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Elevata disoccupazione giovanile e scarsa innovazione: due facce della stessa medaglia

Settembre 2011, l’ISTAT rileva che la disoccupazione giovanile nel primo semestre ha raggiunto il livello del 29,3%. Le prospettive future sembrano essere addirittura più allarmanti, se non verranno adottate urgentemente politiche innovative che possano avviare un percorso di cambiamento. La necessità di valorizzare il merito, accrescere la produttività del lavoro, aprirsi maggiormente alla competizione internazionale sono soltanto alcuni dei molti consigli e indicazioni formulate da esperti economisti e giuslavoristi per sconfiggere tale piaga. Partendo da questa analisi allarmante, per spiegare le “asperità” che un giovane diplomato o laureato incontra nella ricerca di un’occupazione, la tesi si concentra sullo stretto rapporto che sussiste, alla luce dei dati empirici rilevati, tra occupazione/disoccupazione giovanile, caratteri del sistema produttivo e attività innovativa.
Nel primo capitolo, partendo dall’esposizione delle caratteristiche della disoccupazione giovanile italiana, in un approccio sia storico che di comparazione con gli altri paesi europei, la ricerca si sofferma sull’analisi della condizione lavorativa dei giovani maggiormente qualificati. Viene sfatata e smontata l’idea della disoccupazione giovanile come “disoccupazione intellettuale” (tale fenomeno si verificò esclusivamente verso la fine degli anni settanta) e della scuola come “area di parcheggio”. Ciò detto, sintomo di una sfiducia nei confronti del “sistema Italia”, le rilevazioni statistiche mostrano come molti giovani lascino il Paese alimentando il tanto dibattuto fenomeno della “fuga dei cervelli”.
Il secondo capitolo è dedicato all’esposizione delle principali cause che concorrono a determinare il fenomeno della disoccupazione giovanile. Scuola, Università, Governo, Sindacati sono istituzioni che non possono essere considerate esenti da colpe. È chiaro, tuttavia, che non è mai la singola azione di un’ autorità a cambiare in meglio o in peggio la situazione. Per questo, il cuore del problema e conseguentemente dello studio è rappresentato dalle caratteristiche del sistema produttivo. La frammentazione del sistema economico-produttivo in una molteplicità di piccole imprese con una struttura manageriale arretrata, poiché selezionata all’interno della famiglia anziché sul mercato, concorre a spiegare al contempo la limitata attività innovativa delle aziende e la carente offerta di lavoro per i giovani.
Il terzo capitolo è dedicato all’attività innovativa. Attraverso l’uso di indicatori quali la spesa per ricerca e sviluppo, il numero di brevetti depositati e la realizzazione di innovazioni di prodotto e di processo, il lavoro esamina i caratteri dell’innovazione italiana e la sua posizione rispetto agli altri Paesi europei. Ne usciranno considerazioni già lungamente dibattute dai “media” ma anche informazioni meno note, come il maggior numero di imprese che riceve risorse dall’autorità pubbliche per l’innovazione rispetto alla media europea. Infine per tornare da dove si è iniziato, il lavoro termina con una ricerca sperimentale riguardo al numero di giovani occupati nei settore dell’innovazione. La disamina mostrerà sia un nesso con il ritardo competitivo italiano sia, soprattutto, un’insufficiente disponibilità di statistiche in materia che sorprende visto il ruolo di primaria importanza rivestito dall’EUROSTAT e dall’OECD nei rapporti mondiali. Lo scopo della tesi è di affrontare la questione dell’occupazione giovanile superando i classici “luoghi comuni”, che abbondano su un tema così tanto dibattuto. Per far questo ho cercato il più possibile di argomentare alla luce dei dati empirici rilevati cogliendo,a mio giudizio, il fattore chiave per trattare sul tema, vale a dire le specificità del sistema economico-produttivo. Del resto, come spesso avviene è intorno all’economia che ruotano anche tutti gli altri agenti politici, sociali e giuridici. L’attuale crisi economica ne è la dimostrazione più lampante.

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5 2. Caratteri della disoccupazione italiana “La difficoltà di inserimento dei giovani nel mondo del lavoro è un problema comune a molti Paesi, ma in Italia è più acuto che altrove. Stiamo rischiando di compromettere permanentemente il futuro di un'intera generazione. Non è troppo tardi per intervenire, ma non si può perdere altro tempo”. (Alesina, Giavazzi, 2011) 1 Il tema della disoccupazione giovanile negli ultimi anni è stato al centro delle attenzioni delle associazioni di categoria, dei governi, delle istituzioni europee nonché dei mezzi di comunicazione. Ciascuno di essi ha manifestato l’urgenza di una riforma che possa, se non risolvere, quanto meno limitare il crescente aumento del numero di disoccupati, in particolar modo dei giovani. La recente crisi economica dalle iniziali distorsioni a livello di alta finanza, con il passare del tempo a macchia d’olio, ha provocato conseguenze significative sull’economia reale, determinando consistenti perdite occupazionali nei paesi più deboli da un punto di vista produttivo. Il rischio default di alcuni Stati europei ha spinto i governi ad adottare manovre restrittive che potessero tutelare le finanze pubbliche. Per far questo, sono stati inevitabili i tagli alla spesa, che conseguentemente hanno fatto venir meno tutta una serie di elementi che facilitavano l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. Il grafico n.1, attraverso una comparazione con la situazione italiana, mostra quali siano stati gli effetti della crisi sui tassi di disoccupazione giovanile dei paesi maggiormente sottoposti alla recessione economica. È facilmente rilevabile il consistente innalzamento dei valori negli ultimi anni del decennio. In particolar modo colpisce il dato dell’Irlanda, che passa dal 7,6%, un tasso molto al di sotto della media europea, al 28,8% con un incremento di oltre 20 punti percentuali. 2 Anche la Spagna, pur avendo storicamente un elevato tasso di disoccupazione giovanile nel 2010 ha presentato un valore pari al 41,9%, il più alto in termini relativi tra i paesi industrializzati. In questo contesto l’Italia, grazie ai provvedimenti adottati dalle istituzioni, ha avuto una maggior capacità di contrastare gli effetti della crisi. Sebbene il tasso di disoccupazione sia progressivamente aumentato dal 2004, l’incremento è stato inferiore a quello registrato negli altri paesi europei. La recente crisi economica non ha certo facilitato l’inserimento dei giovani nel mercato del lavoro ma sarebbe fuorviante attribuire soltanto a quest’ultima la colpa di un fenomeno che in 1 Citazione tratta dall’editoriale de “Il corriere della Sera”, 10/05/2011 2 Elaborazioni su dati EUROSTAT (2010).

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Paolo Maria Lenzi Contatta »

Composta da 61 pagine.

 

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