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L’evoluzione delle strategie di un gruppo automobilistico: il caso Honda Motor Co.

Quando all’indomani del secondo conflitto mondiale Soichiro Honda fondò la Honda Motor Co., con sede ad Hamamatsu, nel cuore del paese che più di ogni altro aveva subito la violenza della guerra appena conclusa, certamente non immaginava, sebbene fosse un uomo dalla vivida fantasia, che la sua società sarebbe di lì in poi diventata la più grande nell’industria delle due ruote e la seconda nel settore automobilistico giapponese.
Nonostante le ferite della guerra, nonostante i limiti dalla gestione americana post-bellica e i tentativi del MITI di imporre una politica di sviluppo che privilegiasse l’industria pesante, la Honda fu in grado, in soli quindici anni dalla sua nascita, di sfidare e battere il meglio della produzione europea sulle piste del Continental Circus e di impiantare uno stabilimento nel cuore del più importante e vivace mercato del mondo, quello europeo, vera culla del motociclismo in ogni sua forma ed espressione.
L’immediato successo nel mercato a due ruote e l’abilità del suo fondatore, portarono la Honda ad espandere il proprio business, con l’entrata della società giapponese nell’industria automobilistica. Un settore dove inizierà ad affermarsi solo a distanza di qualche anno con le severissime disposizioni statunitensi nel 1970 del Clean Air Act; e di lì in poi, concentrarsi nel suo principale acquirente: il mercato nordamericano.
Nel passare in rassegna le proprie radici alla ricerca di indicazioni preziose per il futuro, Honda sapeva bene che, nella guerra dell’auto ecologica, la chiave del successo stava nella capacità di saper seguire una strada propria. Toyota, che storicamente è sempre stata un’azienda molto abile nel seguire gli altri, più che nel fungere da apripista, con il successo della tecnologia ibrida era come se avesse strappato a Honda una pagina della sua storia.
Contemporaneamente alla transizione a favore di veicoli “puliti” e quindi tecnologie verdi all’inizio del XXI secolo, ecco crescere nel frattempo un mercato dalle enormi potenzialità, ovvero quello dei Paesi asiatici (Cina e India in primis). In un periodo chiaramente di crisi economica e di concorrenza spietata per l’intero settore automobilistico mondiale, ciò favorì sempre di più un processo di concentrazione che era già in atto da qualche tempo. Un processo che avvantaggiava, non tanto le grandi e grandissime società internazionali, quanto quelle che avrebbero saputo operare delle scelte produttive tali da porle in condizioni migliori nell’affrontare le conseguenze della crisi.
Lo scopo della presente ricerca è dunque quello di analizzare l’evoluzione del gruppo automobilistico Honda Motor Co. all’interno dell’industria dei trasporti, per far emergere le principali strategie, e di conseguenza i successi oppure i fallimenti di quest’ultime, anche alla luce di un quadro più ampio del mercato.
La trattazione è strutturata in quattro capitoli, che rappresentano ognuno un preciso arco temporale per Honda. Il primo capitolo analizza la dinamica evolutiva che vide entro un ventennio dalla sua fondazione, la fenomenale crescita nel mercato delle due ruote ed il suo successo, in particolar modo, nel mercato americano. Tutto ciò, senza dimenticare da una parte, le abili politiche messe in atto dal suo co-fondatore Takeo Fujisawa, e dall’altra, la crisi finanziaria che ha messo a nudo la società. Infine, si analizzata la questione, di crescente importanza, dello sfruttamento di opportunità derivanti dal business collaterale: il settore automobilistico.
Nel secondo capitolo, si prende in considerazione lo sviluppo dell’azienda nel mondo delle quattro ruote che si affiancherà a quello motociclistico. Nella sua prima parte si descrive il principale scenario del settore automotive e la sua evoluzione negli anni, oltre ad offrire un quadro generale delle attività aziendali dell’azienda nipponica nel nuovo business. Detto ciò, la seconda parte si concentra sull’affermazione come casa automobilistica della Honda, soprattutto sul mercato americano, grazie alla creazione di alcuni modelli, come la Civic, equipaggiati con uno speciale motore brevettato dalla stessa (CVCC) che permetteva di risparmiare benzina e di essere altamente prestante rispetto ai motori di pari cilindrata. Caratteristiche che, come si vedrà, incontreranno l’apprezzamento dei consumatori americani sia per le conseguenze degli shock petroliferi sia per l’entrata in vigore delle sempre più restrittive norme antinquinamento.
Successivamente, nel terzo capitolo, vengono presi invece in esame più temi a livello globale. Infatti, dopo un’attenta disamina sull’insediamento americano della Honda, quindi alla decisione di stabilirsi in Ohio, si passa a descrivere e motivare le joint-venture che la società ha avuto con Rover e Hero Cycle rispettivamente nel mercato inglese e indiano.

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9 Capitolo 1. Dal ’46 fino al ’63: la svolta del dopoguerra 1.1 La fondazione della Honda Motor Co. All’indomani del secondo conflitto mondiale, di fronte al desolante spettacolo offerto dalle macerie di quella che era stata una fiorente industria, convertita alla produzione bellica prima, bombardata e abbandonata a se stessa dopo, la necessità impellente di ricostruire ciò che era andato perduto, il desiderio di voltare pagina e di lasciarsi la guerra alle spalle spinsero uomini intraprendenti e geniali a creare, dal nulla e con scarsissimi mezzi a disposizione, oggetti che hanno lasciato un segno indelebile nel nostro passato. Oggetti che non solo esprimevano tutta la genialità dei loro ideatori nella loro funzionalità, ma che altresì mostravano, nel design, nelle forme e nei materiali tutta la creatività, capaci di emergere ed esprimersi anche nei momenti più bui. Uno di questi oggetti, ad esempio, vedeva la luce nel 1946 grazie all’intraprendenza di Enrico Piaggio: la Vespa. Gli stabilimenti Piaggio, convertiti durante la guerra alla produzione di motori e accessori per l’aeronautica, alla fine del conflitto utilizzarono i motori d’avviamento di loro produzione, e di cui avevano pieni i magazzini, per motorizzare uno scooter in lamiera dal design ricercato e piacevole. La robustezza del mezzo, unitamente al prezzo contenuto e ai consumi modesti, doti indispensabili in un Paese che a stento cercava di rialzarsi, in cui il carburante scarseggiava e le strade erano a dir poco dissestate, ne decretarono il successo. Oggi, a più di mezzo secolo di distanza, la Vespa resta in produzione, con il suo caratteristico motore a due tempi e la scocca in lamiera, migliorata ed evoluta, certo, ma sempre fedele al disegno originale. Grazie alla Vespa e alla sua diffusione (si dice giustamente che motorizzò l’Italia intera) gli italiani scoprirono un modo nuovo di viaggiare, di lavorare, di vivere, e Piaggio divenne (e rimane), la prima industria italiana nel settore delle due ruote.

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Economia

Autore: Marco Perrotta Contatta »

Composta da 167 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1357 click dal 29/02/2012.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.