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Per una lettura storico-religiosa de "L'isola di Arturo" di Elsa Morante

Lo studio prende in esame il romanzo di Elsa Morante L’isola di Arturo, attraverso la chiave di lettura del mito. Lo scopo è quello di mettere in evidenza come questo, nella scrittrice, sia il frutto di una mescolanza tra interessi differenti, ad esempio quello per la sfera psicanalitica o per la storia delle religioni. Senza dimenticare l’importante ruolo che hanno avuto in questo senso le esperienze personali di Elsa Morante e i suoi legami con personaggi di spicco, da padre Tacchi Venturi a Cristina Campo.

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INTRODUZIONE Al giorno d‟oggi, quando si utilizza il termine “mito” 1 , si tende a considerarlo in una scala che ha due poli estremi: da un lato si pensa al mito come a qualcosa di falso, che si associa alla leggenda metropolitana, dunque un racconto fantastico e non reale, dall‟altro si tende ad associare questo termine a qualcosa di potente, di importante, di bello. Entrambi i poli implicano comunque una deformazione della realtà storica, deformazione che può avvenire per eccesso, per cui la realtà viene enfatizzata, o per difetto, per cui al contrario viene depauperata. Su come si presenti il mito nel Novecento, Roland Barthes ha fornito una svariata serie di esempi nel suo libro Miti d’oggi, pubblicato nella versione originale francese nel 1957: partendo dal presupposto che il mito sia essenzialmente parola, messaggio, egli ne sviluppa una concezione sconfinata, ritenendo che tutto sia potenzialmente mito. Barthes spiega come questo, secondo il suo punto di vista, possa essere il viso di un‟attrice famosa come Greta Garbo, che, deificato, rappresenta una sorta di archetipo umano per via del suo aspetto quasi asessuato, ma non equivoco. Oppure, sempre secondo lo studioso, possiamo ritrovare aspetti mitici nel Tour de France, a cominciare dai corridori stessi che lo spettatore trasforma in eroi, attraverso procedure quali, prima di tutto, la sostituzione del loro nome anagrafico con un diminutivo. Il Tour de France è stato definito da Barthes come una vera e propria epopea, il migliore esempio di mito totale, contemporaneamente mito di espressione, di proiezione, realistico e utopistico; egli scrive che nel Tour, «come nell‟Odissea, la corsa è, a un tempo, periplo di prove ed esplorazione totale dei limiti terrestri», e ancora: «mediante la sua geografia il Tour è quindi censimento enciclopedico degli spazi umani» 2 . Ma il mito può essere rappresentato anche dalla pubblicità di un‟automobile o dalla foto che vediamo su una rivista; o ancora si può fare di un luogo un paesaggio mitico, come secondo Barthes accade all‟Oriente nel 1 Questa introduzione si basa sull‟articolo di N. Spineto, Il mito, in F. Lenoir, Y. T. Masquelier (edd.), La Religione, Vol. VI, Utet, Torino 2001, pp. 35-68. 2 R. Barthes, Miti d’oggi, Einaudi, Torino 1974, p. 111.

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Diletta Bosso Contatta »

Composta da 69 pagine.

 

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