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Un’analisi storica dei modelli d’intervento nell’ambito della salute mentale: l’esperienza dell’Opis di Lecce prima della Legge 180/78

A trent'anni dalla sua promulgazione, il dibattito attorno alla legge 180/78 è tornato a essere sempre più attuale, a causa soprattutto di dell'applicazione di quel testo, a tal punto che in molti casi si è arrivati ad affermare la volontà di riaprire i manicomi. L'ipotesi che fonda questo lavoro ancora la possibilità di sviluppo dell'attuale sistema del trattamento della salute mentale alla rilettura operazione si propone di favorire una lettura il più possibile ancorata all'esperienza storica, laddove, molto spesso, si è confrontati con un processo di mitizzazione (svalutazione/idealizzazione) di questo periodo.
A tal fine, in questo lavoro ricostruirò il contesto storico che ha portato alla nascita dell'OPIS (OSPEDALE PSICHIATRICO INTERPROVINCIALE SALENTINO), inquadrando la struttura salentina all'interno del contesto socio-culturale dell'epoca. Da qui, sarà poi analizzata l'organizzazione dell'Opis (anche dal punto di vista architettonico) come s'è andata sviluppando e modificando nel corso dei decenni, con particolare attenzione alle modifiche legislative che sono intervenute nel tempo e agli ultimi decenni prima dell'entrata in vigore della legge 180/1978.
Questo lavoro nasce anche dalla memoria dell'opera di mio padre, Vito De Pascalis, psichiatra presso l'Opis di Lecce fino ai primi anni Settanta.
La sua passione nel seguire i pazienti, nel render partecipe la nostra famiglia alle loro storie, la sua visione così moderna della psichiatria (che con altri colleghi lo portò a sperimentare nuovi percorsi terapeutici), ma anche i ricordi della mia infanzia, quando portava me, i miei fratelli e mia sorella con sé a visitare il "suo" Ospedale.

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4 Introduzione A trent’anni dalla sua promulgazione, il dibattito attorno alla legge 180/78 è tornato a essere sempre più attuale, a causa soprattutto di un’opinione pubblica che si dice profondamente scontenta dell’applicazione di quel testo, a tal punto che in molti casi si è arrivati ad affermare la volontà di riaprire i manicomi. Chi propone questo atteggiamento considera il sistema vigente pieno di debolezze e ritiene sia necessario apportarvi miglioramenti e modernizzazioni. Entro tale dibattito si è andata consolidando la convinzione che fosse necessario effettuare delle analisi dello status quo, dei sistemi e dei mezzi tuttora utilizzati nella cura della salute mentale. In linea con questa convinzione, può essere vista la scelta del Ministero della Salute di commissionare nel 2007 un’indagine alla Cattedra di Psicologia Clinica della Facoltà di Psicologia dell’Università “Sapienza” di Roma finalizzata a rilevare la Cultura Locale dei CSM (Centri di Salute Mentale). Per la prima volta il Ministero ha investito in una ricerca sull’efficacia organizzativa piuttosto che sull’efficacia dei trattamenti farmacologici. Nella stessa direzione va letta la richiesta, rivolta alla stessa Cattedra, da parte del Coordinamento regionale degli SPDC del Lazio, per la rilevazione della Cultura Locale degli SPDC (Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura) della regione. Segnali di una mutata sensibilità, che sottolinea il valore e l’importanza degli aspetti organizzativi e culturali e del funzionamento della struttura nel suo complesso nel trattamento della salute mentale,. Il progetto con i CSM si è svolto in due fasi: nella prima è stato analizzato (attraverso la compilazione di un questionario) il funzionamento di 67

Laurea liv.I

Facoltà: Psicologia

Autore: Ernesto De Pascalis Contatta »

Composta da 60 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.