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Un Triage antalgico - Studio di un protocollo di gestione del dolore presso il DEA-Pronto Soccorso dell'Azienda Ospedaliera Ordine Mauriziano di Torino

Negli ultimi anni l’attenzione al dolore posta in essere da figure sanitarie, quali medici e/o infermieri, ha determinato una forte cassa di risonanza che ha coinvolto non solo le figure sopracitate, ma più in generale tutti coloro che, a vario titolo, partecipano alla salute e al benessere dell’individuo. In molteplici studi, la letteratura ha largamente evidenziato come troppo spesso il trattamento antalgico giunga tardivamente rispetto alla richiesta dell’utenza (Singer et al., 2008; Ricard-Hibon et al., 2004; Bijur et al., 2003). L’analgesia precoce è però auspicabile, non solo quale risposta allo specifico bisogno di benessere dell’individuo, ma quale dimostrazione etica di rispetto per la persona o l’individuo sofferente. Il dolore acuto genera infatti modificazioni fisiopatologiche, note come “reazioni da stress”, estremamente dannose per il paziente (es. tachicardia e ipertensione). Ogni qual volta ci si trovi davanti a un paziente che soffre, oltre a considerare i rischi dell’analgesia, bisognerebbe sempre valutare quali saranno per quel paziente i rischi conseguenti a una mancata terapia antalgica (Soffritti et al.,2010). Nonostante il dolore acuto sia un sintomo riportato dal 60-80% dei ricoverati nei dipartimenti di emergenza, resta frequentemente sottotrattato. Un insufficiente percentuale di pazienti con dolore acuto riceve infatti un trattamento analgesico, pertanto il sollievo dal dolore rimane un bisogno insoddisfatto (Decosterd et al., 2007).
Un protocollo di analgesia, sviluppato dal personale medico e avviato dall’infermiere, può rappresentare una soluzione per controllare rapidamente il dolore, indipendentemente dal sovraffollamento del DEA, e può diventare parte integrante dell’assistenza. Una diminuzione del tempo (del 70-80%) per l’iniziale somministrazione di analgesici, nei DEA in cui sono in uso protocolli di analgesia avviata dall’infermiere, è riportata in diversi studi (Ducharm et al., 2008; Boyd et al., 2005; Stalnikowicz et al., 2005; Fry et al.,2004).
Lo scopo di questa revisione era capire la situazione attuale, non solo Italiana, della gestione e del trattamento del dolore, con particolare attenzione al problema dell’oligoanalgesia nei dipartimenti di emergenza.Questa indagine valuta, attraverso due schede di raccolta dati (una per il triage e una per l’ambulatorio) e un questionario di gradimento (per i pazienti), se effettivamente la sua applicazione porti a un effettivo miglioramento dell’assistenza offerta all’utenza ed aumenti il livello di soddisfazione della stessa.

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 INTRODUZIONE
 
 Negli ultimi anni l’attenzione al dolore posta in essere da figure sanitarie, quali medici e/o infermieri, ha determinato una forte cassa di risonanza che ha coinvolto non solo le figure sopracitate, ma più in generale tutti coloro che, a vario titolo, partecipano alla salute e al benessere dell’individuo. In molteplici studi, la letteratura ha largamente evidenziato come troppo spesso il trattamento antalgico giunga tardivamente rispetto alla richiesta dell’utenza (Singer et al., 2008; Ricard-Hibon et al., 2004; Bijur et al., 2003). Per contro, studi differenti sostengono che l’analgesia dovrebbe essere priorità già a partire dal contesto extraospedaliero, anche se questo viene puntualmente disatteso (Soffritti et al., 2010; Ducharm et al., 2008; Fosnocht et al., 2005). L’analgesia precoce è però auspicabile, non solo quale risposta allo specifico bisogno di benessere dell’individuo, ma quale dimostrazione etica di rispetto per la persona o l’individuo sofferente. Il dolore acuto genera infatti modificazioni fisiopatologiche, note come “reazioni da stress”, estremamente dannose per il paziente (es. tachicardia e ipertensione). Ogni qual volta ci si trovi davanti a un paziente che soffre, oltre a considerare i rischi dell’analgesia, bisognerebbe sempre valutare quali saranno per quel paziente i rischi conseguenti a una mancata terapia antalgica (Soffritti et al.,2010). Nonostante il dolore acuto sia un sintomo riportato dal 60-80% dei ricoverati nei dipartimenti di emergenza, resta frequentemente sottotrattato. Un insufficiente percentuale di pazienti con dolore acuto riceve infatti un trattamento analgesico, pertanto il sollievo dal dolore rimane un bisogno insoddisfatto (Decosterd et al., 2007). L'infermiere osserva, ascolta e valuta il dolore nella globalità della persona, andando oltre l’approccio “causa-effetto” tipico della professione medica. Senza sottovalutare il ruolo clinico del medico, solo attraverso l’approccio olistico dell’infermiere, il dolore mostra tutto il suo spessore. Un protocollo di analgesia, sviluppato dal personale medico e avviato dall’infermiere, può rappresentare una soluzione per controllare rapidamente il dolore, indipendentemente dal sovraffollamento del DEA, e può diventare parte integrante dell’assistenza. Una diminuzione del tempo (del 70-80%) per l’iniziale somministrazione di analgesici, nei DEA in cui sono in uso protocolli di analgesia avviata dall’infermiere, è riportata in diversi studi (Ducharm et al., 2008; Boyd et al., 2005; Stalnikowicz et al., 2005; Fry et al.,2004). Si è pertanto deciso, con questo elaborato, di studiare il sintomo dolore andando a valutare l’efficacia di un protocollo di analgesia nel trattamento dello stesso in triage, affidando una

Laurea liv.I

Facoltà: Medicina e Chirurgia

Autore: Giulia Gamerro Contatta »

Composta da 48 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.