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Carbon Footprint dell'acqua minerale naturale effervescente naturale ''Claudia''

Informazioni tesi

  Autore: Gianluca Paone
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi della Tuscia
  Facoltà: Agraria
  Corso: Tecnologie Alimentari
  Relatore: Mauro Moresi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 149

In questo elaborato finale si è calcolato il Carbon Footprint (CF) della produzione e distribuzione di confezioni in PET da 1,5 l di Acqua minerale naturale effervescente naturale Claudia nell’anno 2010, reperendo tutti i dati di inventario e di trasporto direttamente presso l’impianto di imbottigliamento di Acqua Claudia Srl di Anguillara Sabazia (RM) ed applicando la metodologia PAS 2050.
Attraverso l’analisi di inventario del ciclo di vita si sono stimati sia i consumi di materie prime e di energia che la formazione di effluenti e residui solidi. Sulla base dei relativi fattori di emissione (database del software SimaPro 7.2 con il metodo IPCC 2007), si è calcolata, al netto della gestione di tutti i rifiuti solidi, un’emissione di 270 g CO2e per ogni bottiglia in PET da 1.5 l di Acqua Minerale Claudia.
Le materie prime e le fasi di produzione e trasporto rappresentano, rispettivamente, il 52, il 20 ed il 18% circa del CF. Tenendo conto della fase d’uso dell’acqua minerale da parte del consumatore, nonché della gestione di tutti i rifiuti solidi secondo lo scenario italiano, il CF aumenterebbe a circa 298 g CO2e per ogni bottiglia PET da 1.5 l.
Sono state infine proposte alcune azioni per ridurre il CF del prodotto e migliorarne la performance ambientale.

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11 Nell’ultimo decennio il problema dell’impatto ambientale delle attività umane è entrato nelle agende politiche per le implicazioni di natura etica ed economica. È sempre più percepito come una cattiva gestione dell’ambiente comporti inevitabilmente crescenti costi sociali. Basti citare a titolo esemplificativo le spese sanitarie per i soggetti che presentano manifestazioni asmatiche dovute all’inquinamento da polveri sottili, come pure i costi sostenuti a causa dei disastri ambientali dovuti ad eventi meteorologici inusuali, correlabili in qualche modo ai cambiamenti climatici in atto. Attualmente tutti i settori produttivi sono sempre più attenti all’impatto ambientale delle loro attività e non fanno eccezione le attività agro-alimentari. Per giunta in alcuni Paesi europei si sta affermando la tendenza di dichiarare l’impatto ambientale dei prodotti alimentari mediante l’apposizione di etichette ambientali, onde consentire ai consumatori di effettuare scelte ecosostenibili, analogamente a quanto già accade ad esempio per gli elettrodomestici, ove sono recentemente entrate in vigore le nuove energy labels (Direttiva 2010/30/UE: http://www.casaeclima.com/index.php?option=com_content&view=article&id=8413:etichetta tura-energetica-obbligatoria-in-tutta-europa&catid=924:latest-news&Itemid=171). Lo studio sull’impatto ambientale dei prodotti e dei servizi utilizzati nella Comunità Europea a 25 Paesi (EU25), eseguito da Tukker et al (2006), ha rilevato che il comparto degli alimenti, bevande, tabacco e narcotici contribuisce per il 22-31% al riscaldamento globale del Pianeta (Global Warming Potential, GWP). In particolare, le carni ed i prodotti carnei contribuiscono in maniera prevalente, in quanto rappresentano il 12% del GWP, il 24% del potenziale di eutrofizzazione (EP) ed il 10% del potenziale di formazione di ozono fotochimico (Photochemical Ozone Creation Potential, PCOP) di tutti i consumi. I prodotti lattiero-caseari concorrono al 5% di GWP, al 10% di EP ed al 4% di PCOP. I prodotti a base di cereali (pane, sfarinati, paste alimentari, etc.) contribuiscono un poco più dell’1% di GWP e di PCOP ed al 9% circa di EP. Infine, la frutta e le verdure (comprese quelle surgelate) danno un apporto del 2% circa di GWP, EP e PCOP. Nel 2007 in Italia le emissioni di gas-serra CO 2e (pari a 553 Tg di anidride carbonica equivalenti, CO 2e ) corrispondono ad un contributo emissivo pro-capite annuo di 9543

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