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Personalità e perversione - Aspetti relazionali

Da qualche anno anche l’Italia ha approvato delle misure repressive nei confronti dei responsabili di questo fenomeno patologico, infatti oggi gli stalkers (aggressori) sono perseguibili penalmente. La mia curiosità è stata rivolta inizialmente alle modalità con cui potevano essere punite queste azioni moleste, mi chiedevo: “come può fare la polizia ad accertare se si tratta di molestia o di un tentativo passionale di recuperare un rapporto con il compagno o la compagna? E la cultura e le tradizioni? Si potrà considerare i comportamenti perversi di questo tipo punibili allo stesso modo (ad esempio in Sicilia e in Lombardia), considerando gli stereotipi dei rapporti affettivi nelle differenti regioni? Se si tratta di una perversione, dunque una patologia, è il caso di curare o di punire? In quel corso ho avuto solo alcune delle risposte che cercavo.
Attraverso questo lavoro mi sono riproposto di approfondire e chiarire le dinamiche della perversione (di cui lo stalking non è che uno dei diversi risvolti possibili, nel campo affettivo-relazionale) analizzandone la storia da un punto di vista fenomenologico-intersoggettivo, cercando di circoscrivere e delineare le forme patologiche che essa può assumere oltre alle vicende ambientali e intrapsichiche che hanno determinato il tipo di funzionamento perverso. Nel definire il concetto di perversione mi sono imbattuto in una pluralità di significati a cui il termine rimanda, riscontrando poca chiarezza e difficoltà nella sua comprensione. Trovo che in letteratura si parli spesso di perversione come un tutt’unico, passando indistintamente dalla perversione sessuale o come tipo di transfert, alla perversione come difesa o come modalità relazionale.
Ho voluto far riferimento ad alcuni autori che rappresentino almeno in parte la varietà di significati che la letteratura psicoanalitica nazionale e internazionale attribuisce al concetto di perversione, distinguendo le perversioni sessuali dalla perversione della relazione. Il mio intento è stato quello di descrivere la fenomenologia delle suddette patologie, circoscrivere e delimitare un’area clinica, altrimenti troppo vasta. Nel secondo capitolo ho affrontato il tema del narcisismo, descrivendone soprattutto i risvolti patologici e il suo ruolo determinante nella personalità e nel funzionamento dell’individuo perverso. Nel capitolo tre ho analizzato la questione dal punto di vista intrapsichico e ambientale, durante lo sviluppo. Ho cercato di seguire la linea dello sviluppo bio-psicologico normale del bambino, cercando di capire che cosa è successo nello sviluppo psichico del perverso, in che cosa si differenzia rispetto allo sviluppo normale e quali sono state le vicissitudini che lo hanno portato ad adottare questo tipo di funzionamento. Nel quarto capitolo l’attenzione è stata rivolta alle dinamiche perverse nella coppia eterosessuale: ho tentato di far emergere il grave problema della violenza psicologica, la cui distruttività rimane sotterranea, impercettibile, quasi invisibile. L’attenzione è stata rivolta in particolar modo alle modalità con cui le dinamiche perverse si sviluppano e come queste possano essere alimentate e occultate dallo stereotipo sociale per cui la donna si trova in una posizione di sottomissione. Sono state analizzate distintamente le figure del perpetratore e della vittima e le conseguenze che la relazione patologica perversa può avere su quest’ultima. Ho cercato di dimostrare come si può analizzare la personalità del perpetratore secondo un profilo di personalità, e come non si possa fare altrettanto con la vittima, in quanto non necessariamente corrisponde ad un profilo psicologico. Ho affrontato e cercato di dimostrare le lacune di quelle teorizzazioni che cercano di dare una spiegazione delle dinamiche perverse, attraverso il masochismo o la personalità dipendente della vittima. Nell’ultimo capitolo ho cercato di evidenziare come le dinamiche perverse siano insediate dietro la facciata della quotidianità, dando dei brevi cenni sui fenomeni dello stalking e del mobbing, ho cercato poi di evidenziare come le dinamiche perverse possano essere rintracciate nella coppia, nel lavoro, nella famiglia, ma soprattutto nella nostra società, nella collettività.

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- 3 - INTRODUZIONE Durante il mio periodo di tirocinio ho avuto la possibilità di partecipare ad un corso di criminologia clinica e psicopatologia forense in cui ho avuto l’occasione di affrontare il tema dello stalking, un fenomeno noto come molestia morale e punibile dalla legge negli Stati Uniti e in altri paesi. Da qualche anno anche l’Italia ha approvato delle misure repressive nei confronti dei responsabili di questo fenomeno patologico, infatti oggi gli stalkers (aggressori) sono perseguibili penalmente. La mia curiosità è stata rivolta inizialmente alle modalità con cui potevano essere punite queste azioni moleste, mi chiedevo: “come può fare la polizia ad accertare se si tratta di molestia o di un tentativo passionale di recuperare un rapporto con il compagno o la compagna? E la cultura e le tradizioni? Si potrà considerare i comportamenti perversi di questo tipo punibili allo stesso modo (ad esempio in Sicilia e in Lombardia), considerando gli stereotipi dei rapporti affettivi nelle differenti regioni? Se si tratta di una perversione, dunque una patologia, è il caso di curare o di punire? In quel corso ho avuto solo alcune delle risposte che cercavo. Attraverso questo lavoro mi sono riproposto di approfondire e chiarire le dinamiche della perversione (di cui lo stalking non è che uno dei diversi risvolti possibili, nel campo affettivo- relazionale) analizzandone la storia da un punto di vista fenomenologico-intersoggettivo, cercando di circoscrivere e delineare le forme patologiche che essa può assumere oltre alle vicende ambientali e intrapsichiche che hanno determinato il tipo di funzionamento perverso. Nel definire il concetto di perversione mi sono imbattuto in una pluralità di significati a cui il termine rimanda, riscontrando poca chiarezza e difficoltà nella sua comprensione. Trovo che in letteratura si parli spesso di perversione come un tutt’unico, passando indistintamente dalla perversione sessuale o come tipo di transfert, alla perversione come difesa o come modalità relazionale. Nell’enciclopedia Treccani, sotto il termine perversione, troviamo: “dal lat. perversio-onis, der. di pervertĕre «pervertire». – 1. Genericam., deviazione,allontanamento dalle norme morali e sociali riconosciute e condivise: p. dei costumi, dei principi, degli animi. 2. Per estens., qualsiasi modificazione in senso ritenuto deteriore, patologico, di un processo psichico, di un sentimento o comportamento, di una tendenza istintiva: p. del gusto (anche fisiologico); p. del senso estetico. In partic., p. sessuali, espressione usata, spec. in passato, per indicare sindromi psicopatiche caratterizzate da deviazioni del comportamento sessuale considerato normale, per cui l’istinto sessuale è diretto verso un oggetto anomalo

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Paolo D'addario Contatta »

Composta da 58 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2469 click dal 08/03/2012.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.