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Spiriti ribelli - Spiritismo e scienze occulte nella Letteratura tra Otto e Novecento

Informazioni tesi

  Autore: Danilo Paiardini
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Riccardo Castellana
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 59

La maggioranza dei ragazzi (e non solo) in tempi a noi vicini ha sperimentato almeno una volta nella vita il rito della seduta spiritica, anche se solo per passare una serata diversa e per provare qualche innocuo brivido. Molti registi e scrittori moderni hanno usato l’espediente della seduta spiritica per creare opere commerciali, solitamente horror o thriller, ricche di mistero e suspense. Infine, anche chi non ha mai preso parte all’evocazione degli spiriti sa di che si tratta, ne conosce grosso modo i meccanismi. La seduta spiritica fa parte insomma del nostro immaginario collettivo, anche se svuotata generalmente dei suoi contenuti religiosi o comunque catalogata come gioco in qualche modo pericoloso, senza sapere da dove ne derivi la pericolosità. Ma quando nasce la pratica della seduta spiritica? Cosa significò all’epoca? Quali implicazioni nascondeva? E come fu accolta dall’immaginario e dal pensiero degli scrittori? Queste sono a grandi linee le domande alle quali con questa tesi si vuole rispondere, naturalmente prestando particolare attenzione ai suoi risvolti culturali ed artistici. Se oggi, in una società per gran parte secolarizzata, dominata dalla scienza e dalla tecnologia, dove spiriti e santi esistono solo in televisione, non desta gran che interesse l’evocazione delle anime dei defunti; si pensi invece che impatto deve aver avuto il neo-nato spiritismo ad inizio secolo, nel momento in cui la scienza tanto celebrata non riusciva a dare risposte razionali e definitive a molti dei fenomeni paranormali. La nuova religione che dimostrava concretamente l’esistenza dell’aldilà divenne quindi rifugio per varie categorie di persone, come i credenti scontenti dei rigidi dogmi ecclesiastici e delle politiche della Chiesa, gli agnostici dalla spiritualità repressa e gli scienziati sconfitti dall’evidenza dei fatti. Quando il tavolo tripode fece il suo ingresso nella maggioranza dei salotti dell’epoca, fu inevitabile che gli scrittori ne prendessero atto e vi prestassero la loro attenzione. Ed è così che nella storia della letteratura occidentale appaiono per la prima volta le sedute spiritiche. A distanza di decenni la loro rappresentazione può considerarsi come un vero e proprio tema letterario, sebbene non esistano saggi dedicati all’argomento, se non in riferimento a singoli autori. Anche per questo motivo si è deciso di approfondirne la ricerca, raccolta in questa tesi.

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3 Prefazione La tesi che qui di seguito propongo s’inserisce nel lungo filone di studi sulla crisi della società borghese negli anni a cavallo tra il XIX e il XX secolo, dunque dei suoi riflessi in letteratura con il Naturalismo, e del il più ampio concetto di Positivismo. Se l’argomento è vecchio e sostanzialmente accertato, qui si vuole arrivare alle conclusioni già note attraverso l’analisi di un fenomeno, serpeggiante in quegli anni, e di fatto non approfondito da questo punto di vista. Insomma, si vuole qui dimostrare come lo spiritismo moderno e la sua ampia diffusione (nonché altre dottrine come la teosofia o l’antroposofia) rappresentino un sintomo, o comunque testimonino il passaggio dalla fede nella scienza al rinnovato bisogno d’irrazionale. In effetti, questo “nuovo incidente dell’Umanità”, come lo chiamava il conte Villiers de Lisle-Adam, andava incontro ad un bisogno di soprannaturale quasi universalmente diffusosi nella seconda metà dell’Ottocento, in tutti i ceti sociali, come inconfessata reazione al materialismo positivista. Verrà dunque descritta la genesi e la capillare diffusione in Occidente dei nuovi fenomeni occulti, per analizzare poi come questi abbiano influito sugli scrittori europei, all’inizio più cautamente, successivamente divenendo un vero e proprio tema letterario. Infine, verranno confrontati i vari modi di trattare lo spiritismo e le manifestazioni spiritiche da parte di diversi autori, nonché il loro rapporto personale con questi fenomeni, se cioè questi vengono utilizzati solo come tema in quanto fenomeno di moda, o se sussiste un legame più stretto, cioè una sostanziale fede, tra autore e fenomeno. Un capitolo a parte verrà dedicato a due autori italiani, Capuana e Pirandello, per il largo impiego di queste tematiche nelle loro opere e per aspetti di particolare rilievo anche in campo di teoria della creazione artistica. A un secolo di distanza, credo quindi che sia importante fare luce (almeno in campo letterario) su un fenomeno che in definitiva si è caratterizzato come un vero e proprio fenomeno di massa, e nonostante ciò preso poco in considerazione da critici e studiosi, soprattutto, in Italia, a causa di quella sorta di censura ideologica che Croce e la storiografia crociana hanno tramandato nei confronti di molti aspetti della cultura e del pensiero a loro giudizio eccentrici rispetto alle manifestazioni della cultura “alta”. Mentre nello stesso periodo, il più accorto psichiatra Enrico Morselli, nel suo saggio Psicologia e “spiritismo” (1908), affermava: «Siamo dunque di fronte ad un avvenimento importantissimo di psicologia sociale che deve colpire l’attenzione anche dei meno veggenti; che deve anche preoccuparsi per le sorti della Civiltà avvenire, qualunque sia il nostro modo di pensare» 1 . 1 L.Capuana, Mondo occulto, Edizioni del Prisma, Catania 1995, p.12.

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