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Vasco Pratolini e il cinema. Quattro casi di adattamento

Nel corso del nostro lavoro, abbiamo tentato di esaminare, oltre all'intensa e feconda collaborazione di Vasco Pratolini con il cinema, il suo modo di lavorare e di procedere all'interno di un testo cinematografico. Per giungere a qualche possibile riflessione conclusiva è necessario suddividere i film in due categorie: i film tratti da opere letterarie di altri scrittori (La viaccia, La colonna infame); e quelli tratti dai romanzi di Pratolini stesso (Cronaca familiare, Cronache di poveri amanti).
Per quanto riguarda le trasposizioni delle opere di Pratesi e Manzoni, così vistosamente divergenti a tutti i livelli, anche per il genere (il romanzo di Pratesi e l'analisi storico-civile tormentata e sottile della Colonna infame), abbiamo notato come Pratolini lavorò alle due sceneggiature con modalità del tutto diverse, e ciò non sorprende. La viaccia, film del 1961 diretto da Mauro Bolognini, risulta parecchio lontano dal romanzo L'eredità (1889) da cui è tratto: Pratolini, insieme agli altri sceneggiatori Pasquale Festa Campanile e Massimo Franciosa, ridusse l'intreccio del romanzo alla sola storia d'amore tra i due protagonisti (Amerigo e Bianca), modificò il tempo storico della vicenda (trasportandolo dai primi anni dell'Ottocento alla fine del secolo, in un contesto unitario e post-risorgimentale) e il luogo dell'ambientazione (da Siena a Firenze, allora capitale d'Italia). Nel corso della tesi si è rilevato come Pratolini accusò Valerio Zurlini, il regista delle Ragazze di San Frediano (uscito nel 1954), di aver eseguito una trasposizione molto infedele del suo romanzo, alterandone la trama e i personaggi. Possiamo però verificare che nella Viaccia Pratolini si comportò in modo analogo, rimanendo fedele all'Eredità quasi esclusivamente nel riportare un punto pur centrale del testo: l'aspra opposizione tra gli abitanti della campagna e quelli della città, ma modificandone le coordinate generali (temporali, ambientali) e riducendone fortemente lo stesso intreccio.

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PREMESSA Questo lavoro si propone di analizzare l'intensa relazione di Vasco Pratolini con il mondo del cinema, relazione avviata nel 1946 con la collaborazione al soggetto di Paisà di Rossellini. Pratolini, nel corso della sua lunga e produttiva carriera, firmò molte sceneggiature e soggetti e collaborò spesso con altri sceneggiatori e registi che portarono sullo schermo i suoi romanzi. Non nascose mai la passione per il cinema: lo dimostrano non solo le numerose citazioni cinematografiche presenti nelle sue opere narrative, ma anche la feconda attività di critico, negli anni Cinquanta, e la collaborazione a riviste come «Cinema Nuovo», «ABC» e «Bianco e Nero» (dove pubblicò l'articolo Per un saggio sui rapporti fra letteratura e cinema 1 ), e infine l'impegno che profuse in tutti i film a cui prestò il suo lavoro, impegno riconosciuto anche dai colleghi e compagni di strada. Non a caso Pasquale Festa Campanile e Suso Cecchi d'Amico sottolinearono la sua capacità di portare anche all'interno di un film la sua grandezza di scrittore. Perché Pratolini rimase, per tutta la vita, prima di tutto un grande narratore: un narratore capace di rievocare, nelle prime opere (Il tappeto verde, Via de' Magazzini), gli anni dell'infanzia e dell'adolescenza, segnati dalla drammatica scomparsa della madre Nella, per poi allargare la sua visione con sguardo “corale” sulla sua città, Firenze, protagonista di numerosi romanzi (come Il Quartiere e Cronache di poveri amanti) e sull'intera società italiana, come dimostra la trilogia Una Storia italiana. Nonostante la resistenza mostrata in certe circostanze a cedere i diritti dei suoi romanzi al cinema (basti pensare a quanti anni occorsero a Valerio Zurlini per convincerlo a realizzare il film tratto da Cronaca familiare, uscito solo nel 1962, ben quindici anni dopo il romanzo!), e la delusione provata per aver visto stravolte dal cinema le sue opere (come Le ragazze di San Frediano dello stesso Zurlini), Pratolini non nascose mai l'entusiasmo nel vedere riprodotti sullo schermo con successo alcuni suoi testi, come Metello, Cronaca familiare e Cronache di poveri amanti. Nel corso della tesi abbiamo analizzato quattro adattamenti molto dissimili ai quali 1 «Bianco e Nero», n. 4, luglio 1948. 4

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere

Autore: Antonio Medina Contatta »

Composta da 180 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1051 click dal 10/05/2012.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.