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Verifica della funzionalità di un impianto di trattamento di reflui urbani con rimozione biologica dei nutrienti

Informazioni tesi

  Autore: Benedetto Mirko D'Antoni
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Ingegneria
  Corso: Ingegneria civile e ambientale
  Relatore: Michele Torregrossa
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 205

Negli impianti convenzionali a fanghi attivi, la presenza delle schiume biologiche è da attribuire alla presenza di batteri filamentosi foam-former in quantità eccessiva, che si caratterizzano per avere una parete cellulare altamente idrofobica. Il loro sovrannumero fa si che essi escano dai fiocchi avvolgendoli, e rendendoli idrofobici, fanno si che essi possano attaccarsi alle bolle d’aria generate dal sistema di aerazione flottando in superficie, dove accumulandosi formano una coltre di schiuma spessa e stabile.
In questa tesi di laurea vengono affrontate le maggiori problematiche che si riscontrano negli impianti a fanghi attivi.
Il lavoro svolto è stato finalizzato allo studio del processo biologico, condotto nel periodo Ottobre 2010 – Giugno 2011, nell’impianto di depurazione delle acque reflue di Carini.
Per valutare la formazione di schiume nel reattore biologico sono state svolte prove, sul campo, di sedimentabilità , di tracciamento della percentuale di ricoprimento delle schiume e di determinazione della concentrazione di ossigeno.
Il calcolo dell’età del fango, effettuato per ogni giorno di osservazione delle schiume, è stato utile per valutarne l’incidenza con la formazione delle schiume stesse. Contemporaneamente è stata valutata la potenzialità dell’impianto in termini di abitanti equivalenti, in modo tale da avere un riscontro con le varie fasi di esercizio che sono state riscontrate all’impianto.
I campioni di mixed liquor, prelevati nella sezione finale della vasca a fanghi attivi, sono stati portati in laboratorio per valutare la concentrazione di SST (solidi sospesi totali), SSV (solidi sospesi volatili) e dello SVI (indice di Mohlman).
Sempre in laboratorio, tramite colorazione chimica, è stata svolta un’indagine microscopica per il riconoscimento e la valutazione dei batteri filamentosi idrofobici.
Tale studio è stato utile per determinare se la presenza di batteri filamentosi abbia contribuito alla formazione di schiume biologiche e/o al peggioramento delle caratteristiche di sedimentabilità del fango.
In seguito , tramite i dati delle analisi di campionamento, è stato possibile tracciare gli andamenti dei principali inquinanti e della portata influente.
Con i dati, riferiti a campionamenti interni, si è valutato il rendimento e la capacità di nitrificazione. Con le analisi delle concentrazioni in ingresso e uscita, è stata calcolata l’efficienza depurativa dell’impianto, andando a determinare le percentuali di abbattimento per i vari inquinanti.
L’ultima analisi affrontata consiste nella determinazione della capacità depurativa residua con il metodo tradizionale, che tiene conto solo del carico organico relativo al BOD5.

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Introduzione 1 Introduzione Negli impianti convenzionali a fanghi attivi, la presenza delle schiume biologiche è da attribuire alla presenza di batteri filamentosi foam-former in quantità eccessiva, che si caratterizzano per avere una parete cellulare altamente idrofobica. Il loro sovrannumero fa si che essi escano dai fiocchi avvolgendoli, e rendendoli idrofobici, fanno si che essi possano attaccarsi alle bolle d’aria generate dal sistema di aerazione flottando in superficie, dove accumulandosi formano una coltre di schiuma spessa e stabile. In questa tesi di laurea vengono affrontate le maggiori problematiche che si riscontrano negli impianti a fanghi attivi. Il lavoro svolto è stato finalizzato allo studio del processo biologico, condotto nel periodo Ottobre 2010 – Giugno 2011, nell’impianto di depurazione delle acque reflue di Carini. Per valutare la formazione di schiume nel reattore biologico sono state svolte prove, sul campo, di sedimentabilità , di tracciamento della percentuale di ricoprimento delle schiume e di determinazione della concentrazione di ossigeno. Il calcolo dell’età del fango, effettuato per ogni giorno di osservazione delle schiume, è stato utile per valutarne l’incidenza con la formazione delle schiume stesse. Contemporaneamente è stata valutata la potenzialità dell’impianto in termini di abitanti equivalenti, in modo tale da avere un riscontro con le varie fasi di esercizio che sono state riscontrate all’impianto. I campioni di mixed liquor, prelevati nella sezione finale della vasca a fanghi attivi, sono stati portati in laboratorio per valutare la concentrazione di SST (solidi sospesi totali), SSV (solidi sospesi volatili) e dello SVI (indice di Mohlman). Sempre in laboratorio, tramite colorazione chimica, è stata svolta un’indagine microscopica per il riconoscimento e la valutazione dei batteri filamentosi idrofobici. Tale studio è stato utile per determinare se la presenza di batteri filamentosi abbia contribuito alla formazione di schiume biologiche e/o al peggioramento delle caratteristiche di sedimentabilità del fango. In seguito , tramite i dati delle analisi di campionamento, è stato possibile tracciare gli andamenti dei principali inquinanti e della portata influente. Con i dati, riferiti a campionamenti interni, si è valutato il rendimento e la capacità di nitrificazione. Con le analisi delle concentrazioni in ingresso e uscita, è stata calcolata

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Parole chiave

acque reflue
fanghi attivi
età del fango
processo di nitrificazione
processo di denitrificazione
cinetiche di rimozione
biomassa eterotrofa
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sostanze polimeriche
bulking
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