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La corruzione tra privati: aspetti nazionali, sovranazionali ed internazionali

La seguente tesi di laurea analizza il fenomeno della corruzione tra privati: reato che si differenzia dalla corruzione disciplinata nel Codice penale per l'assenza nel corrotto di alcuna qualifica pubblicistica. Si tratta di un reato a cui l’ordinamento italiano non ha mai prestato molta attenzione, considerando la corruzione essenzialmente un reato contro la Pubblica Amministrazione.
Di recente, a seguito dell’emanazione di provvedimenti comunitari ed internazionali (Convenzione ONU di Mérida contro la corruzione; Decisione-quadro 2003/568/GAI), il legislatore italiano ha ritenuto di intervenire in maniera più ampia, redigendo una fattispecie generale di corruzione tra privati, capace di colpire tutte le tipologie di accordi corruttivi intercorrenti tra privati. Tale progetto si è intersecato con la riforma dei reati societari, la quale, tra i tanti obbiettivi, si poneva anche quello di introdurre nel nostro ordinamento la fattispecie di infedeltà patrimoniale, sogno nascosto di molti giuristi. Da tale intersecazione ne derivava un progetto di legge (il Progetto Mirone) che, per contrastare la corruzione privata, prevedeva un sistema di repressione basato su due fattispecie che tutelavano, a due diversi livelli, il medesimo bene giuridico identificato nel patrimonio della società: una, costituita come reato di pericolo, in grado di aggredire, in chiave preventiva le forme di accordo corruttivo; l’altra, l’infedeltà patrimoniale, costruita come reato d’evento, che avrebbe dovuto colpire le ipotesi in cui l’accordo corruttivo avesse dato origine a successive aggressioni al patrimonio. Il meccanismo sanzionatorio si basava quindi sulla progressiva lesione al bene giuridico. Il cambio di legislatura ha comportato, con il d.lgs. 61/2002, l’inserimento nel codice civile degli articoli 2634 e 2635, rispettivamente infedeltà patrimoniale ed infedeltà a seguito di dazione o promessa di utilità. Tuttavia, sul punto della repressione della corruzione tra privati, all’originario Progetto Mirone sono state apportate delle rilevanti modifiche che hanno comportato la creazione di due norme doppione, in quanto l’art. 2634 c.c. si sovrappone quasi perfettamente all’art. 2635 c.c. Il risultato è che la tutela contro la corruzione tra privati appare ben lungi dall’essere garantita.
In questo lavoro viene fornita non solamente un’accurata analisi dei rapporti tra art. 2634 e 2635 c.c. ma anche una panoramica generale sul reato di corruzione tra privati.
Vengono analizzati i caratteri strutturali di questa figura ed i suoi elementi di differenza rispetto a quelli della corruzione pubblica (condotte attive, passiva, bene giuridico, relazione funzionale).
In secondo luogo vengono studiate le fonti internazionali e comunitarie che ne hanno richiesto l'incriminazione.
Particolare attenzione viene poi data al problema del bene giuridico che la corruzione tra privati deve tutelare (concorrenza del mercato, relazione di fiducia datore di lavoro-sottoposto, patrimonio societario). La scelta effettuata dal legislatore italiano non è l’unica possibile: Francia, Germania e Svezia hanno adottato provvedimenti diversi. In questo lavoro si analizza la scelta tedesca, che incrimina la corruzione tra privati al § 299 dello Strafgestzbuch. L’interesse per questo ordinamento è dettato dal fatto che il legislatore tedesco ha elaborato una fattispecie che dichiaratamente si prefigge di tutelare la concorrenza del mercato, per cui appare un ottimo metro di valutazione per capire se il bene giuridico da proteggere mediante tale incriminazione possa essere la concorrenza od un altro.
Infine, viene dato ampio spazio alle modalità di repressione della corruzione tra privati utilizzate dal legislatore italiano prima della riforma del 2002. Si analizzano non solamente le ipotesi “minori” di corruzione tra privati (comparaggio, turbativa d’asta, frode sportiva, compensi illegali) ma anche le ipotesi in cui si utilizzavano fattispecie “tangenti” che colpiscono alcuni aspetti della corruzione tra privati.

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6 Capitolo primo Es ame degli elementi s trutturali della corruzione fra privati Sezione prima: Introduzione ad un nuovo fenomeno di corruzione Quando si pensa alla corruzione, immediatamente viene in mente l’immagine del politico che riceve una tangente per elargire, grazie alla carica pubblica da lui ricoperta, uno o più favori, che possono essere i più diversi: dalla concessione di un appalto per la gestione di un servizio, alla promessa che una particolare pratica amministrativa verrà assolta in maniera molto veloce, 1 evitando tutti i passaggi delle pratiche burocratiche, oppure che una doverosa attività di ispezione non verrà svolta e conseguentemente il corruttore riuscirà ad ottenere un determinato vantaggio da tale omissione. Tale immagine è dovuta anche agli scandali di corruzione che costantemente travolgono la scena politica italiana. Tangentopoli è stato senza dubbio il maggiore fenomeno corruttivo svelato ed indagato: la scoperta di un vasto sistema tangentizio, dove gli imprenditori pagavano regolarmente tangenti ai partiti politici, con predeterminate ripartizioni delle quote per ciascun partito, ai fini dell’ottenimento degli appalti e delle commesse, ha grandemente contribuito a creare, nell’immaginario popolare, l’idea che la corruzione sia un fatto che riguardi essenzialmente la politica. Tanto più se si pensa che tale pagamento non era inteso, da parte degli imprenditori, tanto come una misura eccezionale, frutto di una pesante attività di concussione effettuata da appartenenti ai partiti politici, oppure come un mezzo con cui si corrompeva un pubblico ufficiale per convincerlo a fornire quel determinato favore, quanto, piuttosto, come la regola per poter lavorare, una fastidiosa ma fisiologica “mancia” per il servizio ottenuto. Insomma, con Tangentopoli si avvertì come gli 1 Si tratta del cosiddetto effetto lubrificante della corruzione.

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Andrea Presotto Contatta »

Composta da 226 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.