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Conciliazione e Arbitrato alla luce del Collegato Lavoro (lg. 183/2010)

I bisogni delle persone fisiche e giuridiche impegnate nel mondo del lavoro sono cambiati negli ultimi dieci anni. Si è compreso quanto sia preferibile l’utilizzo di meccanismi di risoluzione delle controversie rapidi, concreti e poco costosi, piuttosto che battersi per anni e spendere considerevoli somme di denaro in dispute giudiziarie davanti ai Tribunali.
I sistemi di risoluzione alternativa delle controversie, analizzati fino ad ora affiancano il processo giudiziario strettamente considerato.
Unico dubbio in merito a tali rimedi è se concretamente essi raggiungono lo scopo prefissato dal legislatore, cioè quello di alleggerire il carico dei giudici, già eccessivamente oberati; ci si chiede se le modifiche apportate dal Collegato Lavoro, il quale ricordiamo ha portato la conciliazione da obbligatoria a facoltativa, porti realmente ad una deflazione dello giudizio ordinario o piuttosto ad un definitivo abbandono del tentativo di conciliazione.
Occorre precisare che la vecchia disposizione che prevedeva l’obbligatorietà del tentativo di conciliazione non ha certamente raggiunto i risultati sperati questo perché per alcuni tale strumento era solo un passaggio obbligatorio e non un’opportunità per trovare un concreto accordo tra le parti, questo dovuto anche al fatto, secondo il mio modesto parere, che per la controparte, la quale si vedeva ricevere una conciliazione, non vi era alcun obbligo ad aderire o partecipare in modo attivo, come ad esempio l’istituto della contumacia nell’ambito della giurisdizione ordinaria; per altri esso è stato uno strumento fondamentale che ha avuto la funzione di filtro al giudizio di primo grado.

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PREFAZIONE Il 3 marzo 2010 veniva approvato il Decreto legge n. 116/b, recante “deroghe al governo in materia di lavori usuranti”, servizi per l’impiego, congedi, aspettative, nonché misure contro il lavoro sommerso e disposizioni in tema di lavoro pubblico e le controversie di lavoro. Le nuove norme sono state discusse per oltre due anni, prima della loro approvazione, con un iter legislativo che ha portato importanti e significativi cambiamenti. Lo stesso Presidente della Repubblica prima della sua promulgazione aveva rinviato il testo alle camere in quanto riteneva necessario assicurare la volontarietà dell’arbitrato e l’adeguata tutela del contraente debole, cioè il lavoratore. La preoccupazione del Presidente si soffermava sulla possibilità, prevista dell’art 31 comma 9 del disegno di legge, di apporre già nel contratto di lavoro la clausola compromissoria; il timore consisteva nel fatto che in questa specifica fase di costituzione del contratto di lavoro, il lavoratore si trova nella posizione di maggior debolezza rispetto al datore di lavoro. Il problema è stato risolto da parte del legislatore precisando che la clausola compromissoria non può essere pattuita e sottoscritta prima della conclusione del periodo di prova, o, in mancanza, prima che siano trascorsi almeno trenta giorni dalla data di stipulazione del contratto di lavoro. 3

Tesi di Master

Autore: Demelzia Cardellicchio Contatta »

Composta da 57 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.