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Dinamica demografica e consumi: un’analisi attraverso l’indagine sui bilanci di famiglia con proiezioni nelle regioni italiane al 2014

Informazioni tesi

  Autore: Vincenzo Parrilla
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1995-96
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze Statistiche
  Corso: Scienze Statistiche, Demografiche e Sociali
  Relatore: Antoni Golini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 134

Lo scopo di questa è di contribuire a chiarire in che modo le tendenze demografiche in corso in Italia dal 1996 in poi influenzino i livelli e la composizione dei consumi aggregati.
La complicazione che sorge quando si mette in relazione la demografia con l’economia riguarda le interrelazioni esistenti; esse permettono difficilmente di stabilire relazioni causa-effetto. L’approccio adottato è quindi spesso “parziale”, nel quale si escludono cioè gli effetti di variabili che possono interagire con quelle sotto esame. Con la consapevolezza che sarebbe stato troppo oneroso includere nell’analisi un insieme più esaustivo di variabili economiche si è assunto allora che le variabili demografiche varino in maniera esogena, tentando di valutare mediante un modello deterministico il peso che esse hanno esercitato ed eserciteranno in futuro.
Le ricerche effettuate in precedenza indicano che le variabili più rilevanti da questo punto di vista possono essere individuate nell’invecchiamento, che tende ad abbassare la spesa media pro capite e nella tendenza alla diminuzione dell’ampiezza media familiare, che tende invece a farla crescere.
I dati ai quali si è fatto riferimento sono quelli delle indagini ISTAT sui consumi realizzate negli anni 1978-1996. Con essi si è stimato innanzitutto quanto le variabili suddette abbiano contribuito a far variare le principali categorie di consumo (alimentari, abitazione, combustibili ed energia elettrica, spese sanitarie etc.) nel periodo 1984-1994. Il modello utilizzato integra un metodo di scomposizione con la relazione F=hP (numero famiglie = headship rate moltiplicato per l’ammontare della popolazione) e consente di ottenere la variazione percentuale dei consumi aggregati come semplice somma delle variazioni percentuali del numero di famiglie e della spesa media familiare secondo una relazione ulteriormente scomponibile in componenti che indicano l’effetto dovuto ai mutamenti familiari, (cioè la variazione della spesa media familiare che si verificherebbe qualora rimanessero costanti le spese specifiche per ogni singola tipologia familiare) e l’effetto dovuto alla variazione delle spese specifiche. Una ulteriore componente rappresenta infine l’interazione fra i due effetti.
Le stime aggregate risultanti dal modello in base alle diverse ipotesi, sono state poi confrontate con i dati storici della contabilità nazionale.
Si può dire che il modello ha pienamente confermato l’ipotesi di partenza secondo la quale l’invecchiamento con la sola eccezione delle spese sanitarie, esercita nel tempo un’influenza negativa sulla crescita della spesa media familiare di tutte le altre categorie. L’effetto negativo viene però abbondantemente superato da quello positivo esercitato dall’incremento del numero di famiglie, ovvero dalla tendenza all’aumento del headship-rate, o in altre parole ancora, dalla diminuzione dell’ampiezza media familiare.
Estrapolando poi all’anno 2004 le tendenze osservate nei mutamenti familiari, sono state realizzate delle proiezioni, supponendo che le spese specifiche per le varie tipologie familiari rimangano ferme ai livelli del 1994. Con questa ipotesi la variazione dei consumi aggregati sarebbe dovuta esclusivamente alle tendenze demografiche calcalata in base al modello utilizzato.
Utilizzando previsioni IRP sul numero totale di famiglie si è riscontrato che per tutto il decennio 1994-2004 la dinamica demografica contribuirebbe ancora a far crescere i consumi di tutte le categorie considerate.
Il modello è stato utilizzato anche per realizzare proiezioni regionali al 2014, considerando però due sole tipologie familiari (capofamiglia in età fino a 59 anni e capofamiglia in età di 60 anni e più). Anche qui sono state utilizzate previsioni IRP. La procedura seguita in questo caso è essenzialmente una standardizzazione tesa ad accertare le differenze regionali nella dinamica dei consumi imputabili alla dinamica demografica.
Come ci si poteva aspettare dalle ipotesi adottate (spese costanti ed identiche per tutte le regioni) le proiezioni indicano che nelle regioni meridionali e nelle isole i consumi aumenteranno in tutto il ventennio, mentre in quelle del centro-nord subiranno una flessione. Questa avverrebbe all’incirca a partire dal quinquennio 2009-2014 ed in alcuni casi anche prima. Gli incrementi delle spese pro capite risultano invece sempre positivi per tutte le categorie di consumo in tutte le regioni, seppure con guadagni, di quinquennio in quinquennio sempre più bassi.
A parte i risultati descritti, la ricerca ha confermato l’opportunità di sviluppare più accurate metodologie di stima e di previsione delle famiglie, non solo in chiave prospettiva ma anche retrospettiva. Essa suggerisce inoltre che potrebbe essere proficuo integrare tali metodologie con le tecniche d’analisi adoperate abitualmente negli studi econometrici sui consumi.

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1 Il rallentamento della crescita demografica può costituire un fattore di rigidità per il sistema economico in quanto potrebbe sfavorire la propensione al risparmio e scoraggiare gli investimenti. Infatti “l’aumento demografico è una componente, se non la sola, della crescita del mercato dei prodotti; e le decisioni di investimento rispondono anche, sebbene non esclusivamente, alla prospettiva di ampliamento del mercato” Fuà (1986). Secondo l’ipotesi del ciclo vitale di Modigliani esiste un legame inverso tra età e propensione al risparmio. Da quest’ipotesi dovrebbe conseguire perciò che l’invecchiamento tende a diminuire la quota del reddito nazionale disponibile destinata al risparmio. Alcuni studi tesi a valutare gli effetti sul risparmio privato esercitati da cambiamenti della struttura demografica hanno dimostrato però che in realtà questi sono piuttosto modesti. In tali lavori ci si pone in un’ottica di simulazione longitudinale, supponendo cioè che le strutture osservate trasversalmente (coorti fittizie) rappresentino l’evoluzione del comportamento dei soggetti decisionali lungo il loro arco d’esistenza. Lo scopo di questa tesi riguarda il secondo aspetto accennato all’inizio: si vuole contribuire a chiarire in che modo le tendenze demografiche in corso in Italia possono influenzare i livelli e la composizione dei consumi aggregati. La complicazione che sorge però quando si mette in relazione la demografia con l’economia riguarda le interrelazioni esistenti; esse permettono difficilmente di stabilire relazioni causa-effetto. L’approccio adottato è quindi spesso “parziale”, nel quale si escludono cioè gli effetti di variabili che possono interagire con quelle sotto esame. Con la consapevolezza che sarebbe stato troppo oneroso includere nell’analisi un insieme più esaustivo di variabili economiche si è assunto allora che le variabili demografiche varino in maniera esogena, tentando di valutare mediante un modello deterministico basato su considerazioni identiche a quelle del ciclo vitale il peso che esse hanno esercitato ed eserciteranno in futuro. Le ricerche effettuate in precedenza indicano che le variabili più rilevanti da questo punto di vista possono essere individuate sempre nell’invecchiamento, che tende ad abbassare la spesa media pro capite e nella tendenza alla diminuzione dell’ampiezza media familiare, che tende invece a farla crescere. I dati ai quali si è fatto riferimento sono quelli delle indagini ISTAT sui consumi realizzate negli ultimi 18 anni. Con essi si è valutato innanzitutto quanto le variabili suddette abbiano contribuito a far variare le principali categorie di consumo (alimentari, abitazione, combustibili

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