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Le origini storiche del fenomeno mafioso

Il presente lavoro studia il fenomeno mafioso dalle origini al 1993. E’ stato importate conoscere le origini dell’organizzazione malavitosa, perché attraverso il suo excursus storico si è potuto evidenziare meglio la complessità dell’organizzazione criminale, e le sue ramificazioni nella società civile.
Nella ricostruzione ho utilizzato i lavori degli storici Salvatore Francesco Romano, Nicola Tranfaglia, Paolo Pezzino, Giovanni Tessitore, Giuseppe Casarrubea, Salvatore Lupo, Max Polo, Anton Blok, Henner Hess e John Dickie ed anche di politici e giornalisti, quali Michele Pantaleone, Luciano Violante, Umberto Santino.
La ricerca si è avvalsa, oltre che del dibattito storiografico, anche dei resoconti parlamentari delle Commissioni Antimafia e delle inchieste giornalistiche del quotidiano «La Sicilia».
La tesi è suddivisa in sette capitoli, il primo dei quali è dedicato agli studi sugli apparati giuridici del fenomeno.
Il secondo capitolo affronta la mafia dalle origini all’Unità d’Italia evidenziando gli aspetti della società siciliana durante il periodo borbonico in cui gli storici hanno individuato l’esistenza di un fenomeno pre-mafioso.
Il terzo capitolo è dedicato al periodo 1861 – 1882 cioè dalla formazione del Regno d’Italia, evidenziando come la mafia abbia avuto un ruolo nel processo di unificazione, nell’affermazione di una nuova mafia che aveva accresciuto il suo potere di mediazione tra i grandi latifondisti e i contadini.
Il quarto ricostruisce l’evoluzione della mafia tra Otto e Novecento, dalla "legalizzazione" della mafia all’età giolittiana e ai «block bosses». In questo periodo il potere mafioso s’inserisce nelle varie sfere istituzionali della società siciliana, partecipando alla politica, all’economica e ai "salotti", un’altra parte fu preda di feroci repressioni di polizia che portò alla fuga in America di alcuni suoi esponenti, i quali poi diedero vita alle associazioni dei "block bosses".
Nel quinto capitolo si individua la formazione della "nuova mafia" ovvero, quella che operò durante il periodo 1915 - 1939. Si evidenzia come il fenomeno abbia avuto una radicale trasformazione dovuta a nuovi aspetti generazionali, partecipando al regime fascista e resistendo alle repressioni del prefetto Mori.
Il sesto capitolo studia il comportamento mafioso manifestatosi durante la seconda guerra mondiale, fino alla strage di Portella della Ginestra, ed analizza fatti e circostanze inerenti la sua attiva partecipazione nella liberazione della Sicilia da parte degli Alleati
Il settimo capitolo esamina il periodo caratterizzato dal boom economico degli anni Cinquanta fino alle stragi degli anni Novanta. Si analizza come la mafia siciliana e quella americana abbiano sfruttato lo sviluppo economico per aumentare gli affari in vari settori economici. Inoltre si evidenziano alcuni aspetti dell’intreccio fra mafia, massoneria e terrorismo rosso, che ha rappresentato uno dei momenti più difficili della storia repubblicana; un periodo che si concluse con le lotte intestine di Cosa Nostra e la guerra con lo Stato nei primi anni Novanta, che ricordano l’arresto di Salvatore di Riina, di alcuni politici per mafia.
Secondo Salvatore Lupo e Nicola Tranfaglia, la mafia viene percepita dall’opinione pubblica come un aspetto che identifica una parte della classe politica nazionale, della «partitocrazia» o, come sostiene Tranfaglia, quella della degenerazione della vita pubblica italiana.
Lo studio comparativo della tesi si ferma al 1993 perché, come postulato da Lupo, antecedente a tale data, con la morte di Falcone e Borsellino, muore anche lo Stato, per poi resuscitare subito dopo con gli arresti di politici e mafiosi.

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INTRODUZIONE Il presente lavoro studia il fenomeno mafioso dalle origini al 1993. E’ stato importate conoscere le origini dell’organizzazione malavitosa, perché attraverso il suo excursus storico si è potuto evidenziare meglio la complessità dell’organizzazione criminale, e le sue ramificazioni nella società civile. Nella ricostruzione ho utilizzato i lavori degli storici Salvatore Francesco Romano, Nicola Tranfaglia, Paolo Pezzino, Giovanni Tessitore, Giuseppe Casarrubea, Salvatore Lupo, Max Polo, Anton Blok, Henner Hess e John Dickie ed anche di politici e giornalisti, quali Michele Pantaleone, Luciano Violante, Umberto Santino. La ricerca si è avvalsa, oltre che del dibattito storiografico, anche dei resoconti parlamentari delle Commissioni Antimafia e delle inchieste giornalistiche del quotidiano «La Sicilia». La tesi è suddivisa in sette capitoli, il primo dei quali è dedicato agli studi sugli apparati giuridici del fenomeno. Il secondo capitolo affronta la mafia dalle origini all’Unità d’Italia evidenziando gli aspetti della società siciliana durante il periodo borbonico in cui gli storici hanno individuato l’esistenza di un fenomeno pre-mafioso. Il terzo capitolo è dedicato al periodo 1861 – 1882 cioè dalla formazione del Regno d’Italia, evidenziando come la mafia abbia avuto un ruolo nel processo di unificazione, nell’affermazione di una nuova mafia che aveva accresciuto il suo potere di mediazione tra i grandi latifondisti e i contadini. Il quarto ricostruisce l’evoluzione della mafia tra Otto e Novecento, dalla "legalizzazione" della mafia all’età giolittiana e ai «block bosses». In questo periodo il potere mafioso s’inserisce nelle varie sfere istituzionali della società siciliana, partecipando alla politica, all’economica e ai "salotti", un’altra parte fu preda di feroci repressioni di polizia che portò alla fuga in America di alcuni suoi esponenti, i quali poi diedero vita alle associazioni dei "block bosses". Nel quinto capitolo si individua la formazione della "nuova mafia" ovvero, quella che operò durante il periodo 1915 - 1939. Si evidenzia come il fenomeno abbia 5

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Federico Conte Contatta »

Composta da 164 pagine.

 

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Consultata integralmente 7 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.