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La Donna Manager nelle organizzazioni sportive italiane: tra soffitti di cristallo e azioni positive

Informazioni tesi

  Autore: Rosetta Cosentino
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Scienze Sociologiche
  Corso: Scienze sociologiche
  Relatore: Paola Cappellin
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 158

L’obiettivo di questa ricerca era di indagare, captare le difficoltà le donne in carriera, oggi giorno, si ritrovano ad affrontare per eccellere in un ambito, come quello sportivo che è stato socialmente definito “territorio maschile”, ed inoltre attraverso la testimonianza diretta delle sette manager si voleva dimostrare che, nonostante certi stereotipi culturali e sociali, le donne nel 2011 possono ormai ambire ai più alti livelli lavorativi anche nel mondo dello sport. Da questa ricerca dunque è emerso che, nonostante l’evoluzione sociale, molte volte gli stereotipi sulle donne continuano a permanere; tanto che gli uomini manager considerano le proprie colleghe donne inadatte a ricoprire ruoli di potere all’interno delle organizzazioni sportive, e non solo, le considerano troppo rigide, inaffidabili e sensibili. Sembra quindi che se fosse per i colleghi uomini nessun posto di “comando” dovrebbe essere affidato alle colleghe donne. Fortunatamente l’Unione Europea la pensa in modo differente, come abbiamo analizzato, si sono create diverse iniziative per incentivare la leadership femminile sin dal 1976. Nonostante però la fiducia nel lavoro femminile presentata dalla comunità europea, l’Italia non modifica una legge approvata nel lontano 1981 una legge incredibilmente incostituzionale che impedisce alle donne di accedere ed eccellere nella leadership del mondo sportivo. Così non solo constatiamo il fatto che è stata emanata una legge non concorde con la nostra Costituzione, ma dobbiamo sottolineare che in 30 anni tale legge ha ricevuto come risposta un grande dissenso e proteste di molte donne del mondo dello sport. L’arretratezza culturale dell’ambiente istituzionale italiano e la forte impronta maschilista che ancora permane nel paese ci porta ad essere il fanalino di coda dell’ Unione Europea per quanto riguarda la presenza di donne manager ai vertici societari. Alcuni ambienti politici hanno reagito a questa arretratezza e sono riusciti a far approvare la legge n.120 del 2011 sulle quote rosa per poter permettere, alle donne di accedere a posti di lavoro dirigenziali rompendo, seppur grazie alla tutela della legge, quel soffitto di cristallo che negli anni la società ha costruito.A tal riguardo diverse sono le reazioni delle manager intervistate. Constatiamo che in Italia la figura della donna manager nelle organizzazioni sportive è molto recente, lo sport è stato considerato attività economica solo nel 1957. Un business, quello dello sport, che crea affari per 407 miliardi di euro ossia il 3,7% del PIL Europeo creando così innumerevoli posti di lavoro e di conseguenza differenti figure lavorative tra le quali quella del manager sportivo che ha ammaliato anche le donne le quali nel nostro territorio stanno sempre di più accrescendo non solo all’interno di organizzazioni sportive, ma anche come singole imprenditrici: difatti nel 2011 le attività sportive gestite da donne sono pari al 16,757% del totale delle attività. Così a conclusione di questo elaborato si appura, che nonostante le infinite difficoltà che abbiamo analizzato quali pregiudizi di genere, glass ceiling, glass cliff….., le donne del 2011 hanno acquisito una grande consapevolezza delle proprie doti e si dicono cariche e determinate per farsi accettare e per fare prevalere i propri diritti e soprattutto sono sicure che le cose cambieranno questo anche perché incentivate dalle numerose azioni positive che L’unione Europea sta muovendo a loro favore.

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9 INTRODUZIONE Prefazione È stata una tesi che mi ha molto impegnato sia nella ricerca di materiale che nella redazione, ma come diceva Publio Terenzio Afro “Nulla è tanto difficile che, a furia di cercare,non se ne possa venire a capo” 1 . 1861-2011 da poco la nostra Repubblica ha festeggiato i 150 anni dell‟Unità d‟Italia e in questi anni la rincorsa alla parità delle donne è stata difficile, con importanti risultati, ma ancora ben lontana dall‟obiettivo finale. Una distanza che a livello economico sociale si è colmata con importanti conquiste delle donne: 1919 vengono ammesse al pubblico impiego, 1928 accesso al mondo dello sport, 1936 Ondina Valla prima italiana a vincere una medaglia d‟oro alle olimpiadi (atletica leggera), 1946 per la prima volta vengono ammesse al voto, 1948 raggiungono il 24,9% degli occupati, 1977 la legge n. 903 del 9 dicembre, inuguale parità di trattamento tra uomini e donne in materia di lavoro, 1979 Nilde Iotti ricopre per la prima volta una delle quattro massime cariche dello Stato (eletta presidente della Camera dei Deputati), nello stesso anno Marisa Bellissario è la prima donna a guidare come massimo dirigente una grande azienda italiana all‟estero (la manager viene nominata Presidenti della Olivetti Corporation of America), 1999 fanno il loro ingresso nelle Forze Armate, 2006 vi è una presenza del 10% di donne in Parlamento, 2011 in Parlamento sono 21,1% nella Camera e 17,9% al Senato. Presentiamo ancora delle grosse lacune: bassa occupazione (46%) 2 , limitato accesso ai piani alti, difatti le donne manager nel settore privato sono in Italia l‟11,9 % 3 contro la media Europea del 33,3% (EU 27 paesi), le donne imprenditrici sono il 23,3% 4 e di queste nel primo semestre del 2011 l‟1,18% esercita attività artistiche- 1 Fonte: Heautontimoroumenos; Il punitore di se stesso 2 Fonte: Rapporto annuale 2009 Istat 3 Fonte: Elaborazione manageritalia su dati Eurostat 4 Fonte: Secondo rapporto nazionale sull‟imprenditoria femminile 27 gennaio 2011

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azioni positive
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donne sport
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