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«In aller Munde»: sull’uso dei fraseologismi nel linguaggio tedesco della pubblicità

La presente tesi si propone di analizzare il linguaggio pubblicitario tedesco. Nello specifico l’attenzione è rivolta al fenomeno linguistico dei fraseologismi che, oltre a rappresentare delle forme comunemente presenti nell’uso linguistico di ogni comunità, rappresentano anche un mezzo privilegiato di persuasione e sono ampiamente utilizzati nei testi pubblicitari.
Lo scopo è analizzare la frequenza delle classi fraseologiche e la ricorrenza dei fraseologismi stilisticamente modificati sulla base di un’analisi empirica.
In primo luogo sono stati approfonditi vari aspetti teorici del fenomeno, rilevanti per l’elaborazione della parte sperimentale. Sono state presentate le caratteristiche, la definizione e la classificazione dei fraseologismi ed è stata determinata la distinzione tra fraseologismi usuali e fraseologismi occasionali. Inoltre sono stati chiariti gli aspetti semiotico-comunicativi della pubblicità.
Nella parte empirica, infine, è stata eseguita l’analisi del materiale raccolto. Dopo aver costituito un corpus di esempi selezionati dalle riviste settimanali Der Spiegel, Freundin, Stern, Brigitte e del catalogo digitale www.slogans.de, si è presa in considerazione la frequenza e la ricorrenza specifica dei fraseologismi nella head line, nel body copy e negli slogan e se ne è analizzato l’uso contestuale pubblicitario. Per un migliore inquadramento, i dati ottenuti sono stati espressi graficamente.

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3 Introduzione Nelle società moderne, i mass-media occupano notoriamente un ruolo importantissimo; i mezzi di comunicazione hanno il compito di diffondere le informazioni e di fatto contribuiscono a diffondere anche una cultura di massa, proponendo dei modelli di comunicazione e di vita standardizzati. Così anche la lingua che viene adottata - considerando che ogni medium dispone di un suo specifico tipo di linguaggio – è, in un determinato contesto culturale, divulgatrice di un lessico, di messaggi e di comportamenti linguistici standardizzati. In questo lavoro si fa riferimento, in particolare, al linguaggio del settore pubblicitario, poiché essa ci sembra un interessante caso di studio; la lingua della pubblicità ha infatti acquisito nel corso degli anni un valore importante anche per i linguisti e per i semiologi, oltre ad essere da molti anni oggetto di studio di pubblicitari e psicologi attenti al comportamento degli acquirenti. L’obiettivo principale della pubblicità è, senza dubbio, l’efficacia. Come afferma Fabris: «La pubblicità ha due scopi fondamentali: individuare il prodotto, il marchio, e riuscire a venderlo. Lo scopo della pubblicità non è la verità. Questa è una cosa molto importante. Spesso si dice: “È una pubblicità menzognera”. Lo scopo non è la verità, è l’efficacia. La pubblicità è il potere della finzione”. (Fabris, 1992: 8). Il fattore che determina il successo di un messaggio pubblicitario è la sua capacità di persuadere, di farsi spazio nei pensieri e nella parte più inconscia del potenziale consumatore. Questa capacità si realizza attraverso l’uso di una lingua non soltanto atta a comunicare ma completamente strumentalizzata e soggiogata ai fini persuasivi della pubblicità. (Puggelli, 2002: 17) Aldilà della ricchezza del ventaglio retorico che caratterizza il messaggio pubblicitario, questo studio si concentrerà sulla particolare caratteristica del ricorso all’uso dei fraseologismi, il cui impiego risulta essere, ai fini

Laurea liv.I

Facoltà: Lingue e Letterature Straniere

Autore: Beatrice Stapane Contatta »

Composta da 40 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.