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Architettura funeraria nel territorio vetuloniese. Tipologie tombali tra VII e VI secolo a.C.

Il lavoro si concentra in un'analisi sul territorio vetuloniese ed intende proporre una classificazione tipologica delle tombe etrusche attraverso i secoli VII e VI a.C.

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2 1 INTRODUZIONE 1.1 GEOMORFOLOGIA, RISORSE E OCCUPAZIONE DEL TERRITORIO: breve quadro introduttivo. L’area oggetto di studio è incentrata sul territorio settentrionale di Vetulonia, limitato, a Nord, dalla necropoli dell’Accesa e dal bacino minerario delle Colline Metallifere, a Sud-Ovest dalla necropoli di Val Beretta, ad Est dalla necropoli di Selvello. Quest’area e, più in generale, il territorio di Vetulonia, ha subito nel corso del tempo sostanziali modificazioni da un punto di vista geomorfologico e idrografico, soprattutto relativamente alla presenza, in antico, di corsi d’acqua e bacini lacustri interni in diretto rapporto con il mare. L’odierna piana di Grosseto, osservabile nella sua totalità dalle alture su cui sorgeva l’antica città di Vetulonia, in epoca etrusca era interamente occupata dal Lago Prile, ampio bacino lagunare dotato originariamente di uno o più sbocchi al mare e le cui rimanenze si limitano, ad oggi, al padule della Diaccia Botrona presso Castiglione della Pescaia. Nel periodo preso in considerazione (VII-VI secolo a.C.), le indagini pedologiche 1 presentano il Prile come un’ampia laguna alimentata a NE dall’Ombrone, provvista di una via di comunicazione con il mare a SE tra i rilievi di Poggiale e Pingrosso. Le ricerche individuano il porto di Vetulonia nel tratto di costa tra i Poggetti e Fattoria Badiola, restituendoci quindi l’immagine di un centro marittimo nonostante fosse distante dalla costa una quindicina di chilometri; si può pertanto presupporre che, al pari dei grandi centri dell’Etruria meridionale, la città sviluppò una fiorente attività commerciale. In base alle indagini sopra citate si può stimare che il cambiamento del bacino del Prile e le modificazioni del corso 1 MAZZOLAI 1960, p. 17; G. SCHMIEDT, Il livello antico del mar Tirreno. Testimonianze dei resti archeologici, Firenze, Olschki 1972; CURRI 1978, p. 25, nota 122: vari studi «…propongono la stessa curva di livello di m. 5 come probabile limite dell’antico invaso del Prile». Tuttavia, sempre nella stessa nota: «…si può dire che il livello del lago nei secoli VII-VI a.C. fosse inferiore alla isoipsa di m. 3 o 2,50. Sull’antica sponda settentrionale, dove il Bruna e il Sovata hanno prodotto un costipamento maggiore, l’odierno piano di campagna tocca o supera la quota di m. 5. A indiretto sostegno di queste affermazioni, dato che nel VII-VI sec. a.C. il Prile era in comunicazione con il mare, addurremo che dal III sec. a.C. al I sec. d.C. il livello del Tirreno si è innalzato in media di mm. 1,7 all’anno».

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Marcella Boglione Contatta »

Composta da 139 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 509 click dal 14/02/2012.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.