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Il lavoro accessorio nel diritto del lavoro italiano e comparato

La Riforma Biagi ha inteso portare importanti modifiche nel mondo del lavoro: gli ambiti interessati sono molteplici e di rilevante importanza e l'intervento legislativo è intervenuto anche nella ridefinizione della stessa ed essenziale dicotomia tra autonomia e subordinazione, delimitando nuove linee di confine e aggiungendo nozioni e figure che trascendono i tradizionali approcci al diritto del lavoro.
Nel solco tracciato da questa area di confine si inserisce l'assoluta novità per il nostro ordinamento della fattispecie del lavoro occasionale di tipo accessorio, introdotto dagli artt. 70 e ss. del d.lgs. 276/2003. Gli scopi perseguiti dal legislatore sono stati indicati nel Libro Bianco sul mercato del lavoro, dove, delineando gli obiettivi della riforma e gli strumenti da utilizzare, vi è uno specifico riferimento al lavoro accessorio nell'ambito di una serie di considerazioni concernenti la qualità
del lavoro. Quest'ultima appare declinata soprattutto riguardo la titolarità di un rapporto di lavoro regolare invece che in riferimento ad altri indici di qualità, come un equo trattamento economico o nel fornire maggiori chances nel mercato del lavoro. Il fulcro del sistema proposto nel Libro Bianco verte sull'utilizzo dei buoni in alternativa ai pagamenti diretti, offrendo in questo modo una notevole semplificazione del processo, inclusi gli aspetti inerenti ai profili previdenziali e tributari dei rapporti di lavoro. Entrambi i soggetti coinvolti nel rapporto beneficiano della possibilità di operare nella legalità attraverso poche e semplici operazioni. Questo alla luce che, in un contesto di irregolarità e tendenziale sottrazione alla sfera legale, una regolazione eccessiva può generare effetti controproducenti.
L'approccio al lavoro accessorio della riforma Biagi è partito dalla priorità non tanto della regolazione della materia, quanto del portare nella legalità una serie di realtà di fatto, in modo da renderle trasparenti e visibili per il diritto.
Il Libro bianco ha insistito proprio su quelle attività che per la loro natura, brevità e marginalità, difficilmente avrebbero potuto trovare collocazione in schemi contrattuali diversi e caratterizzate da minime, se non addirittura nulle, possibilità di riemersione.
Per i primi riscontri di una certa rilevanza è stato necessario attendere la sperimentazione avvenuta per la vendemmia del 2008: il lavoro accessorio infatti per oltre due anni dalla pubblicazione del d.lgs. 276/03 non è stato fruibile a causa del ritardo del Ministero del Lavoro nell'emanazione dei decreti previsti dall'art. 72, commi 1° e 5°. Negli anni appena successivi al decreto inoltre, ancor prima dell'inizio della fase sperimentale e dell'operatività dell'istituto, si sono presentate una serie di difficoltà di ordine operativo e interpretativo che hanno indotto il legislatore ad intervenire con misure correttive, facendo sostanziare l'attuale disciplina nel risultato di una serie di successive stratificazioni normative.
Le esperienze comparate di Belgio, Francia e Germania, mostrano la necessità, per poter conseguire le finalità perseguite, di azioni reali a sostegno dell'utilizzo del lavoro accessorio, con investimenti adeguati da parte dello stato che possano rendere attraente l'istituto, che invece, ancora oggi nel caso italiano, non riesce a destrutturare l'accusa diffusa di essere una mera modalità di recupero di disponibilità di cassa degli enti previdenziali.
Il lavoro accessorio appare uno strumento con notevoli capacità, se accompagnato, come dimostrano le esperienze in alcune zone d'Italia, da adeguate campagne di comunicazione e se, nella sua regolazione, si guardi alla dinamicità del mercato del lavoro e ai suoi cambiamenti, cercando di risolvere i nodi di incertezza e le questioni che si presentano nell'operare concreto dello strumento.
Con uno sguardo laico sia alle esperienze europee, ricavando e riproducendo da queste le migliori pratiche, a iniziare da quelle che si rintracciano nel prototipo di riferimento belga, sia al contesto attuale del mercato del lavoro italiano, con le sue particolari esigenze e problematicità, si potrà fornire con il sistema del lavoro accessorio un'efficace opportunità per la riemersione di prestazioni svolte con modalità sommerse, oltre che costituire uno strumento di politica attiva di lavoro e di offerta di servizi alla persona.
Solo in questa prospettiva, e con la giusta copertura amministrativa e conoscitiva, si potrà pensare al lavoro accessorio come a un utile strumento, e non come ad un'idea incompiuta.

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INTRODUZIONE La Riforma Biagi 1 ha inteso portare importanti modifiche nel mondo del lavoro: gli ambiti interessati sono molteplici e di rilevante importanza e l'intervento legislativo è intervenuto anche nella ridefinizione della stessa ed essenziale dicotomia tra autonomia e subordinazione, delimitando nuove linee di confine e aggiungendo nozioni e figure che trascendono i tradizionali approcci al diritto del lavoro. Nel solco tracciato da questa area di confine si inserisce l'assoluta novità per il nostro ordinamento della fattispecie del lavoro occasionale di tipo accessorio, introdotto dagli artt. 70 e ss. del d.lgs. 276/2003. Gli scopi perseguiti dal legislatore sono stati indicati nel Libro Bianco sul mercato del lavoro, dove, delineando gli obiettivi della riforma e gli strumenti da utilizzare, vi è uno specifico riferimento al lavoro accessorio nell'ambito di una serie di considerazioni concernenti la qualità del lavoro. Quest'ultima appare declinata soprattutto riguardo la titolarità di un rapporto di lavoro regolare invece che in riferimento ad altri indici di qualità, come un equo trattamento economico o nel fornire maggiori chances nel mercato del lavoro 2 . Il fulcro del sistema proposto nel Libro Bianco verte sull'utilizzo dei buoni in alternativa ai pagamenti diretti, offrendo in questo modo una notevole semplificazione del processo, inclusi gli aspetti inerenti ai profili previdenziali e tributari dei rapporti di lavoro. Entrambi i soggetti coinvolti nel rapporto beneficiano della possibilità di operare nella legalità attraverso poche e semplici operazioni. Questo alla luce che, in un contesto di irregolarità e tendenziale sottrazione alla sfera legale, una regolazione eccessiva può generare effetti controproducenti. 1 Molte incertezze sono state espresse in merito a tale denominazione. Ricordiamo per intensità quella esplicitata da F. BASENGHI secondo cui è “ espressione tanto fortunata quanto impropria, alla quale si resta fedeli solo per comoda adesione alla vulgata ”. In F. BASENGHI, Il lavoro occasionale ed accessorio: spunti ricostruttivi . Il diritto nel mercato del lavoro, 1- 2/2004 p. 247 2 I. CORSO, Le prestazioni occasionali di tipo accessorio , Il lavoro nella giurisprudenza, n.11/2004, p. 1134 8

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Salvatore Luca Lucarelli Contatta »

Composta da 156 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.