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Neurofenomenologia: il fenomeno del neurone

L’importanza dell’epistemologia coinvolge non solo l’approccio scientifico, ma il nostro personale metterci in rapporto con la realtà. Nella fenomenologia di ogni essere vivente, la realtà risulta definita dal modo soggettivo di entrarvi in rapporto e, in modo sempre più vivido, l’uomo percepisce ogni conoscenza come il risultato di un’interpretazione, motivo per cui il metodo scientifico assume sempre maggiori responsabilità nella fermezza delle risposte che è in grado di fornire.
Essendo allora la realtà essenzialmente definibile in termini di rapporto, in che rapporto siamo con essa? Come ci rapportiamo al rapporto? Quali convinzioni ci guidano nel discernimento della nostra esistenza e a quali modelli inconsapevoli di riferimento ci affidiamo per orientarci in questo ‘relativismo assoluto’?
La liceità che riguarda la concezione che l’uomo ha della realtà –e cioè di sé medesimo, in quanto primo ‘luogo’ del suo svelarsi- ha da sempre determinato le domande con cui egli fosse capace di affrontarla – e quindi di affrontare la propria condizione esistenziale. Per questo l’epistemologia si impone, oggi, come arte del rapporto così come definito dal conoscere la conoscenza in atto, ossia dal conoscere il conoscere stesso.
I riferimenti culturali di ogni epoca influenzano, insieme al vissuto soggettivo, le domande di quell’epoca; l’Occidente si trova all’unanimità dei suoi diversi saperi nella sfida di comprendere cosa coscienza significhi. Perciò, con quali strumenti può oggi l’Occidente affrontare l’enigmatico problema che da sempre, in diverse culture –nondimeno in quella europea- accende l’uomo di scienza quanto quello di poesia? Cosa, dopo secoli di cultura, rimane di fecondo in materia, e cosa va invece trasformato?
Queste sono le domande che hanno motivato nel profondo gli autori nel loro lavoro e che hanno guidato personalmente me nella stesura di questa tesi. L’approccio neurofenomenologico, come spiegherò, consente la forma più sincretica e trasversale capace di combinare descrizione scientifica e metodo fenomenologico, formulando un metodo in grado di eludere se stesso e i suoi limiti; un metodo insomma, in grado di fornire nuove possibilità al sapere filosofico e scientifico, e perché no, una rinnovata simbiosi fra le due.

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5 1) NEURO-FENOMENOLOGIA, I TERMINI FONDAMENTALI 1.1) La risposta di H. Maturana e F. Varela al «problema difficile» Quando gli strumenti per conoscere un dato argomento non sono sufficienti o sono mal interpretati, oppure, nel caso più fortunato, quando non vi sono più ragioni logiche in grado di sostenere un dato argomento, ecco che ci si imbatte in un paradosso. Entrare in paradosso cioè, oltre a significare l‟entrare in contraddizione („andare in contro senso‟), oppure ritorcere un significato contro se stesso, può rappresentare la scoperta di un limite, un confine non ancora considerato in cui la funzione che si riteneva in grado di sostenere ciò che si era creduto diviene critica. Per lo più una funzione che da x va in y sembra rivoltarsi in un frattale di concatenazioni in cui non è più possibile specificare se è x→y oppure y→x. In altri termini, nel paradosso la ragione può trovare l'occasione ideale per „studiarsi‟ e vivere consapevolmente le certezze e le convinzioni aprioristiche che sostengono il suo operare. La sua ineludibile ragionevolezza è il suo valore, poiché una conclusione apparentemente inaccettabile sorge da un procedere rigoroso e logico, ossia da un‟inferenza affidabile (esemplificativi a riguardo i paradossi logici, matematici e fisici) 2 . Nell' „epistemologia applicata‟ descritta dagli autori diviene indispensabile, quindi, notare la caratteristica paradossale di un soggetto intento nell'osservare l'agire di se stesso, in uno scambio equivoco tra soggetto e oggetto che si perde in perfide sfumature. Nella conoscenza del conoscere il paradosso attiene al fatto stesso di generare un argomento qualsiasi, nell‟intento di analisi del proprio stesso analizzare e quindi indipendentemente dal contenuto dell'argomento. In discussione risulta essere lo stesso addurre argomenti, lo stesso argomentare, la stessa attribuzione di significato. Tuttavia, la natura auto-coscienziale del conoscere non può essere sostenuta: auto- coscienza infatti pre-suppone l‟esistenza di un soggetto che invece, in un esame accorto del fare conoscenza, si dissolve nella propria natura auto-ricorsiva. Più precisamente, il termine «auto-coscienza» reintroduce l‟elemento critico -il soggetto- facendolo sfuggire all‟atto di analisi. Per quanto sia vero che più un soggetto, negandosi nel tentativo di riduzione, si stia affermando, in quest‟operazione non è plausibile riconoscere la natura 2 In appendice, punto 1), sono disponibili alcuni esempi -opere pittoriche e scultoree- di paradossi consapevoli.

Laurea liv.I

Facoltà: Psicologia

Autore: Stefano Poletti Contatta »

Composta da 61 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.