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Ultras e mass media. Aggressività simbolica e violenza: una ricerca sui quotidiani

Informazioni tesi

  Autore: Raffaele Nizzero
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Alberta Contarello
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 132

L’attenzione prestata al gioco del calcio appare motivata, oltre che dall’alto fatturato economico che l’industria-calcio riesce a creare, dall’emergere di problemi di ordine pubblico connessi allo svolgersi dei campionati nazionali e internazionali.
Il gioco del calcio in Italia è espressione di interessi economici e dinamiche psicosociali che condizionano sia le modalità di fruizione dello spettacolo mass-mediatico, sia le modalità di partecipazione diretta all’evento stesso da parte del pubblico. Esso non è solo un’attività sportiva e presenta dunque connotati non facili da ricondurre a schemi concettuali ed interpretativi validi per lo sport in generale. Da una parte, la ''spettacolarizzazione'' dello sport nella società dei consumi sembra ormai aver definitivamente assimilato lo sport all’industria dello spettacolo, riducendolo a puro oggetto di consumo per le masse. Dall’altra, il ruolo autonomo degli spettatori dello spettacolo sportivo, fatto di rituali complessi in cui sono celebrate le metafore dominanti della vita sociale, fanno del calcio di oggi uno sport in cui convergono tendenze conflittuali della società, che possono così in esso essere anticipate, radicalizzate e rese teatrali.
Le cause della violenza negli stadi sono di difficile attribuzione: sono della società i cui giovani non sono altro che lo specchio della violenza quotidiana, dei calciatori che esasperano gli animi dei tifosi con falli e comportamenti scorretti, del calcio diventato un grande business, delle società sportive che concedono agevolazioni sui biglietti ai gruppi ultras (salvo poi dichiarare dopo eventuali incidenti di non aver con essi nessun tipo di rapporto), dei giornalisti che troppo spesso parlano di calcio come se fosse una guerra, una battaglia in cui l’imperativo è vincere per difendere il proprio onore, delle forze dell’ordine che militarizzando gli stadi hanno creato ulteriore tensione o della televisione che ha allontanato dagli stadi le famiglie e le persone “normali”?
Per inquadrare il problema da un punto di vista psicosociale, è importante evidenziare la complessità del fenomeno, i cui attori non hanno solo colpe o responsabilità. Nel gioco del calcio, infatti, dai calciatori all’arbitro, dai tifosi agli ultras, dai dirigenti ai giornalisti fino alle forze dell’ordine, sono tutti attori sociali che all’interno di una cornice simbolica (lo stadio) interpretano e reinterpretano i significati e le regole del proprio agire. Essi contribuiscono con la loro azione a definire una cornice che deve essere compresa nelle sue dinamiche più profonde. Il presente lavoro emerge dalla necessità di affrontare il fenomeno prestando attenzione, non solo all’evoluzione del tifo calcistico nella società ma anche alle dinamiche psicosociali del gruppo ultras, fino ad arrivare attraverso una ricerca ad analizzare le ''immagini'' che caratterizzano la visione del fenomeno attraverso i resoconti forniti dai giornali.

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3 Violenza e ultras, quale livello d'analisi? L’attenzione prestata al gioco del calcio appare motivata, oltre che dall’alto fatturato economico che l’industria-calcio riesce a creare, dall’emergere di problemi di ordine pubblico connessi allo svolgersi dei campionati nazionali e internazionali. Il gioco del calcio in Italia è espressione di interessi economici e dinamiche psicosociali che condizionano sia le modalità di fruizione dello spettacolo mass- mediatico, sia le modalità di partecipazione diretta all’evento stesso da parte del pubblico. Esso non è solo un’attività sportiva e presenta dunque connotati non facili da ricondurre a schemi concettuali ed interpretativi validi per lo sport in generale. Da una parte, la "spettacolarizzazione" dello sport nella società dei consumi sembra ormai aver definitivamente assimilato lo sport all’industria dello spettacolo, riducendolo a puro oggetto di consumo per le masse (Baudrillard, 1976). Dall’altra, il ruolo autonomo degli spettatori dello spettacolo sportivo, fatto di rituali complessi in cui sono celebrate le metafore dominanti della vita sociale, fanno del calcio di oggi uno sport in cui convergono tendenze conflittuali della società, che possono così in esso essere anticipate, radicalizzate e rese teatrali (Dal Lago, Moscati, 1992). Le cause della violenza negli stadi sono di difficile attribuzione: sono della società i cui giovani non sono altro che lo specchio della violenza quotidiana, dei calciatori che esasperano gli animi dei tifosi con falli e comportamenti scorretti, del calcio diventato un grande business, delle società sportive che concedono agevolazioni sui biglietti ai gruppi ultras (salvo poi dichiarare dopo eventuali incidenti di non aver con essi nessun tipo di rapporto), dei giornalisti che troppo

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