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Il principio lavorista tra attualità e attuazione della Costituzione

Informazioni tesi

  Autore: Maria Felicia Gemelli
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi della Calabria
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Alessandro Mazzitelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 78

La scelta dell’argomento che costituisce oggetto del presente lavoro trova origine nella necessità di approfondire un tema che riguarda me e molti altri, giovani e non solo, che si affacceranno a breve, o già lo fanno, sul mercato del lavoro, avvertendo tutta l’insicurezza, l’ostilità e la problematicità di cui questo mondo è pervaso. E suona quasi come una cacofonia il pensare che ciò che formalmente sta alla base del nostro Stato, ispirandone e pervadendone ogni altra disposizione, sostanzialmente costituisca il problema maggiore che da decenni affligge il nostro Paese. La ricerca parte, quindi, dalla necessità di consapevolezza e, conseguentemente, dal desiderio di poter autonomamente avanzare tesi, discutere ipotesi e soluzioni, esprimere giudizi, per quanto possibile fondati sulla elaborazione di una conoscenza tecnica, obbiettiva e giuridica.
Il principio lavorista è modello e, al tempo stesso, lo strumento più efficace, che i Padri Costituenti hanno lasciato in eredità all’Italia, per costruire il suo avvenire e per mantenere vivi, anche nella sostanza, tutti gli altri valori espressi nel testo. Il nostro testo costituzionale è fondamentalmente unico rispetto agli altri, proprio perché colloca il lavoro in una posizione così preminente, ponendo in secondo piano, ma solo apparentemente, i principi di dignità, di libertà, di democrazia. La Costituzione nasce dal reale e anche la costituzionalizzazione del principio lavorista è frutto di un processo quasi spontaneo, che con forza ha evidenziato la centralità di questo valore, che andava tutelato non in leggi speciali o comunque riferite unicamente alla disciplina del rapporto di lavoro, ma in un contesto più ampio e onnicomprensivo, che avrebbe liberato la figura del lavoratore dal vincolo riduttivo e parziale implicito nel concetto di subordinazione e avrebbe creato un nuovo legame, questa volta indissolubile, tra il lavoro e la persona, tra il lavoro e la dignità umana.

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3 Introduzione L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. 1 Così recita l’articolo 1 della Costituzione che introduce il principio lavorista. Potrebbe apparire poco originale riferirsi alla prima disposizione della Norma Fondamentale, fonte che storicamente ha ispirato l’interesse di giuristi, di politici ed intellettuali e che, al tempo stesso, sia sul piano semantico dell’enunciazione che sul piano culturale è assimilata al patrimonio comune. Proprio per questo accade di frequente che detto principio venga banalizzato e/o privato del suo reale significato empirico. Per quanto mi riguarda, è tutt’altro che scontato, oggi, partire dal principio. Dal principio della nostra Costituzione, dello Stato Repubblicano e, in particolare, dal fondamento della democrazia italiana: il lavoro. E questo non certo per tendenza conservatrice, volta al passato, ma nella convinzione che, per muoversi in avanti ed intraprendere un percorso di evoluzione e progresso, sia sempre e comunque necessario, soprattutto per le nuove generazioni, conoscere ciò che è stato, comprendere il suo significato, considerarne il contesto, costruirsi le basi per poter scientemente offrire il proprio contributo per un reale cambiamento. La scelta dell’argomento che costituisce oggetto del presente lavoro trova origine nella necessità di approfondire un tema che riguarda me e molti altri, giovani e non solo, che si affacceranno a breve, o già lo fanno, sul mercato del lavoro, avvertendo tutta l’insicurezza, l’ostilità e la problematicità di cui questo mondo è pervaso. E suona quasi come una cacofonia il pensare che ciò che formalmente sta alla base del nostro Stato ispirandone e pervadendone ogni altra disposizione, sostanzialmente costituisca il problema maggiore che da decenni affligge il nostro Paese. La ricerca parte, quindi, dalla necessità di consapevolezza e, conseguentemente, dal desiderio di poter autonomamente avanzare tesi, discutere ipotesi e soluzioni, esprimere giudizi, per quanto possibile fondati sulla elaborazione di una conoscenza tecnica, obbiettiva e giuridica. Una riflessione relativa al principio lavorista non può prescindere, dalla preliminare considerazione del grande insieme in cui esso è compreso: quello dei principi fondamentali, nucleo inderogabile della Costituzione. Essi sono contenuti nei primi dodici articoli del Testo e, a ben vedere, già la loro collocazione strutturale consente di percepire la loro insindacabile rilevanza. Possono essere considerati come concetti indeterminati, programmatici, sufficientemente elastici, quindi non applicabili a fattispecie concrete, ma destinati a costituire parametro di riferimento per l‘azione del legislatore ed il lavoro dell’interprete. Tracciano la 1 Art.1, Costituzione della Repubblica Italiana.

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