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Gli interpelli tributari nell'ordinamento italiano

Informazioni tesi

  Autore: Angelo Di Ceglie
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Bari
  Facoltà: Economia
  Corso: Consulenza professionale per le aziende
  Relatore: Antonio Uricchio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 114

Nell’ordinamento tributario italiano, di recente, è stata introdotta una serie di istituti giuridici volti a snellire il contenzioso - si pensi alla conciliazione giudiziale - prevenire le liti tributarie - si pensi all’accertamento con adesione - e a chiarire le regole del rapporto tributario, come l’interpello, nelle sue varie modalità.
Attraverso l’interpello, infatti, è consentito al contribuente di rivolgere all’Amministrazione finanziaria un parere sull’interpretazione di una norma giuridica al fine di conoscere la valutazione della stessa su un certo comportamento dell’istante.
Spetta, poi, a quest’ultimo decidere se conformarsi a quella valutazione o disattenderla: il parere, infatti, non è vincolante (per il contribuente) e nel caso in cui volesse prescinderne si verificherà (solo) una inversione dell’onere della prova: per cui non incomberà più sulla Amministrazione la prova delle ragioni della maggiore pretesa erariale, ma spetterà al contribuente provare la correttezza fiscale del proprio operato.
L’interpello presenta caratteristiche diverse in base alla tipologia dei quesiti proposti, ai soggetti che lo formulano, alle modalità di presentazione e alle conseguenze che derivano dalle risposte e/o dal silenzio dell’Organo di volta in volta investito del parere.
Scopo del presente lavoro è, da un lato, quello di evidenziare il ruolo di centralità dell’istituto all’interno dello Statuto dei diritti del contribuente ponendo in risalto i punti di maggior innovazione rispetto al passato caratterizzato da una minore certezza e trasparenza dei rapporti tra Fisco e contribuente; in secondo luogo, vengono analizzate le singole discipline delle diverse tipologie di interpello, i punti di maggior criticità delle stesse e le differenze.
Il lavoro viene concluso con osservazioni finali ed ipotesi di riforma.

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1 CAPITOLO 1 L’interpello come istituto di collaborazione tra contribuente e Amministrazione finanziaria. SOMMARIO: 1.1 Ragioni e principi ispiratori dell’interpello. – 1.2 I caratteri dell’istituto: pregi e limiti. - 1.3 Natura giuridica e tutela giurisdizionale dell’interpello. – 1.4 Gli uffici competenti in sede di risposta all’interpello. – 1.4.1 Eventi in caso di incompetenza. 1.1 Ragioni e principi ispiratori dell’interpello. I rapporti tra contribuente e Amministrazione finanziaria 1 erano, in passato, contraddistinti da una concezione secondo cui l’attività di quest’ultima fosse espressione dell’esercizio di un potere pubblico piuttosto che di pubblico servizio, tant’è che la sua attività ermeneutica era improntata esclusivamente alla salvaguardia degli interessi erariali a discapito del contribuente. In caso di non ottemperanza agli impegni assunti ovvero di non uniformità alle interpretazioni rese da parte dell’Amministrazione finanziaria, era solo possibile intraprendere la lite giudiziaria. A onor del vero la “comunicazione” tra Fisco e contribuente era già prevista alla fine degli anni cinquanta attraverso risoluzioni e pareri, i quali erano caratterizzati dall’assenza di forza vincolante nei confronti del primo. Il che li rendeva degli strumenti meramente interni che di fatto non contribuivano all’instaurazione di un rapporto di fiducia tra le parti men che meno alla tutela dell’affidamento del contribuente 2 . Ciò comportava il ricorso al contenzioso tributario e al conseguente sovraccarico degli organi di giustizia tributaria. La necessità di una riforma e, dunque, di uno strumento come l’interpello è nata dall’esigenza di conferire all’attività del Fisco una maggiore vincolatività 1 Per amministrazione finanziaria, di seguito A.F., s’intende Agenzia delle Entrate, Agenzia del Territorio, Agenzia delle Dogane. 2 Fantozzi, in Il Diritto Tributario, Torino, 2003 sottolinea come le problematiche che sollecitavano un intervento da parte del legislatore erano riconducibili alla mancanza di certezza relativa alla definitività dell’interpretazione resa dagli uffici.

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legge 212/2000

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