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Integrazione dei rifugiati e richiedenti asilo: il caso di Riace (RC)

Informazioni tesi

  Autore: Antonella Cosenza
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Analisi della Città, Ambiente, Turismo e delle Relazioni Interculturali
  Relatore: Vincenzo Nocifora
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 100

Questo lavoro di tesi si propone di analizzare l'integrazione del rifugiati e richiedenti asilo all'interno di piccole comunità locali e altresì di spiegare come queste persone possano diventare un'opportunità di sviluppo economico e sociale per i piccoli centri e contribuire all'occupazione di giovani disoccupati.
Uno degli scopi di questo lavoro è quello di riflettere sulla condizione dello straniero in Italia. Abbiamo visto come il nostro Paese non si sia ancora dotato di una Legge specifica sul tema d’asilo e come, con l’entrata in vigore della Legge Bossi- Fini, ci sia stata l’introduzione di misure particolarmente restrittive nei confronti di chiunque si trovi sul territorio nazionale in modo irregolare, alimentando la necessità per i migranti di ricorrere sempre più spesso a diverse forme di ingresso, come per esempio avanzando richiesta d’asilo. L’utilizzo di escamotage dell’avanzamento della richiesta d’asilo, ha contribuito alla criminalizzazione, nel nostro paese, della figura del rifugiato e del richiedente asilo. L’Italia, come abbiamo avuto modo di vedere, ha risposto e continua a rispondere all’arrivo di nuovi e numerosi flussi di migranti, attraverso un sistema basato sulla temporaneità degli interventi. Proprio questa “temporaneità” e quest’ottica “emergenziale” utilizzata dallo Stato italiano, contribuisce sempre più a privare i potenziali richiedenti asilo dei propri diritti, segregandoli e confinandoli all’interno di Centri di prima accoglienza. La creazione di un Sistema di Protezione per richiedenti Asilo, come abbiamo visto, ha contribuito ad un miglioramento delle condizioni di vita di questa gente, anche se i problemi sono ancora tanti.

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21 3.2 Il processo di decolonizzazione e il protocollo di New York Il processo di decolonizzazione modificò lo scenario geo–politico mondiale provocando un elevato numero di conflitti e crisi umanitarie, che non sempre furono adeguatamente riportati all’attenzione dell’ opinione pubblica internazionale. Lo sgretolamento degli imperi coloniali avvenne in alcuni casi pacificamente mentre in altri causò aspri conflitti armati e violenze generalizzate che costrinsero intere popolazioni all’esodo. E’ in questi anni che l’Unhcr comincia ad estendere il proprio mandato, ricomprendendo altri soggetti e situazioni che non riguardavano l’applicazione della Convenzione ma che richiedevano l’intervento e la protezione internazionale. Dinanzi a tale situazione la comunità internazionale cercò di rispondere elaborando un documento che superasse i limiti della Convenzione e allargando l’ambito di operatività dell’Unhcr al di fuori dell’Europa. Agli inizi degli anni ’60 le violenze che accompagnarono l’indipendenza del Congo, del Ruanda e del Burundi, nella regione dei Grandi Laghi, provocarono eccidi generalizzati e massicci esodi di popolazione. Durante gli anni ’60-’70, in Algeria, si svolse una delle guerre di liberazione nazionale più sanguinose. Il ricorso generalizzato delle forze francesi alla tortura spinse molti algerini a lasciare il paese (ACNUR 2000, p. 38). Nel 1962, anno dell’indipendenza algerina, fu attuata la prima grande operazione di rimpatrio che vide tornare nel proprio paese circa 250.000 profughi. Le attività dell’Alto Commissariato durante questa crisi misero in evidenza non solo la dimensione mondiale del fenomeno dei rifugiati ma anche la potenzialità di un’azione coordinata ed efficace volta a proteggere ed assistere i rifugiati. L’ondata di guerre verificatesi in Africa, a partire dagli anni ’60, per l’ottenimento dell’indipendenza dagli Stati europei o causate dal vuoto di potere, provocato dal processo di decolonizzazione, portò la comunità internazionale ad elaborare uno strumento atto alla tutela dei nuovi soggetti da ricomprendere nella categoria dei rifugiati: il Protocollo relativo allo status di rifugiati, successivamente conosciuto come Protocollo di New York. Tale documento è integralmente correlato alla Convenzione di Ginevra del 1951 ma costituisce uno strumento giuridico a parte; in esso è ampliata la definizione giuridica di rifugiato contenuta nella Convenzione. Infatti nel suo primo articolo leggiamo:

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