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L'incipit nel film noir americano. Una proposta di analisi semiotica.

Informazioni tesi

  Autore: Arianna Massoni
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Macerata
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Janos Sandor Petofi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 208

L’inizio di un testo è un momento di centrale importanza perché attraverso la presentazione dei personaggi, dell’ambiente e dei motivi del racconto, la macchina narrativa si mette in moto strutturando i passi successivi del racconto. Nel testo filmico l’esordio si configura come luogo privilegiato in cui rinvenire una serie di elementi che permettono di determinare l’appartenenza del film al suo genere. Nella prima parte della trattazione l’obiettivo è stato quello di configurare un quadro generale sul cinema noir partendo da quelle che Raymonde Borde ed Etienne Chaumeton, autori del Panorama du film noir américain, hanno indicato come maggiori influenze che portarono alla nascita del genere: l’Espressionismo tedesco, sul piano della messa in scena, dell’illuminazione e della scenografia; la narrativa hard boiled per quanto riguarda il soggetto; la psicoanalisi per quanto riguarda il carattere irrazionale della motivazione criminale e l’ambivalenza dei sentimenti che caratterizza i personaggi. Per quanto riguarda i rapporti che il genere noir intrattiene con i tre aspetti sopra menzionati, nel caso dell’Espressionismo tedesco si sono presi ad esame alcuni fotogrammi del film Il gabinetto del dottor Caligari (1920) di Robert Wiene; dopo aver sottolineato il forte legame esistente tra pittura e cinema espressionista in riferimento alla scenografia, si sono messi in luce i legami esistenti tra quest’ultima e la messa in scena del noir, senza trascurare l’illuminazione fortemente contrastata del noir, anch’essa di derivazione espressionista. L’altra influenza individuata dai due autori è la narrativa hard boiled da cui sono tratti molti film noir realizzati in quegli anni: dopo aver trattato in generale la problematica dell’adattamento cinematografico ed i livelli su cui è possibile effettuare un’analisi comparata del testo scritto e di quello audiovisivo, si è realizzato un confronto, incentrato sugli incipit, tra il film Il postino suona sempre due volte di Tay Garnett e l’omonimo romanzo di James Cain da cui esso è tratto, al fine di rilevare differenze e punti di contatto tra la diegesi del film e quella del romanzo. L’ultima derivazione del genere è data dalla psicoanalisi: ritenendo inopportuno addentrarsi nei territori della psicoanalisi, si è cercato di stabilire in che modo questa ha influito sul noir, esaminando da una parte dei film che la richiamano in maniera esplicita, ad esempio mostrando l’intervento di uno psicoanalista che interviene nella spiegazione di un caso, dall’altra dei film in cui è lasciata in secondo piano, visto che viene semplicemente messa in scena la pazzia dei protagonisti, senza spiegarla in alcun modo. Nella parte centrale dello studio si è ritenuto opportuno comprendere l’importanza ed il funzionamento dell’inizio di un testo: ci si è quindi soffermati ad analizzare le funzioni dell’esordio nella retorica antica, ossia i modi possibili di catturare l’attenzione dell’uditorio secondo le circostanze, il contenuto dell’orazione e l’effetto da ottenere. L’analisi del racconto ha considerato per molto tempo l’inizio solo dal punto di vista tematico: la mancanza, il danneggiamento, la tensione ed il conflitto tra i personaggi sono situazioni ricorrenti che hanno il compito di introdurre nell’esordio quel cambiamento dell’azione che dà inizio all’intrigo, sebbene i confini tra i due siano labili e sfumati. Nel cinema gli studi sugli inizi sono ancora alle prime mosse e le strutture narrative che danno via all’inizio sono rigide e ripetitive; si è cercato quindi di applicare le concezioni di alcuni autori (soprattutto Propp e Bremond) a determinati film noir, ottenendo risultati interessanti. Sebbene lo studio sia incentrato sull’inizio, non si possono comunque trascurare i suoi rapporti con la fine in quanto entrambi sono rispettivamente le porte di ingresso e di uscita dal testo, quindi luoghi privilegiati di generazione di senso. La parte finale dello studio è nata invece dallo sforzo di unire i risultati raggiunti nel primo capitolo (in cui si è trattato del noir in generale) e nel secondo capitolo (l’inizio di un testo), analizzando l’incipit del film Dietro la porta chiusa di Fritz Lang del 1948: questa sezione finale costituisce quindi il nucleo di applicazione pratica delle teorie elaborate in precedenza.
Il compito essenziale dell’approccio semiotico al film è analizzare quei meccanismi che producono determinati significati: in tal senso l’obiettivo è stato mostrare in che modo l’ambiguità dell’esordio venisse resa e mantenuta tale attraverso determinati mezzi d’espressione quali l’organizzazione dello spazio interno all’inquadratura, la voce over, l’illuminazione. Quindi si è cercato di capire come il senso dell’intero film scaturisca dall’unione del tema (significato) e dei mezzi di espressione propri del cinema (significanti).

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INTRODUZIONE L’incipit è il luogo del testo nel quale la narrazione, trasmettendo le prime fondamentali informazioni riguardo alla trama, stabilisce un tramite, getta un ponte tra il racconto e i suoi destinatari. Nei primi minuti del testo filmico il racconto, per stimolare quel delicato meccanismo percettivo e cognitivo che fonda il coinvolgimento dello spettatore, deve far appello ad ogni mezzo, impiegare ogni stratagemma. I primi minuti della narrazione filmica danno vita a delle forti impressioni che diventano la base delle nostre aspettative durante l’intera visione: pertanto l’incipit, come luogo privilegiato di ingresso dello spettatore nel film, è un momento di centrale importanza perché, attraverso esso, la macchina narrativa si mette in moto strutturando i passi successivi del racconto. Il discorso si complica se si cerca di studiare l’incipit in un genere cinematografico come il noir, che ancora fa tanto discutere perché privo di definizioni che riescano a coglierne la natura oltre che le caratteristiche peculiari: difficoltà dovuta, senz’altro, al fatto che il noir, a differenza di altri generi cinematografici, non ha antecedenti illustri in campo artistico come ad esempio la commedia. Il noir si configura quindi come genere ‘atipico’ nella storia del cinema, tanto più che prima della metà degli anni cinquanta non aveva ancora una denominazione chiara e univoca che racchiudesse in sé i film che lo costituivano: questo vuol dire che la definizione di film noir si è imposta quando ormai la sua stagione volgeva al termine, quindi tutti quegli autori che per un decennio hanno realizzato pellicole noir erano inconsapevoli di dare il proprio contributo alla sua crescita. È in ambito francese, precisamente in due articoli usciti nel 1946, che per la prima volta viene utilizzato il termine: il primo firmato da Nino Frank per L’Ecran francais 1 e il secondo di Jean Pierre Charter sulla Revue du cinema 2 . I due articoli aprono quindi la strada al genere, che riceve la sua definitiva consacrazione dieci anni più tardi, quando Raymonde Borde ed Etienne Chaumeton pubblicano un libro sull’argomento, Panorama du film noir 1 Citato in Leonardo GANDINI, Il film noir americano, Torino, Landau, 2001, p. 12. 2 Ibidem.

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Parole chiave

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