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La costituzione di parte civile nel processo penale a carico dell'ente: quid iuris?

Informazioni tesi

  Autore: Giovanni Maria Giannone
  Tipo: Tesi di Specializzazione/Perfezionamento
Specializzazione in Professioni Legali
Anno: 2011
Docente/Relatore: Giancarlo Chiariello
Istituito da: Università degli Studi di Bari
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 88

La costituzione di parte civile nel processo penale a carico dell’ente: quid iuris?
Una questione complessa, certamente, ma, al contempo, di rilevante interesse e ricca di molteplici spunti di riflessione.
Una questione che si intreccia saldamente a tematiche di diritto sostanziale, pur trovando la sua dimensione naturale nel diritto processuale.
Quella della costituzione di parte civile nei confronti dell’ente imputato è, infatti, una problematica sui cui per molti anni si è confrontata la giurisprudenza di merito, anche in ragione dell’assenza, in passato, di “arresti” della Suprema Corte. Solo di recente, con la sentenza n. 2251, depositata il 22 gennaio 2011, la Corte si è pronunciata per la prima volta sull’ammissibilità, nel processo a carico dell’ente, della costituzione di parte civile di chi prospetti di aver riportato danni derivanti dall’illecito amministrativo dipendente dal reato commesso, nell’interesse o a vantaggio dell’ente stesso, da suoi uomini di vertice o da suoi dipendenti.
Gli indirizzi giurisprudenziali e dottrinari formatisi in materia sono stati fondamentalmente due. Da un lato, quello di chi ha da sempre considerato necessaria la presenza della parte civile anche nel processo a carico delle persone giuridiche; sul versante opposto, quello dei sostenitori della inammissibilità della costituzione di parte civile. Il campo su cui si è consumato lo “scontro” tra i due diversi orientamenti è stato quello del Decreto Legislativo 8 giugno 2001, n. 231, che, in attuazione della delega contenuta nell’art. 11, legge 29 settembre 2000, n. 300, ha introdotto una inedita forma di responsabilità degli enti per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato.
Il fine del presente lavoro è quello di giungere non certo ad una soluzione certa ed univoca del quesito posto in apertura – peraltro difficile allo stato attuale – quanto, piuttosto, quello di procedere ad un’analisi dettagliata di ogni singolo aspetto della problematica, segnalando gli eventuali, possibili sviluppi della stessa.
Pertanto, ho inteso articolare il discorso sulla base delle pronunce dei giudici di merito che, nel corso degli anni, si sono succedute, giungendo fino al poc’anzi citato intervento della Suprema Corte, senza dimenticare gli opportuni cenni agli ultimi interessanti sviluppi avutisi con l’ordinanza 9 febbraio 2011 pronunciata dal G.I.P. presso il Tribunale di Firenze, per mezzo della quale è stata investita della questione la Corte di Giustizia dell’Unione Europea.
Sono quattro le parti entro cui ho ritenuto essenziale trattare queste tematiche.
La prima è riservata all’analisi della disciplina generale della responsabilità degli enti per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato, contenuta nel D.lgs. 231/2001. Al riguardo, l’attenzione è stata focalizzata esclusivamente su alcune delle norme del Decreto Legislativo, pur non dimenticando adeguati riferimenti a questioni di ordine generale legate alla “natura” (penale o amministrativa) della responsabilità degli enti.
Alla seconda parte, invece, è stato affidato il compito di condurci al cuore dell’indagine in oggetto. Il secondo capitolo, infatti, è dedicato all’esame approfondito della problematica inerente la costituzione di parte civile nel processo penale a carico degli enti. Al fine di rendere più proficua l’analisi della questione, ho ritenuto opportuno scindere il discorso in due distinte sezioni. Una prima, dedicata all’approfondimento delle ragioni addotte dai fautori della “tesi dell’ammissibilità”; l’altra, invece, destinata ad accogliere l’esame delle considerazioni elaborate dai sostenitori della diversa “tesi dell’inammissibilità”. Fondamentale è stata la lettura delle sentenze dei giudici di merito favorevoli all’una o all’altra posizione.
È stato più semplice, in questo modo, giungere, nell’ambito del terzo capitolo, alla pronuncia n. 2251 del 2011 della Suprema Corte. Come anticipato, con la predetta sentenza, i giudici di legittimità sono intervenuti per la prima volta sul tema dell’ammissibilità della costituzione di parte civile nel processo a carico degli enti. È nell’ambito di questa terza parte, peraltro, che sono stati fatti gli opportuni richiami alla predetta ordinanza del Tribunale di Firenze, 9 febbraio 2011.
È stata, così, riservata alle conclusioni la quarta ed ultima parte del presente lavoro. Decisivi, a tal proposito, si sono rivelati alcuni tra gli argomenti posti in rilievo dalla stessa Corte di Cassazione.
Non mi resta che lasciare spazio, dunque, all’analisi delle questioni fin qui per sommi capi presentate.

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1 INTRODUZIONE La costituzione di parte civile nel processo penale a carico dell’ente: quid iuris? Poche parole, un semplice titolo, un delicato interrogativo per riassumere la questione posta al centro della nostra indagine. Una questione complessa, certamente, ma, al contempo, di rilevante interesse e ricca di molteplici spunti di riflessione. Una questione che si intreccia saldamente a tematiche di diritto sostanziale, pur trovando la sua dimensione naturale nel diritto processuale. Non nascondo la sensazione di stupore provata allorché, per la prima volta, mi accingevo alla ricerca del materiale – dottrinario e giurisprudenziale – utile a comprendere a fondo l’argomento. A fronte delle numerose pagine di dottrina, infatti, sì è presentata una vasta serie di pronunce giurisprudenziali che hanno affrontato con estrema cura la questione in esame. Quella della costituzione di parte civile nei confronti dell’ente imputato è, infatti, una problematica sui cui per molti anni si è confrontata la giurisprudenza di merito, anche in ragione dell’assenza,

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Parole chiave

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ravvedimento operoso
cedu
d.lgs. 231/2001
responsabilità amministrativa
persone giuridiche
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