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Bambini in ospedale e amici a quattro zampe. Pet Ped: il progetto di Attività Assistite con Animali del Dipartimento di Pediatria di Padova

Questa tesi nasce, innanzitutto, da un mio interesse personale e dalla volontà di approfondire le mie conoscenze nell’ambito della Pet Therapy.
Nello specifico, ho suddiviso l’elaborato in due parti: nella prima ho approfondito la differenza tra Attività, Terapia ed Educazione Assistita con Animali e le tipologie di équipe multidisciplinari coinvolte nella progettazione, programmazione e realizzazione di tali interventi; tra le diverse figure professionali, ho preso in considerazione, in particolare, le competenze del terapista della neuro e psicomotricità nella realizzazione di tali interventi. La sola presenza dell’animale in seduta, infatti, non è di per sé sufficiente, dato che la beneficialità della Pet Therapy si basa sulla relazione che si va a creare tra l’animale e il fruitore in modo non casuale, ma guidata e supervisionata dagli operatori.
Sempre nella prima parte, inoltre, ho descritto gli animali che possono essere scelti e le principali tipologie di utenza cui la Pet Therapy può essere rivolta: mi sono soffermata soprattutto sull’età evolutiva, negli aspetti sia di normalità, sia di patologia.
Nella seconda parte invece, ho trattato il tema dell’ospedalizzazione dei suoi effetti sul bambino malato, per poi descrivere l’esperienza concreta del progetto Pet Ped del Dipartimento di Pediatria di Padova, che consiste nello svolgimento di sedute di Attività Assistite con Animali destinate ai bambini ricoverati.
Ho condotto una piccola ricerca, attraverso l’analisi dei dati raccolti dall’Equipe Operativa del progetto durante lo svolgimento del mio tirocinio, con l’obiettivo di valutare e verificare i tipi di benefici che questi interventi con gli animali possono sortire sui pazienti ricoverati. I metodi utilizzati sono stati l’analisi quantitativa dei dati rilevati dalle schede di monitoraggio di ogni seduta e l’analisi qualitativa caratterizzata dall’osservazione dei comportamenti manifestati da tre bambini, nel corso di varie sedute.
Attraverso le due tipologie di analisi, si può dedurre che la presenza dell’animale aiuta i piccoli pazienti nell’affrontare le problematiche tipiche dell’ospedalizzazione, promuovendone il benessere globale e facilitando la presenza di emozioni positive, incentivando così la guarigione e il ritorno alla normalità. Bisogna sempre tener conto, inoltre, che la beneficialità di un tale intervento viene garantita non solo dalla presenza dell’animale in stanza, ma anche dalla preparazione delle figure professionali di riferimento e dalla tipologia del setting.

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24 CAPITOLO 2 GLI ANIMALI COINVOLTI NEI PROGRAMMI ASSISTITI Spesso si parla di “uso dell’animale”, o di “animale come strumento terapeutico”, oppure si considera l’animale come un guaritore, capace di emanare influssi positivi o di raccogliere su di sØ le energie negative che hanno portato alla malattia di una determinata persona. Invece la beneficialità della Pet Therapy deriva dalla relazione che si va a creare tra la persona e l’animale; quest’ultimo, pertanto, è un soggetto coinvolto e partecipe, che proprio per la sua diversità è in grado di dare al paziente un contributo per il suo cambiamento 8 . L’evento relazionale deve essere autentico e dare benefici, sia per il fruitore, sia per l’animale. Autentico, però, non significa casuale, perchØ aspettare che tutto avvenga secondo casualità non garantirebbe un incontro tra uomo e animale. Viene giustificata, quindi, la presenza del coordinatore dell’intervento e del coadiutore, i quali guidano il fruitore verso un’interazione graduale con l’animale; ma ciò non risulta essere ancora sufficiente, in quanto devono essere scelti animali in grado di interagire con l’uomo e di porsi all’interno di una vera e propria situazione relazionale. Di seguito vengono elencate le caratteristiche da ricercare 9 negli animali che vengono coinvolti in programmi di AAA/TAA/EAA. In primo luogo, l’animale deve accettare la vicinanza e il contatto con l’uomo; la seconda caratteristica da prendere in considerazione è l’aver superato in modo adeguato un’importantissima fase di sviluppo, ossia la fase di socializzazione 10 ; in particolare, per la Pet Therapy è fondamentale lo sviluppo della socializzazione secondaria, ossia la capacità di avere con gli eterospecifici degli stili interattivi adeguati: nelle interazioni con l’uomo, ad esempio, significa giocare insieme o lasciarsi accarezzare e coccolare. Per 8 R. Marchesini, L.Corona, Attività e Terapie Assistite dagli animali, Apeiron, Bologna, 2007 9 Queste caratteristiche si riferiscono particolarmente agli animali mammiferi che vengono coinvolti in programmi di Pet Therapy. 10 Nel cucciolo di cane, la fase di socializzazione va dalla 3^ alla 12^ settimana di vita; nel caso di mancata socializzazione entro quest’arco di tempo, si vanno a manifestare incapacità relazionali, fobie sociali, fino allo sviluppo dell’aggressività.

Laurea liv.I

Facoltà: Medicina e Chirurgia

Autore: Nicole Zulian Contatta »

Composta da 129 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.