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Il credito agrario nel nuovo T.U. 385/93 e nell'esperienza europea

LE RAGIONI SOCIALI E STORICHE DEL CREDITO AGRARIO


Elementi di incertezza quali il rapporto tra fattori conferiti e prodotti ottenuti, la qualità delle produzioni, i prezzi ottenuti per i prodotti venduti, e sui quali i singoli agricoltori hanno scarsa influenza, risulterebbero notevolmente accentuati dalla presenza degli oneri finanziari. In questo contesto, si comprende l’importanza dell’impostazione centralistica inizialmente data alla politica del credito agrario, rispecchiata fedelmente, fino a tutto il 1993, dalla legge del 5 luglio 1928 n. 1760.
La legge prevedeva, appunto, la concessione di contributi statali per le operazioni di credito agrario, oltre alla possibilità di concorrere alle spese per il pagamento degli interessi.
E’ importante rilevare come la disciplina del credito agrario agevolato in Italia si sia ispirata in primo luogo al principio della commisurazione della durata delle operazioni di prestito al normale ciclo produttivo agricolo (nel caso del credito agrario di esercizio), e a quello delle specifiche opere da realizzare (nel caso del credito agrario di miglioramento).
Un sistema di garanzie ad hoc, infine, garantiva gli enti finanziatori dai rischi connessi all’erogazione del credito agli agricoltori.
Il legislatore dell’epoca, inoltre, ritenne importante legare l’utilizzazione del credito allo scopo per il quale esso veniva concesso, onde evitare che i finanziamenti venissero invece utilizzati per scopi diversi.
Volendo individuare in Europa alcune impostazioni tipiche dei sistemi di finanziamento dell’agricoltura, si possono distinguere:
· Paesi in cui l’agricoltura viene posta sullo stesso piano degli altri settori produttivi per quanto concerne l’aspetto finanziario e creditizio, e che pertanto all’agricoltura non hanno dedicato una legislazione speciale (es.: il Regno Unito);
· Paesi in cui le agevolazioni creditizie all’agricoltura sono largamente diffuse ed erogate per lo più da strutture cooperative bancarie (es.: Germania, Austria, Paesi Bassi);
· Paesi in cui le istituzioni, mediante una legislazione specifica, giocano un ruolo determinante nel garantire il finanziamento del settore agricolo (es.: Francia, Italia, Spagna).
Sotto il profilo della fisionomia giuridica del credito agrario, i cambiamenti più significativi si registrano negli anni settanta in relazione al rapporto di finanziamento (disciplina del conto corrente agrario) e al momento della provvista (autorizzazione degli Istituti di Credito Agrario ad emettere obbligazioni).
In ogni caso, l’esclusività dell’oggetto degli enti erogatori consentiva agli stessi di finanziare solo attività direttamente riconducibili ad una nozione di agricoltura, quella desumibile dalla citata legge fondamentale sul credito agrario, che non era in grado di recepire le trasformazioni che l’agricoltura italiana aveva subito negli ultimi anni.
Questa situazione rendeva estremamente incerto, sotto il profilo della sua legittimità, il finanziamento di operazioni non previste dall’ordinamento e che, pur tuttavia, si traducevano sicuramente in un ausilio allo sviluppo dell’agricoltura.
Dopo numerosi progetti di legge presentati in Parlamento per eliminare le conclamate insufficienze della legge del 1928, e in una situazione in cui quasi ovunque scarseggiano le risorse finanziarie pubbliche destinabili all’incentivazione dell’agricoltura, il “Testo Unico delle leggi in materia bancaria e creditizia“ che il Governo ha emanato con D. lgt. 1° settembre 1993, n. 385 non incontra limiti nel finanziamento di nuove attività per le quali si giustifichi l’applicazione delle norme speciali sul credito agrario.
Si tratta di un provvedimento preso sulla spinta della creazione dell’Unione Europea, con il quale è stato riformato l’intero sistema creditizio italiano, introducendo principi più moderni e adeguati a competere con le banche dei partner esteri.
I requisiti di maggiore flessibilità ed efficienza sono garantiti dalla eliminazione dell’elenco delle singole operazioni finanziabili (senza che venga meno la natura di credito di scopo) e dal fatto che, estendendo a tutte le banche la capacità di erogare finanziamenti di credito agrario, “l’eventuale impossibilità di considerare un finanziamento come un’ operazione di credito agrario comporta sì la perdita dei privilegi previsti per lo stesso, ma non anche l’illegittimità dell’operazione come in precedenza”.

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1 INTRODUZIONE LE RAGIONI SOCIALI E STORICHE DEL CREDITO AGRARIO Gli anni compresi tra le due guerre mondiali hanno rappresenta- to in molti Paesi del mondo un periodo di rilevanti modificazioni anche per la politica del credito agrario. In particolare, si è assistito ad un generale aumento dell’ indebi- tamento delle imprese agricole, strettamente connesso ad alcune fasi decisive del processo di trasformazione delle strutture agrarie 1 : • la progressiva riduzione delle superfici coltivate, ad opera soprattut- to dell’ urbanizzazione e dello sviluppo industriale, che sono anche i principali responsabili della riduzione dell’ occupazione agricola, sia in valore assoluto, sia in rapporto al totale della popolazione occupata; • le profonde trasformazioni verificatesi nella struttura della popola- zione rurale e nell’ esercizio dell’ attività agricola, riscontrabili con i fe- nomeni della senilizzazione e dello sviluppo del lavoro part-time; • l’irrefrenabile spinta all’ accesso alla proprietà della terra da parte di molti contadini all’ indomani della prima guerra mondiale. Questi ed altri elementi hanno determinato, in Italia e in Europa, un aumento del fabbisogno di capitali; aumento, peraltro, contestua- le alla ragguardevole crescita dei risparmi. 1 R. RUOZI, I finanziamenti non bancari alle imprese agricole, Roma, 1985.

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Chiara Candela Contatta »

Composta da 171 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.