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Città creative e sense-making collettivo. Il caso Copenhagen

La tesi è uno studio approfondito sulle realtà delle "città creative" e sulle problematiche della creatività nei contesti urbani. Vengono trattati i temi del ruolo dello Stato e delle pubbliche amministrazioni, dell'innovazione, dell'imprenditorialità creativa privata. Viene affrontato il caso-Copenhagen come best practice

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6 PREMESSA, METODOLOGIA E STRUTTURA DELL’ELABORATO Il termine “creatività”, pur essendo ampiamente usato e abusato da policy-maker, politici e studiosi vari, si presenta come estremamente ambiguo. Esso infatti nasce nella cultura, identificandosi come bene pubblico e meritorio, ma può giungere anche ad assumere connotati di carattere più spiccatamente economico e for-profit, abbracciando così i settori e le dinamiche più disparate. Con creatività si può intendere, di volta in volta, genio creativo, ispirazione, innovazione, arte cultura, abilità di problem-solving e molto altro. A secondo dell‟interpretazione che le si dà può essere associata ai musei, ai teatri e alle gallerie, oppure a industrie di design, studi di architettura, aziende di computer games, o addirittura manager, medici e avvocati. È quindi estremamente rischioso, per un policy maker, proporre iniziative generiche a sostegno della creatività, perché, in una disciplina così vasta e multi-sfaccettata, ciò che favorisce un settore può, molto facilmente, danneggiarne un altro. Eppure negli ultimi anni sono fioriti centinaia di studi a dimostrazione degli effetti positivi di una società permeata dalla creatività. Essa favorirebbe non solo obiettivi più “umanistici” come la diffusione della cultura e l‟inclusione sociale, ma sarebbe direttamente responsabile dell‟andamento della crescita economica e della riqualificazione urbana. Nelle strategie di urban-planning la creatività è divenuta elemento imprescindibile, e si sprecano le teorie dedicate alle migliori pratiche per la creazione di una città creativa. L‟intrinseca multiformità del settore creativo rende, però, quasi impossibile la formulazione di una strategia unica e infallibile. Il ruolo del settore pubblico diventa così estremamente complesso. Egli ha infatti il compito di garantire un‟economia e una società stabile per i propri cittadini, e ciò include, ovviamente, il settore creativo. Alcuni autori, tra i più noti Richard Florida e Charles Landry, sono da anni in prima linea nel tentativo di fornire ai governi la migliore “ricetta universale per la Città Creativa”. Città come Londra, Berlino, Singapore, Barcellona, già da anni si distinguono come Città della Creatività; analizzando le loro policy ci si rende però conto di come esse si siano guadagnate questo appellativo tramite strategie estremamente differenti. Barcellona ha puntato sulla

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Economia e Gestione delle Arti e delle Attività Culturali

Autore: Eleonora Squeri Contatta »

Composta da 183 pagine.

 

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