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Il riciclaggio dei proventi di origine illecita

Informazioni tesi

  Autore: Fiorenzo Sepe
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia bancaria
  Relatore: Francesco Mazzini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 54

Una matrice fondamentale della criminalità è rappresentata dalla commistione con l'apparato economico, a causa delle ingenti masse di denaro che è in grado di manovrare. Il rilievo economico e finanziario della criminalità ed i gravi rischi di contagio per l'economia appaiono ben chiari nella nozione codicistica di associazione di stampo mafioso (art. 416 bis c.p.), laddove è evidenziato, tra le finalità tipiche del sodalizio criminale, lo scopo di “acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche”.
L'imprenditoria criminale, infatti, è vincolata ad una logica economica che conosce costi di gestione, di mantenimento e necessità di investimenti. Essa ha, cioè, bisogno di operare in un contesto economico-finanziario avvalendosi delle strutture esistenti e, con particolare riferimento all'investimento della ricchezza accumulata, ad assoggettarsi alle regole di canalizzazione ordinaria.
Il profitto dell'impresa criminale deve pertanto permanere nelle ordinarie sedi dell'intermediazione (banche, società finanziarie, fiduciarie etc.), utilizzando, sul versante degli investimenti, i canali istituzionali.
Anche la crescente globalizzazione dell'economia e la liberalizzazione della circolazione di persone e capitali costituiscono, poi, ulteriori fattori di pericolosità.

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Capitolo 2 Quadro normativo di riferimento 2.1 Fonti del diritto internazionale (2.1.1 Dichiarazione dei Principi del Comitato di Basilea; 2.1.2 Convenzione delle Nazioni Unite; 2.1.3 Le 40 Raccomandazioni del G.A.F.I.; 2.1.4 Convenzione di Strasburgo; 2.1.5 Convenzione di Varsavia ); 2.2 Fonti comunitarie (2.2.1 Direttiva 91/308/CEE; 2.2.2 Direttiva 2001/97/CE; 2.2.3 Direttiva 2005/60/CE); 2.3 Fonti del diritto nazionale (2.3.1 Riciclaggio; 2.3.2 Usura; 2.3.3 Circolazione transfrontaliera di capitali). 2.1 Le fonti del diritto internazionale Il riciclaggio dei proventi illeciti è un fenomeno transnazionale. L'economia illegale trae profitto dalla globalizzazione dei mercati e dall'accelerazione delle trasmissioni finanziarie. Si sono resi pertanto necessari interventi normativi di profilo internazionale. A conferma di tale indirizzo, la seconda Relazione sull'applicazione della Direttiva 91/308/Cee, ora abrogata, che recitava: “il riciclaggio dei proventi di attività illecite è un fenomeno sempre più internazionale i cui responsabili sono pronti a sfruttare tutte le opportunità e lacune esistenti nei dispositivi degli Stati in qualsiasi parte del mondo. Pertanto la lotta contro il riciclaggio di capitali deve essere concepita in termini globali” 2 . Il carattere transfrontaliero del reato veniva confermato anche dalla Conferenza internazionale dell'ONU del 1994 in tema di prevenzione e controllo del riciclaggio di denaro. Alla conferenza presero parte 45 Paesi, vennero analizzate le stime dei proventi oggetto del riciclaggio atte a dimostrare la natura internazionale del fenomeno. La materia è disciplinata da normative internazionali, con diversa forza giuridica, e da norme comunitarie. A causa degli attacchi terroristici del 2001, la disciplina è stata estesa al contrasto del finanziamento del terrorismo. Di seguito, le principali iniziative adottate in campo internazionale, da cui sono derivati adeguamenti all'assetto normativo nazionale. 2 “Seconda relazione della Commissione sull'applicazione della Direttiva relativa al riciclaggio dei proventi di attività illecite” (91/308/Cee), XV/1116/97-rev.2-It, 4. 8

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Parole chiave

denaro sporco
riciclaggio
basilea
usura
guardia di finanza
antiriciclaggio
convenzione di varsavia
convenzione di strasburgo
raccomandazioni gafi
direttiva 2006/60/ce
gruppo egmont
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