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Dal teatro di varietà al varietà televisivo - Il ruolo dell’autore. Due programmi a confronto: “Doppia coppia” (1969) e “Stasera pago io…” (2001).

L’esperienza televisiva ha suggerito sin dagli inizi, una serie di riflessioni teoriche, che hanno iniziato a delineare una sorta di possibile estetica della televisione. Rimanendo fedeli ad una terminologia concreta e basilare, in questa tesi si preferisce parlare di analisi tecnico-formali condotte sul solo varietà televisivo e di conseguenti, riconoscibili, poetiche riconducibili alla televisione in generale.
Di fronte al fenomeno televisivo del varietà ed alle strutture operative che mette in opera, sarà dunque interessante esaminare l’apporto che l’esperienza di produzione televisiva può dare alla riflessione estetica, sia a titolo di riconferma di posizioni già assodate, sia come stimolo ad allargare e ridimensionare certe definizioni teoriche.
La televisione nell’assolvere alla sua funzione primordiale da sempre riconosciutale, ovvero la funzione comunicatrice (e di informazione), sconfina continuamente nella creazione d’arte, mantenendo sempre il potere di ingigantire anche il più piccolo dettaglio. In questa ricerca si intende sviluppare un’idea in cui, la dimensione artistica ed estetica intervengano fattivamente nelle dinamiche televisive e nelle operazioni specifiche che caratterizzano il fenomeno televisivo detto “spettacolo di Varietà”.
Sinteticamente, lo spettacolo di varietà risponde ad un fine ricreativo, di diletto, di intrattenimento, dunque rallegra, diverte, procura benessere, giova a coloro che vi si accostano. Ma non tutti sanno che, prima di approdare in televisione, questa forma di spettacolo leggero ha attraversato delle fasi storiche e culturali importantissime, meritevoli di uno studio ed un’analisi meticolose, in quanto specchio culturale della nostra società. Il varietà è un genere artistico che deriva direttamente dal teatro, un teatro che con i suoi sviluppi nell’avanspettacolo, nella rivista e nella commedia musicale, conserva radici culturali autorevoli, nonostante in alcune fasi, esso sia stato relegato in un angolo, e considerato, rispetto ad altri generi teatrali, minoritario e “popolare”.

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Introduzione 1 Introduzione L’esperienza televisiva ha suggerito sin dagli inizi, una serie di riflessioni teoriche, che hanno iniziato a delineare una sorta di possibile estetica della televisione. Rimanendo fedeli ad una terminologia concreta e basilare, in questa tesi si preferisce parlare di analisi tecnico-formali condotte sul solo varietà televisivo e di conseguenti, riconoscibili, poetiche riconducibili alla televisione in generale. Di fronte al fenomeno televisivo del varietà ed alle strutture operative che mette in opera, sarà dunque interessante esaminare l’apporto che l’esperienza di produzione televisiva può dare alla riflessione estetica, sia a titolo di riconferma di posizioni già assodate, sia come stimolo ad allargare e ridimensionare certe definizioni teoriche. La televisione nell’assolvere alla sua funzione primordiale da sempre riconosciutale, ovvero la funzione comunicatrice (e di informazione), sconfina continuamente nella creazione d’arte, mantenendo sempre il potere di ingigantire anche il più piccolo dettaglio. In questa ricerca si intende sviluppare un’idea in cui, la dimensione artistica ed estetica intervengano fattivamente nelle dinamiche televisive e nelle operazioni specifiche che caratterizzano il fenomeno televisivo detto “spettacolo di Varietà”. Sinteticamente, lo spettacolo di varietà risponde ad un fine ricreativo, di diletto, di intrattenimento, dunque rallegra, diverte, procura benessere, giova a coloro che vi si accostano. Ma non tutti sanno che, prima di approdare in televisione, questa forma di spettacolo leggero ha attraversato delle fasi storiche e culturali importantissime, meritevoli di uno studio ed un’analisi meticolose, in quanto specchio culturale della nostra società. Il varietà è un genere artistico che deriva direttamente dal teatro, un teatro che con i suoi sviluppi nell’avanspettacolo, nella rivista e nella commedia musicale, conserva radici culturali autorevoli, nonostante in alcune fasi, esso sia stato relegato in un angolo, e considerato, rispetto ad altri generi teatrali, minoritario e “popolare”. Il periodo storico che ha visto fiorire e crescere il varietà e che ha visto riconosciutogli da parte del pubblico, la sua portata artistica e culturale è quello che va dall’ultimo decennio dell’Ottocento fino agli anni Sessanta del secolo successivo. È esistito dunque, un breve periodo in cui teatro di varietà e varietà televisivo hanno convissuto, anche se quest’ultimo stava già iniziando a surclassare il primo. Dagli studi storici svolti nella prima parte della tesi, emergerà come il varietà in senso stretto rappresenti il naturale sviluppo artistico e la forma di arricchimento economico del caffè-concerto, che col primo Novecento diventerà a tutti gli effetti un genere teatrale. È proprio nei primi decenni

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Simona Palermo Contatta »

Composta da 231 pagine.

 

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