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Il contratto quadro di intermediazione finanziaria. Le regole di condotta e la responsabilità civile degli intermediari finanziari

Informazioni tesi

  Autore: Alfonsino Catalano
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Enrico Moscati
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 141

Con il presente lavoro si è cercato di effettuare un’indagine su un’attività, come quella dell'intermediazione finanziaria, “potenzialmente molto pericolosa e dannosa” per il risparmiatore-investitore.
La creazione di prodotti finanziari sempre più sofisticati ha incrementato vertiginosamente le asimmetrie informative tra intermediari e clienti; con la conseguenza che il cliente non sofisticato, cd. al dettaglio, che decide di investire i propri risparmi in strumenti finanziari trasferisce, nella quasi totalità dei casi, il controllo e/o la gestione del proprio patrimonio, e dunque le decisioni ad esso inerenti, ad un intermediario, affinché quest’ultimo lo gestisca nell’esclusivo interesse del primo.
Risparmiatore (è bene precisarlo!) che nella maggior parte dei casi vestirà i panni di un padre di famiglia pronto a riporre nelle mani degli operatori professionali i risparmi di una vita, fatta di sacrifici e costante lavoro, con la prospettiva magari minima di investire dei soldi al solo scopo di ottenere una semplice rivalutazione, che sia al passo con l’andamento della moneta e dei mercati.
La relazione fiduciaria, dunque inevitabile, che si viene ad instaurare tra l’intermediario e il risparmiatore ben potrà essere, però, fonte di comportamenti opportunistici da parte del fiduciario a discapito del beneficiario, e dunque fonte di rilevanti danni economici a discapito dello stesso.
Nella maggior parte dei casi il cliente-risparmiatore sarà più minacciato “dalla eventuale scarsa correttezza dell’intermediario, che dalla sua instabilità patrimoniale!” .
L’indagine non poteva che avere come obiettivi principali, dunque, sia quello di far luce su tutta una serie di obblighi e regole di condotta gravanti sull’intermediario finanziario nell’espletamento dei servizi e delle attività di investimento che quello di specificare le eventuali soluzioni che il nostro sistema giuridico offre, concretamente, all’investitore, nel caso appunto di violazione delle suddette regole di comportamento.
Vedremo come, anche alla base delle attività e dei servizi espletabili da parte delle imprese di investimento, vi sarà sempre un atto, riguardante l’incontro delle volontà dei contraenti, e un rapporto, riguardante le conseguenze giuridiche derivanti dall’atto; in poche parole, alla base di tali attività sarà sempre necessario stipulare un contratto che nel nostro specifico caso prende il nome di contratto-quadro di intermediazione finanziaria.
Nello specifico, si è cercato di indicare il contesto normativo dal quale trae regolamentazione il suddetto contratto e le relative attività poste in essere dagli intermediari finanziari prima e dopo la sottoscrizione dello stesso; il tutto, partendo dalla disciplina civilistica generale posta alla base dei contratti, e dalla quale il cd. contratto-quadro trae origine, per poi passare, per il tramite della specifica disciplina contenuta nel TUF e nei Regolamenti Consob , agli obblighi e ai doveri dallo stesso discendenti in capo agli operatori abilitati, nonché alle eventuali conseguenze in caso di inadempimento degli stessi.
Conseguentemente, come sopra accennato, si è cercato di illustrare, sulla scia della vigente disciplina, le soluzioni offerte all’investitore dal nostro sistema giuridico in caso di violazioni delle regole comportamentali di cui sono onerati gli intermediari, e in particolare, in relazione al danno che dalla violazione delle regole suddette deriva in capo ai risparmiatori e all’eventuale suo, successivo, risarcimento.

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6 Introduzione Il diritto dell’intermediazione finanziaria disciplina il fenomeno della canalizzazione del risparmio di massa alle imprese, realizzato attraverso l’emissione, da parte di queste ultime, di strumenti finanziari (principalmente azioni e obbligazioni) che vengono collocati e scambiati su mercati organizzati e vigilati. Le attività aventi a oggetto strumenti finanziari prendono il nome di “servizi di investimento” e sono riservate a talune categorie di intermediari espressamente indicate dalla legge (principalmente, banche e imprese di investimento), anch’esse sottoposte a vigilanza. Con il presente lavoro si è cercato di effettuare un’indagine su un’attività, come quella appena descritta, “potenzialmente molto pericolosa e dannosa” per il risparmiatore-investitore. La creazione di prodotti finanziari sempre più sofisticati ha incrementato vertiginosamente le asimmetrie informative tra intermediari e clienti; con la conseguenza che il cliente non sofisticato, cd. al dettaglio, che decide di investire i propri risparmi in strumenti finanziari trasferisce, nella quasi totalità dei casi, il controllo e/o la gestione del proprio patrimonio, e dunque le decisioni ad esso inerenti, ad un intermediario, affinché quest’ultimo lo gestisca nell’esclusivo interesse del primo. Risparmiatore (è bene precisarlo!) che nella maggior parte dei casi vestirà i panni di un padre di famiglia pronto a riporre nelle mani degli operatori professionali i risparmi di una vita, fatta di sacrifici e costante lavoro, con la prospettiva magari minima di investire dei soldi al solo scopo di ottenere una semplice rivalutazione, che sia al passo con l’andamento della moneta e dei mercati. La relazione fiduciaria, dunque inevitabile, che si viene ad instaurare tra l’intermediario e il risparmiatore ben potrà essere, però, fonte di

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