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Tecniche di analgesia loco-regionale in travaglio di parto: stato dell’arte e valutazione dell’outcome materno-fetale

Informazioni tesi

  Autore: Giovanni Milone
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Medicina e Chirurgia
  Relatore: Ambrogio Sansone
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 109

Quando si parla di analgesia nel travaglio di parto ci si riferisce comunemente alla cosiddetta analgesia epidurale (o peridurale).
Questo tipo di analgesia permette oggi a molte donne di vivere più serenamente il travaglio di parto e di essere ancora più partecipi del meraviglioso momento che stanno vivendo. La analgesia epidurale è oggi una tecnica sufficientemente sicura, utilizzata nella routine, anche se spesso pregiudizi e scarsa conoscenza (specialmente da parte delle gestanti) ne impediscono una diffusione ancora più grande.

Effetti
L'effetto della analgesia epidurale è quello di abolire totalmente i dolori del travaglio. La donna può quindi rilassarsi, addirittura dormire, perchè non avverte più dolore. Le contrazioni vengono avvertite solo come sensazione di indurimento della pancia. Allo stesso tempo la paziente non è anestetizzata e quindi, ad esempio, riesce a muovere le gambe.
Durante il parto, e nei momenti che lo precedono, il livello di analgesia viene leggermente diminuito, per permettere alla donna di avvertire meglio le contrazioni e quindi di spingere meglio.
Nell'immediato post-partum se necessitano punti di sutura può di nuovo essere aumentato per garantire il massimo dell'efficacia.
Nel caso necessitasse l'esecuzione del Taglio Cesareo l'analgesia viene aumentata garantendo una vera e propria anestesia locale.

Quando deve essere eseguita
L'analgesia deve essere eseguita quando il travaglio di parto è sicuramente cominciato: si effettua quindi con una dilatazione della cervice uterina di circa 3-4 cm, con la parte fetale presentata in via di impegno o impegnata ed in presenza di valide e ritmiche contrazioni uterine.

Modalità di esecuzione
La prima cosa che viene effettuata è una piccola anestesia locale nella sede della successiva epidurale. La sede dove viene effettuata è al centro della schiena in corrispondenza del margine superiore delle ossa iliache.
Una volta che la zona è insensibile, si procede all'epidurale vera e propria che consiste nell'introduzione, tramite un ago molto sottile, di un piccolo sondino (poco più che una lenza da pesca come spessore) nel cosiddetto spazio epidurale, e la somministrazione, tramite esso, di farmaci anestetici nello spazio stesso.
La procedura è praticamente indolore e non provoca particolari fastidi.
La somministrazione di farmaci viene poi periodicamente rinnovata, senza il minimo disturbo per la paziente, tramite il sondino.

Controindicazioni
Le controindicazioni a questo tipo di analgesia sono infezioni nell'area di esecuzione dell'analgesia, malattie della coagulazione, allergia ai farmaci che devono essere utilizzati. Altre controindicazioni (talora però superabili a seconda del caso) sono gravi patologie discali della colonna, scoliosi, emicrania o cefalea ricorrente.

Rischi
Attualmente, se la analgesia viene effettuata in centri idonei e con provata esperienza, presenta rischi molto bassi sia per la madre che per il nascituro. Sono descritti rari casi di emicrania ed anora più rari casi di lesione midollare o di emorragia con compressione midollare. Fortunatamente la frequenza di tali eventi è così bassa da poter considerare oggi la tecnica sicura e affidabile così da poterla proporre alle gestanti in travaglio di parto, come tecnica di routine.
I rischi fetali sono molto bassi: l'anestetico rimane nello spazio epidurale e quindi non raggiunge il feto. Unico problema relativo può essere una minore capacità della donna di spingere che può portare, anche se raramente, all'uso della ventosa.

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3 INTRODUZIONE Il travaglio di parto è un complesso di processi che ha lo scopo di determinare, alla fine della gravidanza, l‟espulsione del feto e dei suoi annessi dall‟organismo materno. Componente inscindibile del travaglio di parto è il dolore. Ma che cosa è il dolore? L‟Associazione Internazionale per lo Studio del Dolore (IASP), nel 1986, definì il dolore come “esperienza emotiva e sensoriale spiacevole associata ad un danno tissutale in atto o potenziale, o descritta in termini di tale danno”. Ovviamente esiste una enorme differenza tra vissuto in corso di dolore acuto da qualsivoglia eziopatogenesi e dolore acuto in corso di travaglio di parto, poiché in quest‟ultimo sono diverse le esperienze emozionali e diverse le aspettative. Secondo Melzack (1984) il dolore in travaglio di parto è probabilmente l‟evento più penoso nella vita di una donna. La percezione del dolore da parto varia da paziente a paziente: il 61% delle donne lo definisce da severo a insopportabile, mentre nessuna primipara lo definisce moderato. Anche se alcune donne dicono di ricavare una grande gratificazione e conferma delle proprie competenze se vivono il travaglio e il parto al riparo da ogni medicalizzazione, per la maggior parte di esse rappresenta un evento fortemente

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