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L'organizzazione della protezione civile

La tesi descrive il Servizio nazionale della protezione civile, nonché i poteri attraverso cui l'attività dell'organizzazione si esplica, sia in fase di pianificazione dell'emergenza che di gestione della stessa.
Un capitolo, in particolare, descrive i provvedimenti presi dal Governo in occasione del terremoto di L'Aquila il 6.4.09.
Nel presente lavoro si toccheranno molti aspetti, tenendo presente che l’organizzazione del Servizio Nazionale della protezione civile riveste un’importanza primaria per il raggiungimento degli scopi che la legge gli assegna, in quanto un’organizzazione non adeguata allo scopo non può svolgere attività di previsione e prevenzione, soccorso e superamento dell’emergenza, tutte attività che, se da un lato sono previste dalla legge, vincolando, dunque, le amministrazioni destinatarie delle norme di legge, dall’altro sono, altresì, costituzionalmente dovute, in quanto un ordinamento che riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo e che richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale, non può ignorare l’attività di protezione dei cittadini dai rischi posti dal territorio in cui essi vivono.

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5 Introduzione Nell’ordinamento italiano il Servizio nazionale della protezione civile rappresenta l’organizzazione deputata a tutelare «l’integrità della vita, i beni, gli insediamenti e l’ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, da catastrofi o da altri eventi pericolosi 1 ». La definizione legislativa fa riferimento a beni individuali e collettivi protetti dalla nostra Carta Costituzionale. La tutela non si limita a riparare i danni già verificatisi, ma si spinge sino a ricomprendere il pericolo di danni. Di conseguenza, la protezione civile comprende sia quelle attività volte al soccorso di popolazioni colpite da calamità naturali o catastrofi, sia quelle attività volte a prevederli e prevenirli. In origine, la protezione civile comprendeva soltanto la prima tipologia di attività: lo Stato attuava «una gestione episodica e sporadica dell’emergenza 2 », in cui si provvedeva al bisogno. Poiché gli eventi catastrofici (terremoti, alluvioni, eruzioni vulcaniche etc.) non erano prevedibili, si riteneva che all’uomo non restasse altro che assistere coloro che il caso sceglieva di colpire. Dimostrazione di ciò può essere data dal fatto che la prima legge quadro sulla protezione civile risalga soltanto al 1970 3 , nonostante il nostro paese fosse stato da sempre frequentemente colpito da disastri naturali di ampia portata 4 . Nondimeno, è proprio con la legge quadro del 1970 che assistiamo a un primo importante cambiamento, perlomeno nelle enunciazioni di principio. L’articolo 1 di tale legge affermava che «per calamità naturale o catastrofe s’intende l’insorgere di situazioni che comportino grave 1 Articolo 1 della legge 24 febbraio 1992, n. 225, “Istituzione del Servizio nazionale della protezione civile”. 2 Gandini F., Montagni A., La protezione civile. Profili costituzionali e amministrativi. Riflessi penali, Milano, 2007, 31. 3 La l. 8 dicembre 1970, n. 996, “Norme sul soccorso e l’assistenza alle popolazioni colpite da calamità – Protezione civile”. 4 Solo due anni prima dell’emanazione della legge, il 15 gennaio 1968, il terremoto nel Belice aveva raso al suolo diversi paesi del trapanese e dell’agrigentino e causato circa 400 morti, anche se, come precisano Musacchio A., Mannocchi A., Mariani L., Orioli F., Saba L., Stato e società nel Belice. La gestione del terremoto: 1968 – 1976, Milano, 1981, 52, né il numero dei morti né quello dei cd. baraccati fu mai quantificato con esattezza.

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Antonella Buzzi Contatta »

Composta da 126 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.