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Lo strumento dei gruppi di auto mutuo aiuto nell'elaborazione del lutto. Una prospettiva sociale.

Ogni anno un grandissimo numero di persone viene ricoverato in ospedale e un numero ancora superiore si ammala senza ricorrere al ricovero. L’esperienza da ospedalizzazione rappresenta una parte consistente della vita delle persone e delle popolazioni delle nostre società avanzate. Ancora, è altrettanto chiaro che malattia e ospedale non sono cose che riguardano gli altri, quelli che hanno tare o stanno male ma rientrano tra gli eventi probabili della vita per chiunque.
Com’è l’esperienza di ammalarsi? Gli studi (in particolare di sociologia, di medicina della salute, di psicologia medica o ospedaliera ma anche di psicologia dell’arco di vita e antropologia) suggeriscono che nel complesso si tratta di un’esperienza difficile, perché alla malattia in sé si aggiungono disagi legati alla condizione sociale e psicologica del malato nelle nostre civiltà.
Ammalarsi è come varcare un confine e venirsi a trovare in una situazione del tutto particolare, diversa da quella abituale.
Principalmente ammalarsi comporta il passaggio dall’indipendenza alla dipendenza. Se prima ci si poteva amministrare da sé, ora, in misura più o meno grande a seconda della malattia e delle circostanze, bisogna affidarsi ad altri, non solo ai medici e al personale sanitario ma anche agli psicologi, ai volontari, alla famiglia e persino ad amici e conoscenti che magari hanno affrontato o stanno affrontando la stessa situazione (Bianchi, Di Giovanni, 1997).
In questa ottica diviene allora fondamentale inoltrare la nostra attenzione non tanto sulla condizione del malato secondo un approccio psicoterapeutico e medico (del quale esiste un ampia letteratura) ma sull’importanza della presenza degli altri, secondo una chiave prettamente sociale:
- “gli altri” intesi in senso sociale più ristretto (vedi famiglia; gruppo di amici);
- “gli altri” in senso sociale più ampio (vedi la comunità).
Naturalmente una prima parte del lavoro, nello specifico i capitoli 1 e 2, è dedicata agli aspetti psicologici e psicopatologici della persona ammalata di cancro e della sua famiglia. Nel primo capitolo verranno trattate le implicazioni psicosociali della malattia e approfondite le principali reazioni psicologiche dei pazienti nelle varie fasi della malattia. Il capitolo secondo affronta le stesse tematiche secondo la prospettiva della famiglia partendo da una visione del cancro come “malattia familiare” e descrivendo le principali strategie di reazione messe in atto dalla famiglia del paziente ammalato. In questo stesso ambito vengono definiti gli aspetti relativi al lutto successivi alla perdita del proprio caro.
La seconda parte è costituita dai capitoli 3 e 4 nei quali viene posta particolare attenzione al tema delle relazioni sociali e alle strutture che offrono questo servizio. Il capitolo 3 pone l’accento sulle due principali figure di riferimento maggiormente presenti nell’ambito oncologico non solo ambulatoriale ma anche domiciliare: i medici e gli psicologi. Nel primo paragrafo viene prestata particolare attenzione alla figura del medico e alle innumerevoli difficoltà riscontrabili nell’attuazione di un intervento mirato a capire e comprendere tutte le dinamiche soggettive della malattia del paziente incluse le variabili chiamate in causa nelle difficoltà di comunicazione. Nel secondo paragrafo viene posto l’accento sulla figura dello psicologo e della disciplina psico-oncologica sia a livelli internazionale sia a livello nazionale.
Il capitolo 4 è dedicato alla presentazione della struttura Hospice, come strada alternativa all’ospedalizzazione, partendo da un breve excursus storico fino alle realtà presenti in Sardegna.
L’ultima parte, che comprende i capitoli 5 e 6, è dedicata alla costituzione ed all’importanza dei gruppi di auto-mutuo-aiuto per persone in lutto. Nel capitolo 5 è infatti riportata una descrizione di gruppo come risorsa sociale e come luogo per uscire dall’isolamento e dalla depressione.
Infine al capitolo 6 è affidata la descrizione tecnica e dettagliata dei gruppi di auto-mutuo-aiuto: dalla metodologia di costruzione dei gruppi alle dinamiche di conduzione del gruppo.

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4 Introduzione Ogni anno un grandissimo numero di persone viene ricoverato in ospedale e un numero ancora superiore si ammala senza ricorrere al ricovero. L’esperienza da ospedalizzazione rappresenta una parte consistente della vita delle persone e delle popolazioni delle nostre società avanzate. Ancora, è altrettanto chiaro che malattia e ospedale non sono cose che riguardano gli altri, quelli che hanno tare o stanno male ma rientrano tra gli eventi probabili della vita per chiunque. Com’è l’esperienza di ammalarsi? Gli studi (in particolare di sociologia, di medicina della salute, di psicologia medica o ospedaliera ma anche di psicologia dell’arco di vita e antropologia) suggeriscono che nel complesso si tratta di un’esperienza difficile, perchØ alla malattia in sØ si aggiungono disagi legati alla condizione sociale e psicologica del malato nelle nostre civiltà. Ammalarsi è come varcare un confine e venirsi a trovare in una situazione del tutto particolare, diversa da quella abituale. Principalmente ammalarsi comporta il passaggio dall’indipendenza alla dipendenza. Se prima ci si poteva amministrare da sØ, ora, in misura piø o meno grande a seconda della malattia e delle circostanze, bisogna affidarsi ad altri, non solo ai medici e al personale sanitario ma anche agli psicologi, ai volontari, alla famiglia e persino ad amici e conoscenti che magari hanno affrontato o stanno affrontando la stessa situazione. (Bianchi, Di Giovanni, 1997). In questa ottica diviene allora fondamentale inoltrare la nostra attenzione non tanto sulla condizione del malato secondo un approccio psicoterapeutico e medico (del quale esiste un ampia letteratura) ma sull’importanza della presenza degli altri, secondo una chiave prettamente sociale: - “gli altri” intesi in senso sociale piø ristretto (vedi famiglia; gruppo di amici); - “gli altri” in senso sociale piø ampio (vedi la comunità). Naturalmente una prima parte del lavoro, nello specifico i capitoli 1 e 2, è dedicata agli aspetti psicologici e psicopatologici della persona ammalata di cancro e della sua famiglia. Nel primo capitolo verranno trattate le implicazioni psicosociali della malattia e approfondite le principali reazioni psicologiche dei pazienti nelle varie fasi della malattia.

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Giovanna Bussa Contatta »

Composta da 68 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.