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Le emozioni: un filo rosso nell'indagine sulla coscienza, l'ipotesi di Damasio

Informazioni tesi

  Autore: Giuseppe Andrea Messina
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Alfredo  Brancucci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 85

Il corpo della tesi è diviso in due capitoli centrali: 2 e 3. Nel capitolo 2 tratterò l’emozione come la base evolutiva codipendente della ragione: in effetti, esistono situazioni in cui le emozioni possono completamente sostituire la ragione, specie all’alba dei tempi dell’origine dell’uomo. L’emozione che definiamo paura è, di fatto, un programma di azione emozionale, del tutto automatico. Esso permette alla maggior parte di noi di rispondere in modo immediato di fronte ad una minaccia. È evidente che in tali situazioni il pensiero può essere molto meno vantaggioso dell’azione. Per questo possiamo definire l’emozione nel corso dell’evoluzione una “cerniera per l’azione”: grazie ad essa gli organismi viventi riescono ad agire in modo accurato senza la necessità di pensare in modo accurato. A conferma di ciò presenterò nell’ordine che segue alcune prove ed alcune ipotesi: fatti rilevati da pazienti neurologici, indizi sullo sviluppo neurale che indicano una profonda connessione tra la regolazione omeostatica necessaria alla sopravvivenza e le emozioni, l’ipotesi che il pensiero sia costituito di immagini e che le emozioni siano necessarie per rafforzare la memoria operativa e l’attenzione alle immagini stesse, infine metterò alla prova l’ipotesi del marcatore somatico, un meccanismo grazie al quale le emozioni sarebbero in grado di enfatizzare una scelta piuttosto che un’altra. Nel capitolo 3 tratterò l’emozione come la base evolutiva codipendente della coscienza, in effetti, a prima vista potrebbe sembrare inutile inserire un processo come quello della coscienza in un programma di azione così efficace come quello dell’emozione. Tuttavia la coscienza ha il grande pregio di introdurre flessibilità, vale a dire di pianificare le risposte possibili in connessione a stimoli specifici, al contrario l’emozione risponde sempre allo stesso modo ad una gamma assai più ampia di stimoli. A riprova di ciò, analogamente alla parte prima, esporrò in sequenza alcuni fatti ed alcune ipotesi: prove rilevate da pazienti neurologici, indizi circa il fatto che veglia e attenzione siano condizioni necessarie ma non sufficienti al sorgere di una coscienza, indizi che portano a pensare che la rappresentazione neurale del corpo sia espressione di singolarità e dunque di stabilità dell’entità che definiamo “sé”. Inoltre si prenderà in considerazione l’ipotesi che la coscienza introduca flessibilità e risposta specifica mediante la concentrazione dell’attenzione e risalto emotivo su uno stimolo in particolare, l’ipotesi che la coscienza sia “sentimento di sentimento”: il sentimento del conoscere espresso in un’entità relazionale composta dall’unità organica di mente e corpo in relazione all’oggetto con cui interagisce, la differenziazione tra coscienza nucleare e coscienza estesa, la descrizione della neuroanatomia necessaria a quanto esposto e la costatazione dei casi in cui le stesse zone sono lesionate come nel coma e nello stato vegetativo persistente.

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1 Capitolo I Considerazioni di metodo: assunti ed obiettivi 1.1. Premessa Il titolo del presente lavoro rimanda ad una convinzione che ho maturato nel corso della mia vita e che ho fortificato e sedimentato mediante tre anni di studi: le emozioni rappresentano ciò che ci fa sentire vivi, sono la più chiara e diretta dimostrazione del nostro essere al mondo, dimostrano allo stesso tempo le nostre debolezze e le nostre forze. Così ho cercato di costruire un percorso didattico che trattasse le emozioni, sul piano filosofico, scientifico, psicologico. Mi sono ritrovato a contatto con Freud, Sartre, Darwin, Cartesio, Kant, Vygotskij e Hume per citare i più importanti sull’argomento. Tuttavia colui che ha lasciato impresso il ricordo più forte in me, nella mia mente e nel mio corpo, è senza dubbio Charles Darwin. È proprio nell’Origine dell’uomo 1 , un libro che nessuno può fare a meno di leggere integralmente, non fosse altro per il titolo che porta, che ho trovato la conferma di quello che cercavo: “Ci rivolgeremo ora alle emozioni e alle facoltà intellettive che sono molto importanti, in quanto formano la base per lo sviluppo delle facoltà mentali superiori” 2 . Successivamente, ho avuto la possibilità di leggere i suoi Taccuini filosofici 3 , dove Darwin scrive di getto, con parole cancellate, spezzate e aggiunte. Qui, il mio stupore, iniziato con l’origine dell’uomo, esaltato dalla Espressione delle emozioni nell’uomo negli animali 4 , diventò meraviglia. È proprio nei taccuini che le emozioni si mostrano compiutamente come la connessione tra la mente ed il corpo: “L’intero tema dell’espressione più di ogni altro elemento della struttura acquista il suo valore per la sua connessione con la mente (dimostra che lo iato nella mente non è un salto tra uomo e bruti), nessuno può mettere in dubbio questa connessione” 5 . È proprio nei taccuini che Darwin, in linea con le neuroscienze incarnate da Antonio Damasio 6 , dimostra che le emozioni, tanto negli animali inferiori, quanto nell’animale Homo Sapiens, sono strettamente connesse a cognizioni precise. 1 Darwin, 1871 2 Ivi, p. 72 3 Darwin, 2010 4 Darwin, 1872 5 Darwin, 2010, M151, p.68 6 Medico, Psicologo e Neuroscienziato: Professore di Neuroscienze, Neurologia e Psicologia presso la University of Southern California, dove dirige il Brain and Creativity Institute, nonché professore associato al Salk Institute e alla University of Iowa. Autore di numerose pubblicazioni scientifiche e testi neuroscientifici. Il presente lavoro farà un uso considerevole dei suoi testi: “L’errore di Cartesio, 1995”, “Emozione e Coscienza, 2000”, “Alla ricerca di Spinoza, 2003”.

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