between their souls and the outside world. And most important, let them believe in themselves. Let them be helpless like children, because weakness is a great thing, and strength is nothing. When a man is just born, he is weak and nullexible. When he dies, he is hard and insensitive. When a tree is growing, it's tender and pliant. But when it's dry and hard, it dies. Hardness and strength are death's companions. Pliancy and weakness are expressions of the freshness of being. Because what has hardened will never win» Stalker 1 La presente ricerca, all’interno dell’ambito più ampio degli studi sulla trattazione del Sogno Americano riferendosi all’evoluzione del linguaggio cinematogranullco dagli anni ’30 ad oggi, ha considerato suo oggetto d’indagine il cinema di Paul  omas Anderson, esaminandone tre null lm in particolare: Boogie Nights,  ere Will Be Blood e Punch-Drunk Love. La scelta del regista è stata determinata da un duplice presupposto teoretico. Da una parte, Anderson ha rivelato una personalità eclettica, sempre in evoluzione; un regista innovativo, originale, citazionista silenzioso e caratterizzato da una marcata fantasia oltre ad essere padrone della tecnica e dello stile. Dall’altra, i personaggi da lui descritti sono complessi, la narrazione è lunga e tortuosa, eccentrica e mai prevedibile. L’analisi dei suoi null lm non è mai sufficientemente esauriente, talmente sono “monumentali”. Il suo stile è unico, perché riesce con un’abilità inusuale a creare trame a mosaico, mai noiose. Nel convincente prologo di Magnolia – in cui vengono narrate tre vicende dominate da coincidenze al limite dell’inverosimile – il regista dichiara come sottotraccia ciò che è la chiave di lettura principale di tutto il null lm: la rete di legami che unisce i personaggi, con le loro storie e complicate relazioni, spesso fortuite, descritte dai movimenti della macchina da presa e dal ritmo 1 1 Tratta da Сталкер (Stalker, A. Tarkovskij, 1979)

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Francesca Addonizio Contatta »

Composta da 95 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.