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Il terzapaginese dal 1876 ad oggi: il caso del "Corriere della Sera"

Informazioni tesi

  Autore: Manuela Intrieri
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Maria Catricalà
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 218

La tesi vuole studiare i cambiamenti linguistici che hanno investito nel corso del tempo le pagine culturali del “Corriere della Sera”. Si tratta di un linguaggio specifico, definito da Tullio De Mauro “terzapaginese”, ed è una varietà del repertorio giornalistico compresa tra un’area d’uso che oscilla, a livello diamesico, fra lo scritto e il parlato, e, a livello diafasico, fra una lingua definibile della lezione e una della conversazione.
L’analisi è dunque stata svolta lungo due assi, uno che definisce la differenziazione della lingua a seconda della natura del messaggio (scritto-parlato) e l’altro che delinea, invece, il contesto (lezione-conversazione) e permette così di individuare anche le finalità della comunicazione. La ricerca si è basata allora sull’individuazione, nei testi presi come campione, di tratti linguistici che identificassero ciascuno dei quattro estremi di tali assi (scritto-parlato, lezione-conversazione).
L’analisi linguistica è stata svolta su un corpus di 14 articoli pubblicati sulle pagine culturali del “Corriere della Sera”, così suddivisi: due trafiletti del 1876, un articolo del 1905, due testi del 1926, tre pezzi del 1956, cinque articoli del 1975 e due del 2007.
L’ipotesi da cui siamo partiti era volta a dimostrare che, a livello diamesico, la presenza di tratti linguistici arcaici tendesse a ridursi diacronicamente a favore delle peculiarità specifiche dell’italiano parlato. A livello diafasico, invece, abbiamo ipotizzato che forme linguistiche formali e tipiche del contesto educativo della lezione, lasciassero gradualmente il posto allo stile informale della conversazione e a scopi più comunicativi e informativi.
L’analisi linguistica ha confermato entrambe le ipotesi di partenza. Infatti, possiamo affermare che le pagine culturali hanno modificato, con il passare del tempo, le proprie caratteristiche linguistiche e, di pari passo, anche le proprie finalità.
Se in passato il terzapaginese era caratterizzato dalla formalità e presentava scopi prettamente didattici e legati alla volontà di diffondere la cultura presso i lettori, in anni più recenti queste peculiarità sembrano esser state abbandonate lasciando spazio ad un linguaggio più informale e legato a finalità di informazione e comunicative, quando non addirittura pubblicitarie.

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5 Introduzione “Oggi la “Terza Pagina” è una istituzione: i lettori l'aspettano con desiderio ogni giorno; per molti di essi, è la più gradevole. Avuta l'idea chiamai a raccolta scrittori piacevoli, agili, brillanti, e altri severi, chiusi nella loro dottrina: stimolai storici filosofi e scienziati ad uscire dalle ombre universitarie ed accademiche, a partecipare alla vita squillante di un giornale moderno, che ambiva diventare strumento di elevate competizioni anche erudite. Alla mia esortazione, che parve poco meno che temeraria, repugnarono da principio i togati scrittori stretti alle loro severe e pacate consuetudini e adusati a collaborare solamente in autorevoli Riviste, come la “Nuova Antologia”, l' “Archivio storico italiano”, la “Rassegna Nazionale”, la “Civiltà Cattolica”. Ma poi arrivarono insperati consensi. Primo e volenteroso e accolto con gioia, quello di Alessandro D'Ancona dell'Ateneo e della Scuola Normale di Pisa”. Con queste parole apparse sulla ―Nuova Antologia‖ del novembre 1955, Alberto Bergamini, primo direttore del ―Giornale d‘Italia‖, descrive la Terza pagina, lo spazio culturale da lui ideato che ha visto la luce l‘11 dicembre del 1901 nella pagina numero tre del suo quotidiano. Un‘intuizione felice che ha dato vita a un vero e proprio simbolo del giornalismo italiano. Per molto tempo l‘informazione culturale è vissuta e si è rispecchiata nella Terza pagina. Questo spazio ha ospitato le più belle righe di scrittori e critici, impegnati a scrivere pezzi ineccepibili dal punto di vista della forma, tanto da conferire alla pagina culturale l‘appellativo di ―palestra del bello scrivere‖. Ma oggi, dov‘è finita la Terza? I grandi cambiamenti che l‘hanno investita, hanno causato la sua frantumazione e lo spostamento

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