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Decio Trabalza, "pittore di storia", ed i rapporti tra Foligno e Roma a cavallo fra XVIII° e XIX° secolo

Non avevo mai sentito parlare di Decio Trabalza. Non lo conoscevo. A pensarci bene, può risultare un po’ strano, considerando che due dei pochi dipinti ad oggi conosciuti di questo pittore si trovano, dalla data della loro realizzazione, collocati nel Duomo della mia città natale, Foligno.
Quando la Professoressa Migliorati mi propose di fare una tesi su di lui, dicendomi che non esisteva nessuna pubblicazione riguardante quest’artista, e che con molta probabilità avrei trovato poche notizie archivistiche, accettai, e presi questa ricerca come una sfida, che dovevo assolutamente vincere.
Come previsto, le ricerche archivistiche da me condotte nei maggiori archivi di Foligno, Assisi, Bastia, Perugia e Roma hanno dato pochi frutti, e poche sono state le notizie inedite da me trovate su questo autore. Dico inedite poiché, essendo stato Trabalza un allievo di Jean Baptiste Wicar, già nel 2002 Fedora Boco, nella sua pubblicazione “Da Lille a Roma: Jean Baptiste Wicar e l’Italia”, trattando dell’ultima commissione del Wicar prima della sua morte - un Battesimo di Cristo collocato nel Duomo di Foligno -, aveva dovuto necessariamente parlare anche di Trabalza, giacché fu lui, per volontà testamentaria dello stesso Wicar, a portare a termine questo dipinto. Il libro della Boco è stato per me un buon punto d’inizio, insieme al breve excursus vitae tracciato dalla mia relatrice e pubblicato nel volume “Pittori Umbri dell’Ottocento - Dizionario e Atlante” del 2006. Rispetto a queste due pubblicazioni sulla vita artistica di questo pittore di rilevante ho trovato solo che lavorò anche a Bastia, nella chiesa di Santa Croce, dove lasciò un Battesimo di Gesù: questa scoperta non è stata supportata di fatto da nessun rinvenimento archivistico, ed è solo grazie al libro di Antonio Cristofani, “Storia della Bastia Umbra” del 1872, che si deve l’attribuzione di questo quadro al Trabalza.
Certo è che, benchè le notizie archivistiche siano state alquanto misere, Trabalza non dovette essere un pittore mediocre se arrivò addirittura ad avere, prima della sua prematura morte avvenuta nel 1842 a soli 38 anni, un incarico per la decorazione di un soffitto dell’Anticamera del Casino Nobile di Villa Torlonia a Roma, proprietà del mecenate romano Alessandro Torlonia, incarico che gli permise di lavorare a fianco a fianco ad illustri pittori di storia dell’ambiente romano, quali Francesco Podesti e Francesco Coghetti, per citare i più famosi.
In parte, comunque, la sfida è stata vinta: le difficoltà per ricercare il materiale sono state molte, soprattutto per il fatto che non disponevo di precise indicazioni archivistiche, per cui, per ogni archivio in cui mi sono recata, ho dovuto procedere ad uno spoglio sistematico dei documenti in cui si poteva presumere vi fossero anche solo delle semplici indicazioni che mi conducessero al “mio pittore”. A volte, questo spoglio mi ha portato a dei risultati considerevoli, altre volte ho seguito delle strade che sono risultate “a senso unico”, ma tutto sommato questo mi è servito per testare sul campo che cosa volesse dire l’espressione “ricerca d’archivio”, e per questa opportunità devo solo ringraziare la professoressa Migliorati, senza la quale non avrei certamente imparato a giostrarmi tra i documenti d’archivio.
Lo scopo della mia ricerca è stato quello di fornire un’idea, più chiara e dettagliata di quanto fino ad oggi non lo fosse, sulla vita artistica di Decio Trabalza: per fare questo, mi sono preoccupata di parlare sì dell’artista in sé, ma soprattutto di collocarlo nell’ambito storico e territoriale in cui egli è vissuto. Per questo, ad una descrizione delle opere in sé, laddove è stato possibile, ho anteposto una descrizione di collocazione dell’opera stessa, senza comunque tralasciare di analizzare, almeno sommariamente, la vita artistica e culturale di Foligno e di Roma, agli inizi del XIX° secolo.

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- 1 - INTRODUZIONE Non avevo mai sentito parlare di Decio Trabalza. Non lo conoscevo. A pensarci bene, può risultare un po’ strano, considerando che due dei pochi dipinti ad oggi conosciuti di questo pittore si trovano, dalla data della loro realizzazione, collocati nel Duomo della mia città natale, Foligno. Quando la Professoressa Migliorati mi propose di fare una tesi su di lui, dicendomi che non esisteva nessuna pubblicazione riguardante quest’artista, e che con molta probabilità avrei trovato poche notizie archivistiche, accettai, e presi questa ricerca come una sfida, che dovevo assolutamente vincere. Come previsto, le ricerche archivistiche da me condotte nei maggiori archivi di Foligno, Assisi, Bastia, Perugia e Roma hanno dato pochi frutti, e poche sono state le notizie inedite da me trovate su questo autore. Dico inedite poichØ, essendo stato Trabalza un allievo di Jean Baptiste Wicar, già nel 2002 Fedora Boco, nella sua pubblicazione “Da Lille a Roma: Jean Baptiste Wicar e l’Italia”, trattando dell’ultima commissione del Wicar prima della sua morte - un Battesimo di Cristo collocato nel Duomo di Foligno -, aveva dovuto necessariamente parlare anche di Trabalza, giacchØ fu lui, per volontà testamentaria dello stesso Wicar, a portare a termine questo dipinto. Il libro della Boco è stato per me un buon punto d’inizio, insieme al breve excursus vitae tracciato dalla mia relatrice e pubblicato nel volume “Pittori Umbri dell’Ottocento - Dizionario e Atlante” del 2006. Rispetto a queste due pubblicazioni sulla vita artistica di questo pittore di rilevante ho trovato solo che lavorò anche a Bastia, nella chiesa di Santa Croce, dove lasciò un Battesimo di Gesø: questa scoperta non è stata supportata di fatto da nessun rinvenimento archivistico, ed è solo grazie al libro di Antonio Cristofani, “Storia della Bastia Umbra” del 1872, che si deve l’attribuzione di questo quadro al Trabalza. Certo è che, benchè le notizie archivistiche siano state alquanto misere, Trabalza non dovette essere un pittore mediocre se arrivò addirittura ad avere, prima della sua prematura morte avvenuta nel 1842 a soli 38 anni, un incarico per la decorazione di un soffitto dell’Anticamera del Casino Nobile di Villa Torlonia a Roma, proprietà del mecenate romano Alessandro Torlonia, incarico che gli permise di lavorare a fianco a fianco ad illustri pittori di storia dell’ambiente romano, quali Francesco Podesti e Francesco Coghetti, per citare i piø famosi.

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Federica Ragni Contatta »

Composta da 99 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.