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L'uso di cellule staminali come possibile terapia delle lesioni traumatiche del midollo spinale

Informazioni tesi

  Autore: Maria Cristina Vanni
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  Corso: Scienze Biologiche
  Relatore: Giuseppe Alloatti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 71

Negli ultimi anni, l’aumento delle conoscenze e delle capacità medico-scientifiche hanno permesso ai pazienti con lesione midollare di sopravvivere e, a volte, di recuperare alcune funzioni perse nell’incidente. I costi sostenuti dalla società per garantire una qualità di vita sufficientemente accettabile a queste persone sono altissimi. Da diversi anni si ipotizza la possibilità di utilizzare le cellule staminali per ricostituire i nervi e le connessioni nervose danneggiate. In questi anni sono stati aperti numerosi progetti di ricerca e studio con prospettive differenti, che prevedono l’uso di cellule staminali di origine diversa (embrionali o adulte, pluripotenti o differenziate, di origine fetale, cordonale, amniotica). Tra le tante scoperte, le più importanti riguardano le induced pluripotent stem cells (iPSC), staminali adulte presenti nelle nicchie tissutali, riprogrammate in modo da de-differenziarsi e tornare ad uno stadio precedente, le staminali neurali presenti nelle nicchie dell’ippocampo, facendo decadere uno dei postulati sulle caratteristiche delle cellule che definiva “perenni” le cellule nervose, le mesenchymal stem cells (MSCs), staminali provenienti dal tessuto mesenchimale che possono essere riprogrammate e/o funzionare come sostegno per altri tipi di cellule staminali. Studi relativi alle mielolesioni hanno portato ad agire già in fase acuta, direttamente sul paziente, per ridurre la degenerazione legata al processo infiammatorio e alle sue conseguenze. Seppur oggi oggetto di discussione, il metilprednisolone viene utilizzato da anni con indubbi vantaggi, mentre è tutt’ora utilizzata, in attesa di ulteriori certezze, l’eritropoietina come farmaco d’elezione in fase acuta; i bloccanti dell’IL-8 ed i macrofagi attivati ancora in fase di studio.
Il paziente mieloleso può essere trattato in fase acuta o cronica. In fase acuta viene trattato farmacologicamente, mentre ancora in fase preclinica sono le altre metodiche quali l’innesto di cellule staminali, di precursori neurali o di staminali mesenchimali, la stimolazione di cellule staminali endogene, l’uso di cellule del cordone ombelicale programmate.
Innestare nuove cellule nel sito di lesione non è però sufficiente, bisogna spingere tali cellule a creare connessioni nuove e funzionanti.
Un approccio multidisciplinare riguarda l’inserzione di nanofibre bioriassorbibili contenenti peptidi autoassemblanti, che a contatto con i liquidi corporei si trasformano in gel creando uno scaffold su cui le fibre nervose superstiti, poste a monte ed a valle, possano rigenerarsi e connettersi. All’interno di queste fibre vi sono sostanze neurotrofiche e fattori di crescita. I risultati preclinici di queste ricerche sembrano promettenti.

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Parole chiave

staminali
biotecnologia
neurali
nanotecnologia
paraplegia
eritropoietina
rigenerazione
metilprednisolone
tetraplegia
spinale
mielolesioni
midollo

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