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Il reato di danneggiamento informatico dalla legge 547/1993 alla legge 48/2008

La tesi illustra l'evoluzione nel tempo di alcune norme in ambito di danneggiamento informatico e l'inserimento di altre norme nello stesso ambito, partendo dall'introduzione della fattispecie stessa nel codice penale nel 1993.
Analizzando la nuova normativa ci si accorge subito che il legislatore ha inteso tutelare in maniera più specifica, rispetto a quello che aveva fatto introducendo la normativa del 1993, i dati informatici e i sistemi informatici, punendo il loro danneggiamento con pene diverse (più miti nel caso di danno ai dati, più severe nel caso di danno ai sistemi) e ha ridefinito l'ambito della tutela penale inserendo nelle nuove norme condotte più specifiche di danneggiamento informatico, perché più aderenti a quella che è la realtà digitale, (es. la cancellazione dei dati) al posto di altre condotte più generiche (es. il rendere inservibili i dati) presenti nella normativa del 1993, che trovano la loro origine nel danneggiamento tradizionale. Per quanto riguarda, invece, le due norme in materia di danneggiamento di dati e sistemi di pubblica utilità, introdotte dalla riforma, ci si accorge che in realtà esse non sono altro che norme che puniscono condotte che attentano all'integrità degli stessi (delitti di attentato) pur essendo state collocate nell'ambito dei reati contro il patrimonio e che il fatto di danneggiamento vero e proprio in questo caso è punito a titolo di aggravante.
Ad avviso di chi scrive lo scorporo di queste due condotte dall'art. 420 c.p. e la loro collocazione, operata dal legislatore, tra le norme a tutela del patrimonio, è risultata essere di inutile in quanto le norme in questione sono rimaste invariate sia a livello di formulazione della fattispecie che a livello di sanzione edittale e di conseguenza non c'è stata di fatto innovazione legislativa. Tuttavia, occorre ricordare per concludere, e questo punto è ampiamente condiviso anche da chi scrive, che il diritto penale debba essere strumento di tutela dei beni dalle aggressioni che appaiono maggiormente aggressive e cariche di disvalore sociale e che per questo motivo il legislatore stesso, in modo analogo a quanto fatto nell'ambito del delitto di danneggiamento ordinario, continui a non sanzionare penalmente le ipotesi colpose di danneggiamento informatico lasciando ad altre branche del diritto (privato e amministrativo) il compito di trovare le soluzioni alle eventuali controversie che sorgano in merito.

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INTRODUZIONE DEL DANNEGGIAMENTO INFORMATICO Il danneggiamento informatico è stato introdotto, insieme ad altre fattispecie, nel codice penale, mediante l'articolo 9 della legge 547 del 23 dicembre 1993 ed è stato di recente modificato e ampliato dall'art. 5, comma 1, della legge 48 del 18 marzo 2008. Attraverso il provvedimento del 1993 si è dato vita, all'interno del nostro ordinamento penale, al primo nucleo di tutela specifica nei confronti di un ventaglio di beni che compongono o attengono alla realtà informatica, siano essi beni materiali (in genere i componenti degli elaboratori e dei sistemi informatici) o digitali (programmi, sistemi operativi e banche dati contenuti negli elaboratori e sistemi informatici stessi). In questa prospettiva, oltre al reato di “danneggiamento di sistemi informatici e telematici” (art. 635 bis c.p.) 1 , il legislatore ha delineato una serie di figure di reato che sono state introdotte o modificate, laddove già preesistenti, dalla stessa legge 547/1993: si trattava del reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose (art. 392 c.p.), del reato di violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza informatica (art. 616 c.p., 4° comma), del reato di attentato a impianti di pubblica 1 La rubrica del reato era diversa, rispetto a come è oggi, perché, come vedremo, era diverso il campo di applicazione della norma stessa. 3

Laurea liv.I

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Tiziano Gigliuto Contatta »

Composta da 48 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 798 click dal 29/02/2012.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.