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Il "Copernico" di Giacomo Leopardi, ovvero la messa in scena del negativo

Informazioni tesi

  Autore: Alessio Cappuccio
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere
  Corso: Lettere
  Relatore: Claudio Milanini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 40

Una lettura fenomenologica teatrale del "Copernico" di Giacomo Leopardi.
Il "Copernico" viene presentato come se fosse una vera e propria rappresentazione teatrale, comprendente tutti i segni distintivi di un’opera che dovesse essere portata sulla scena: abbiamo la divisione in scene, quattro, l’indicazione dei personaggi presenti in essi, ancora quattro, e addirittura una didascalia che descrive le azioni di Copernico all’inizio della seconda scena. Sin dalla semplice constatazione del numero dei personaggi è possibile notare come in questa operetta è presente una situazione drammaturgica più complessa rispetto al puro dialogo a due voci degli altri testi: difatti, nonostante in ogni scena compaiano contemporaneamente al massimo due personaggi, la presenza di più “attori” sulla scena permette a Leopardi di creare una rete di rapporti tra i personaggi fitta e stratificata. Non soltanto ogni personaggio del Copernico possiede una propria caratterizzazione psicologica e linguistica ma, nell’interagire col proprio interlocutore, si fa portatore di alcuni valori o modi di interpretazione del reale, senza per questo divenire una mera allegoria.
Il titolo della raccolta in cui il "Copernico" è compreso, "Operette morali", suggerisce che questi componimenti hanno una forte finalità etica; perciò, considerando la struttura teatrale dell’operetta, si può rimanere sorpresi da questa "abdicazione" dell’autore dal proprio testo, ritenendo una contraddizione in termini impegno dell’opera e distacco oggettivo.

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Genesi del Copernico Il primo annuncio delle Operette morali si può scorgere nei Disegni letterari del 1819-20: Dialoghi Satirici alla maniera di Luciano, ma tolti i personaggi e il ridicolo dai costumi presenti o moderni […]; insomma piccole commedie, o Scene di Commedie […]: le quali potrebbero servirmi per provare di dare all’Italia un saggio del suo vero linguaggio comico che tuttavia bisogna assolutamente creare, e in qualche modo anche nella Satira ch’è, secondoch’io sento dire, nello stesso caso. Potrebbero anche adoperarsi delle invenzioni ridicole simili a quelle che adopera Luciano ne’ suoi opuscoli per deridere questo o quello […]. 1 Poco più avanti ci si imbatte in una lista di possibili titoli e tra questi compare il primo riferimento all’operetta avente come protagonista lo scienziato polacco: “Il sole e l’ora prima, o, Copernico”. Nel 1827, anno in cui a Milano esce una prima edizione delle Operette morali a cura dell’editore Stella, Leopardi scrive due operette che non avranno facili rapporti con la censura: queste sono il Dialogo di Plotino e Porfirio e Il Copernico. A causa delle tematiche in esse espresse (la possibilità del suicidio e una poco velata requisitoria contro il cristianesimo nella prima, il rovesciamento del sistema tolemaico operato dalla rivoluzione copernicana e le conseguenti ripercussioni metafisiche nella seconda) vedranno la luce soltanto in un’edizione postuma delle Opere di Giacomo Leopardi a cura di Ranieri, dopo essere state escluse dall’edizione Piatti del 1834. Lo stesso Leopardi aveva avvertito la pericolosità delle due opere: Ho bensì due dialoghi da essere aggiunti alle Operette, l’uno di Plotino e Porfirio sopra il suicidio, l’altro il Copernico sopra la nullità del genere umano. Di queste due prose voi siete il padrone di disporre a vostro piacere […]. Esse non potrebbero facilmente pubblicarsi in Italia. (Lettera a Luigi de Sinner, Firenze 21 giugno 1832) L’interesse di Leopardi per la figura di Copernico è di antica data e va fatto risalire 1 Per tutte le citazioni tratte dalle opere di Giacomo Leopardi, ad eccezione dello Zibaldone, si fa riferimento a Tutte le opere, a cura di Walter Binni con la collaborazione di Enrico Ghidetti, vol. I, Firenze, Sansoni, 1989. 3

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