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Esiti neuropsicologici del trauma cranioencefalico

Informazioni tesi

  Autore: Paola Alessandra Consoli
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Scienze e tecniche psicologiche
  Relatore: Gaspare Galati
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 37

Esiti neuropsicologici di un trauma cranio-encefalico provocato da incidente stradale. I disturbi interessano sempre il lobo frontale e colpiscono prevalentemente i giovani.
Il trauma cranioencefalico (TCE) è un evento acuto determinato dall’improvvisa e violenta applicazione di una forza fisica che colpisce la scatola cranica.
Le sequele neuropsicologiche post-traumatiche sono un’intricata combinazione di processi biologici ed emotivi. I sintomi che seguono gli eventi traumatici rappresentano la somma di due quantità: i danni al cervello e le strutture che lo circondano, la reazione emotiva del paziente e l'esperienza del trauma.

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1 1. IL TRAUMA CRANIOENCEFALICO Il trauma cranioencefalico (TCE) è un evento acuto determinato dall’improvvisa e violenta applicazione di una forza fisica che colpisce la scatola cranica. La National and Injury Foundation definisce il trauma cranico (traumatic brain injury, TBI) come “un danno cerebrale di natura non degenerativa né congenita, ma causato da una forza esterna che può determinare una diminuzione o un’alterazione del livello di coscienza. Il TCE può inoltre causare menomazioni e alterazioni a livello cognitivo, fisico ed emotivo” (Granà, 2005, p.106). 1.1 CLASSIFICAZIONE Il TCE è la conseguenza di forze statiche (schiacciamento o compressione del capo ad opera di un oggetto pesante) o, più frequentemente, di forze dinamiche (incidenti stradali). I possibili meccanismi dell’incidente stradale sono (De Tanti, 2006):  Trauma da impatto: un oggetto in movimento colpisce il cranio (o è colpito da esso) provocando un danno da impatto dovuto ai meccanismi di accelerazione e propagazione delle onde d’urto;  Trauma da impulso: le accelerazioni/decelerazioni “scuotono” il cervello all’interno della scatola cranica. Esempi tipici sono il colpo di frusta e lo shaken baby syndrome (esito del maltrattamento e scuotimento da parte di un adulto). Un’ulteriore classificazione distingue: il trauma cranico chiuso (non comporta fratture della scatola cranica) e il trauma cranico aperto (con fratture del cranio ed eventuale penetrazione di corpi estranei) (De Tanti, 2006). La frattura cranica avviene in corrispondenza dell’impatto ed è classificabile in tre tipologie (De Tanti, 2006):  Fratture della base cranica: le più rare e difficili da diagnosticare, possono causare lesioni dei nervi cranici (I, II, III, IV, V). Più raramente la frattura provoca la lacerazione della dura madre, con otoliquorrea, rinoliquorrea e infezioni delle meningi.  Fratture lineari (il 75% dei casi di frattura cranica): interessano l’osso temporale e parietale, non necessitano di particolari interventi terapeutici.

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Parole chiave

lobo frontale
trauma cranico
incidente stradale
brain injury
guida pericolosa

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