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La mediatizzazione del dolore: il caso Natascha Kampusch.

Informazioni tesi

  Autore: Laila Onnis
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Lingue e letterature straniere
  Relatore: Laura Pisano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 43

L'intento della mia tesi è l'analisi della trattazione del caso di Natascha Kampusch nei vari media. Dopo un breve excursus sui luoghi mediatici in cui si dedica grande importanza al dolore (e ai sentimenti in generale), ho accennato al caso italiano di Alfredo Rampi. Il centro di questa tesi di laurea è, però, rappresentato dallo studio della stampa di fronte al caso Kampusch. In particolare, mi sono inizialmente soffermata sul modo in cui sei famosi quotidiani europei hanno dato la notizia. Ho, così, letto criticamente e tradotto i testi, e, dove possibile, analizzato anche copertine e immagini. Ho redatto, poi, delle tabelle, mettendo in evidenza gli elementi di sensazionalismo, affetto verso la vittima, paura, mistero e i dettagli intimi dei personaggi, da me rintracciati nei testi. Ho sempre accompagnato le tabelle in lingua originale da altrettante tabelle tradotte in italiano, in modo da rendere il lavoro comprensibile a tutti. Mi sono in seguito occupata del solo “Kronen Zeitung” e degli articoli che esso ha dedicato al caso nella settimana seguente (nello specifico, nei successivi tre giorni). Nella terza parte di questo lavoro, ho analizzato come Natascha si sia rapportata ai media. Da vittima del pettegolezzo e delle attenzioni morbose di giornali, tv, internet, a presentatrice di un talk-show (seppure per poco), essere umano che lotta per non essere schiacciato dal potere infamante che a volte i mezzi di comunicazione di massa esercitano, e scrittrice di un‟autobiografia che cerca di rifare chiarezza sulla sua storia dopo le ombre che le sono state gettate addosso. Tanti i quesiti a cui ho cercato di fornire una risposta. Cosa spinge l‟opinione pubblica ad interessarsi a casi del genere? Attraverso quali espedienti (linguistici, retorici, ecc.) i giornalisti riescono ad attirare l'attenzione dei lettori, ad invogliarli a comprare i giornali? Dove termina il diritto di cronaca? E Natascha Kampusch è stata una vittima o una figura diversa, unica, nel panorama dell'informazione?

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5 Capitolo primo. Il ruolo della stampa nel corso dei secoli. 1.1. Quando è il dolore a fare notizia. Durante il corso della sua storia, l‟arte di produrre e veicolare notizie si è evoluta notevolmente. Dalla yellow press in poi, però, accanto a un tipo di giornalismo serio, misurato, in cui le fonti sono verificate e attendibili e che ha come scopo quello lodevole di informare gli esseri viventi su tutto ciò che li circonda, è sempre convissuto un tipo di giornalismo dagli intenti molto meno nobili, dai toni più urlati, che mira in speciale modo all‟appagamento della curiosità fisiologica presente in ciascun essere umano e, soprattutto, al più lauto guadagno possibile attraverso la vendita delle copie del giornale. Il giornalismo è stato, poi, di volta in volta, voce dei regimi totalitari e del loro sistema di propaganda, veicolo di protesta, altoparlante per campagne elettorali, mezzo per la propagazione della cultura e della lingua, triste portavoce delle terribili conseguenze delle varie guerre. Esso ha dovuto, inoltre, adattarsi a cambiamenti epocali, come l‟arrivo di radio e tv, e, recentemente, la nascita di internet. E‟ sempre e comunque riuscito, però, a rimanere a passo con i tempi. Sebbene non abbia lo stesso potere fascinatorio che le immagini televisive in movimento e magari in diretta hanno, il carattere tipografico, la sua grandezza e i suoi colori, uniti a giochi di parole, modi di dire, espressioni colorite e fotografie, riescono bene a far presa sul lettore, anche e soprattutto se le notizie riguardano temi scottanti, come quelle che riguardano il dolore. Sia che si tratti di un tipo di dolore fisico, che di eventi spiacevoli che toccano i non tangibili sentimenti delle persone, quando un giornale affronta temi del genere, gli articoli che li trattano saranno sicuramente tra i più letti. In passato il dolore era quel qualcosa di misterioso, e per certi lati inspiegabile, che ogni persona viveva nella propria intimità. In certi gruppi sociali, soffrire era un atto da vivere per conto proprio, da non mostrare agli altri, e, a volte, riservato solo a determinate categorie. Con lo sviluppo e l‟evoluzione della carta stampata prima, e di radio, tv e internet poi, i sentimenti umani, e in particolare il dolore, vengono ora pubblicamente manifestati, esposti, ostentanti e spesso a dismisura. Sono nati, così, una serie di programmi tv, per esempio, in cui gente comune si siede in un salotto televisivo e racconta le proprie vicissitudini, non certo allegre, alla figura del presentatore e al pubblico a casa. O, ancora, sono state spese le proverbiali pagine di inchiostro in quotidiani e riviste, per parlare di casi di cronaca nera con figure professionali (quali psicologi, criminologi, ecc.), chiamate ad analizzare comportamenti e sentimenti di vittime e carnefici. La cronaca rosa è, poi, intrisa di storie di tradimenti o amori impossibili, contornati dal dolore dei protagonisti. Non ultimi, i reality show, programmi in cui i partecipanti si sottopongono a un costante monitoraggio da parte di telecamere che ne spiano stati d‟animo e reazioni 24 ore su 24. Infine, da ricordare sono

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