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Nietzsche e il pensiero tragico

Con l'espressione Nascita della tragedia si è sempre voluto intendere la comparsa nel V sec. a. C. di quel genere teatrale tanto decantato e riscattato da Aristotele, ma l'analisi da me svolta in queste pagine, vuole metterne in risalto non solo la problematica originale sulle cause e i motivi circa la sua fioritura, ma soprattutto la concezione filosofica che intorno ad essa crebbe per tutti i secoli a venire e che coinvolse uno tra i più illustri filosofi dell'ultimo decennio, Friedrich Nietzsche.
La problematica sollevata dal filosofo, per quanto rivolta esplicitamente al perché della nascita e della fortuna di un genere teatrale tanto complesso, intendeva porre l'accento sulla "tragedia" spirituale che ogni uomo, nella sua vita di individuo, si trova ad affrontare: sono messi in discussione tutti quei sentimenti che fanno parte dell'animo umano. Nietzsche arriva a mettere in discussione se stesso e la sua natura, pur di cercare di dare una spiegazione a ciò che nella sua vita dà origine a quel sentimento tragico che lo accompagnerà fino alla fine dei suoi giorni e che fu, suo malgrado, la causa principale di tutta la sua infelicità.
Nella visione nietzscheana del tragico compaiono due divinità, Dioniso e Apollo, attorno alle quali si sviluppa la tragedia greca, sia come genere letterario, sia come ricerca della felicità.

I problemi fondamentali da me trattati sono il rapporto del greco con il dolore, il suo grado di sensibilità, e soprattutto il suo, sempre più forte, desiderio di bellezza, di feste sfrenate, nate dalla rinuncia, dalla mancanza di serenità, dalla malinconia e dal dolore. Ed è qui che ci riallacciamo al filosofo Nietzsche, alla creazione di quel Dioniso, visto come salvatore delle anime, portatore di gioie sfrenate e di divertimenti inconsulti. Nietzsche è il folle come è folle il comportamento del dio Priapo, una follia che però può salvare, una follia che libera dalla schiavitù, dalla concezione tragica che ormai è parte della vita dell'uomo greco.

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4 INTRODUZIONE Con l'espressione Nascita della tragedia si è sempre voluto intendere la comparsa nel V sec. a. C. di quel genere teatrale tanto decantato e riscattato da Aristotele, ma l'analisi da me svolta in queste pagine, vuole metterne in risalto non solo la problematica originale sulle cause e i motivi circa la sua fioritura, ma soprattutto la concezione filosofica che intorno ad essa crebbe per tutti i secoli a venire e che coinvolse uno tra i più illustri filosofi dell'ultimo decennio, Friedrich Nietzsche. La problematica sollevata dal filosofo, per quanto rivolta esplicitamente al perché della nascita e della fortuna di un genere teatrale tanto complesso, intendeva porre l'accento sulla "tragedia" spirituale che ogni uomo, nella sua vita di individuo, si trova ad affrontare: sono messi in discussione tutti quei sentimenti che fanno parte dell'animo umano. Nietzsche arriva a mettere in discussione se stesso e la sua natura, pur di cercare di dare una spiegazione a ciò che nella sua vita dà origine a quel sentimento tragico che lo accompagnerà fino alla fine dei suoi giorni e che fu, suo malgrado, la causa principale di tutta la sua infelicità. Nella visione nietzscheana del tragico compaiono due divinità, Dioniso e Apollo, attorno alle quali si sviluppa la tragedia greca, sia come genere letterario, sia come ricerca della felicità.

Tesi di Laurea

Facoltà: Conservazione dei Beni Culturali

Autore: Viviana Alparone Contatta »

Composta da 84 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 11732 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 15 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.