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La convocazione dell’assemblea nelle società quotate: confronto tra ordinamento giuridico italiano ed ordinamento giuridico spagnolo.

Informazioni tesi

  Autore: Chiara Casadio
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Operatore Giuridico d'Impresa
  Relatore: Rolandino Guidotti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 96

Volere operare un confronto tra ordinamento giuridico italiano ed ordinamento giuridico spagnolo, non può prescindere dal ricordare che la Legge 7 luglio 2009, n. 88 (Legge Comunitaria 2008) ha conferito delega al governo per l’attuazione della direttiva 2007/36/CE, relativa all’esercizio di alcuni diritti degli azionisti di società quotate (la cosiddetta Shareholders’Rights Directive), il cui termine era fissato per il 3 agosto 2009. In attuazione di tale delega, all’esito di una fase di consultazione pubblica svoltasi nei mesi compresi fra luglio e settembre 2009, in data 22 gennaio 2010, il Consiglio dei Ministri ha approvato, su proposta del Ministero dell’Economia e delle Finanze, il d.lgs. 27 gennaio 2010, n. 27, per l’attuazione della suddetta direttiva.Il Decreto in particolare, ha modificato gli artt. 2366 c.c. in riferimento al tema dell’avviso di convocazione dell’assemblea (la cui applicazione è stata ora limitata alle società diverse dalle società cooperative, che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio) affidando la regolamentazione della corrispondente materia all’art. 125-bis T.U.F., e l’art. 2370 c.c. in riferimento alla parte inerente il diritto di intervento all’assemblea ed esercizio del voto, apportando l’introduzione di clausole che subordinano il diritto d’intervenire e votare al deposito preventivo delle azioni, con vincolo di indisponibilità delle stesse per il periodo intercorrente tra il deposito ed il termine dell’assise assembleare. Inoltre, ha inciso profondamente sulla normativa speciale di cui al d.lgs. n. 58 del 1998 (il T.U.F.), introducendo importanti novità per le società quotate, soprattutto per quanto concerne lo svolgimento e funzionamento delle attività assembleari, e l’introduzione di garanzie minime inerenti alcuni diritti degli azionisti di società quotate.
L’obiettivo della direttiva 2007/36/CE quindi è quello di favorire la partecipazione alla vita societaria rimuovendo gli ostacoli all’intervento in assemblea ed all’esercizio del voto, favorendo in particolare l’esercizio transfrontaliero del diritto di voto. Gli Stati membri assicurano che tali diritti degli azionisti siano determinati sulla base delle azioni detenute dagli stessi ad una determinata data precedente l’assemblea (la c.d. record date). Tale data è prevista tra i 30 giorni precedenti la convocazione dell’assemblea e gli 8 giorni successivi al termine ultimo per la pubblicazione dell’avviso di convocazione. In questo modo è possibile dare una rappresentazione quanto più corretta dell’azionariato.
Inoltre, vengono rimossi l’obbligo di depositare le azioni prima dell’assemblea ed il divieto di vederle durante il periodo che intercorre tra la record date e l’assemblea stessa. Lo scopo è quello di non scoraggiare anche la partecipazione da parte dei soggetti esteri, i quali necessitano di un lasso di tempo tra la data in cui hanno certezza del numero di azioni con le quali possono votare (cioè la record date) e l’invio di eventuali istruzioni di voto ai propri delegati in assemblea.
Il recepimento della disciplina comunitaria sui diritti degli azionisti, rappresenta quindi un’opportunità per incentivare la partecipazione alla vita societaria da parte degli azionisti di minoranza.

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3 PREMESSA Volere operare un confronto tra ordinamento giuridico italiano ed ordinamento giuridico spagnolo, non può prescindere dal ricordare che la Legge 7 luglio 2009, n. 88 (“Legge Comunitaria 2008”) (1) , ha conferito delega al governo per l’attuazione della direttiva 2007/36/CE, relativa all’esercizio di alcuni diritti degli azionisti di società quotate (la cosiddetta Shareholders’Rights Directive), il cui termine era fissato per il 3 agosto 2009. In attuazione di tale delega, all’esito di una fase di consultazione pubblica svoltasi nei mesi compresi fra luglio e settembre 2009, in data 22 gennaio 2010, il Consiglio dei Ministri ha approvato, su proposta del Ministero dell’Economia e delle Finanze, il d.lgs. 27 gennaio 2010, n. 27, per l’attuazione della suddetta direttiva. In data 5 marzo 2010 il d.lgs. in questione è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.5 ed è entrato in vigore poi il 20 marzo 2010. Il Decreto in particolare, ha modificato gli artt. 2366 c.c. (2) in riferimento al tema dell’avviso di convocazione dell’assemblea (la cui applicazione è stata ora limitata alle società diverse dalle società cooperative, che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio) affidando la regolamentazione della corrispondente materia all’art. 125-bis T.U.F., e l’art. 2370 c.c. in riferimento alla parte inerente il diritto di intervento (1) La c.d. “Legge Comunitaria”, ossia legge 7 luglio 2009, n. 88, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 14 luglio 2009, n. 161, fa riferimento alle deleghe previste per l’attuazione degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alla Comunità Europea. (2) Art. 2366 c.c.: “ 1  L‟assemblea è convocata dagli amministratori o dal consiglio di gestione mediante avviso contenente l‟indicazione del giorno, dell‟ora e del luogo dell‟adunanza e l‟elenco delle materie da trattare. 2  L‟avviso deve essere pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica o in almeno un quotidiano indicato nello statuto almeno quindici giorni prima di quello fissato per l‟assemblea. 3  Lo statuto delle società che non fanno ricorso al mercato di capitale del rischio può, in deroga al comma precedente, consentire la convocazione mediante avviso comunicato ai soci con mezzi che garantiscano la prova dell‟avvenuto ricevimento almeno otto giorni prima dell‟assemblea …”. In argomento: BUSANI A., Le modifiche statutarie conseguenti alla legge sui diritti degli azionisti, in Società, 2010, p. 85 ss..

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