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L'istituto dell'apprendistato: evoluzione normativa e contenuti formativi. Dalla legge n.25/1955 al decreto legislativo n.167/2011.

Informazioni tesi

  Autore: Davide Buzzoni
  Tipo: Tesi di Master
Master in Diritto del lavoro e della previdenza sociale
Anno: 2011
Docente/Relatore: Roberta Nunin
Istituito da: Università degli Studi di Trieste
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 46

L'istituto dell'apprendistato (o, dal 2003 in poi, degli “apprendistati”) nasce storicamente come strumento atto a realizzare il dettato costituzionale presente all'art. 35 comma 2 (“La Repubblica cura la formazione e l'elevazione professionale dei lavoratori”). Sin dalla prima indicazione legislativa in merito, la legge 19 gennaio 1955 n.25, l'elemento caratterizzante dell'apprendistato appariva essere l'elemento formativo, che caratterizzava la causa mista del contratto. Il sinallagma contrattuale è dunque composto da una parte dalla prestazione dell'opera, in azienda, dell'apprendista, e dall'altra dalla corresponsione di una retribuzione assieme all'obbligo di fornire “l'insegnamento necessario perché possa conseguire la capacità tecnica per diventare lavoratore qualificato”. Il contratto di apprendistato ha subito, a fasi alterne, diverse integrazioni e modificazioni. Dagli anni '50 agli anni '90 sono intercorse solamente integrazioni alle indicazioni fornite dalla legge 25/1955, mentre dal 1997 ad oggi si sono succedute ben tre diverse previsioni normative atte a riformare o a riscrivere la legislazione in materia, per ultimo il Testo Unico dell'apprendistato (d.lgs. n.167/2011). Come spesso succede, anche questo istituto giuridico ha subito, nel corso della propria evoluzione, l'influenza del mutevole scenario economico circostante. Nel corso della trattazione si cercherà di indagare come gli obiettivi particolari che hanno mosso le varie esperienze legislative hanno suscitato un netto cambiamento rispetto all'idea iniziale di apprendistato come strumento per realizzare la formazione professionale dei (giovani) lavoratori. Nella fattispecie si potrà notare come il passo accelerato degli interventi succedutisi nelle ultime due decadi sia stato dettato dalla cornice di crisi occupazionale che il nostro paese sta vivendo. Tuttavia deve essere ribadita, a fianco della funzione di accrescimento dell'occupazione grazie al ponte che l'apprendistato getta tra mondo dell'istruzione e mondo del lavoro, la necessità di fornire ai giovani apprendisti una formazione adeguata al conseguimento di una qualifica. Si ribadisce l'assoluta necessità di non lasciare varchi, nella legislazione, per eventuali abusi della figura contrattuale in questione, particolarmente attraente a causa della possibilità di abbattimento del costo del lavoro da parte delle imprese.
Il primo paragrafo del presente lavoro tratterà estensivamente della indicazioni principali dell'apprendistato, sottolineando anche la loro evoluzione nel corso del tempo. Il secondo paragrafo è interamente dedicato alla tripartizione della figura dell'apprendistato avvenuta con la cosiddetta “riforma Biagi”. Il terzo paragrafo si concentra sui contenuti formativi e su come essi si siano evoluti all'interno dell'apprendistato, a partire dagli anni '50 fino ai più recenti rilievi giurisprudenziali. Infine, l'ultimo paragrafo tratterà brevemente le disposizioni contenute nel Testo Unico dell'apprendistato, mettendole a confronto con la legislazione precedente.

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Introduzione A partire dagli anni novanta e per tutto lo scorso decennio il diritto del lavoro ha dovuto confrontarsi con una stagione di previsioni normative atte a rendere maggiormente flessibili i rapporti tra lavoratori e datori di lavoro, su spinte provenienti proprio dal mondo imprenditoriale, al fine di abbattere, almeno parzialmente, le rigidità caratterizzanti il mercato del lavoro italiano. I legislatori che si sono susseguiti nel corso dei governi hanno accolto tale richiesta, disponendo l'ampliamento della base delle possibilità d'ingresso nel mercato, tramite la creazione di nuove forme contrattuali flessibili, riformando istituti che fungevano da punto d'incontro tra mondo dell'istruzione e mondo del lavoro. Tra questi può essere annoverabile l'apprendistato, che dalla fine degli anni novanta ad oggi è stato oggetto di un cospicuo numero di modifiche. L'istituto dell'apprendistato, così come presente nel nostro ordinamento, nasce storicamente come strumento per l'attuazione del precetto contenuto all'art.35, c.2 Cost. (“ La Repubblica cura la formazione e l'elevazione professionale dei lavoratori ”), tramite l'emanazione della legge 19 gennaio 1955, n.25. Inizialmente qualificato come “ uno speciale rapporto di lavoro, in forza del quale l'imprenditore è obbligato ad impartire o a far impartire […] l'insegnamento necessario perché [l'apprendista] possa conseguire la capacità tecnica per diventare lavoratore qualificato, utilizzandone l'opera nell'impresa medesima ”, l'apprendistato ha successivamente intrapreso, dagli anni settanta in poi, la via dell'alternanza tra scuola e lavoro. Ed è proprio in quella decade che affondano le radici dello sviluppo normativo di materie come formazione professionale ed orientamento lavorativo, temi che investono pienamente l'apprendistato, come si avrà modo di approfondire durante la presente trattazione. A norma degli artt. 117 e 118 Cost. si sancì un passaggio di competenze tra Stato e Regioni, riguardante anche le funzioni amministrative e legislative in tema di orientamento e formazione professionale. Con la legge quadro 21 dicembre 1978, n.845 si delegò alle Regioni il compito di elaborare i programmi di attuazione di corsi a contenuto formativo, ma gli effetti in tema di integrazione tra formazione professionale e scuola secondaria non raggiunsero i risultati sperati. Il tema venne riproposto negli anni novanta, grazie anche alla spinta comunitaria proveniente dalla direttiva n.92/51 (“relativa ad un secondo sistema generale di riconoscimento della formazione professionale”) e dai protocolli stipulati tra governo e parti sociali nel triennio 1993-1996, i quali posero le premesse per procedere al riordino della formazione professionale. Si pervenne così alla legge 16 giugno 1997 n.196 (comunemente nota come “pacchetto Treu”), che definì i principi e i 5

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