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Made in Italy nel settore agroalimentare. Caso di studio: ''F. Divella S.p.A.''

Il mio lavoro di tesi applica il modello “Made in Italy” al mercato italiano della pasta, al fine di esaminare una realtà locale affermata come “Divella spa”.

Con l’espressione inglese “made in Italy” si individua il processo di rivalutazione della produzione artigianale ed industriale italiana, che ha convalidato la fama e la superiorità qualitativa dei prodotti italiani. L’elemento che contraddistingue le imprese italiane è la presenza di una cultura di prodotto molto forte risalente ad una storia artistica ed artigianale antica.
Il TPI, ossia il Trade Performance Index, indicatore di competitività relativo al commercio internazionale elaborato dall’UNCTAD e dal WTO, ha collocato l’Italia al vertice della classifica mondiale tra i più virtuosi nel commercio estero, inserendola subito dopo la Germania. È interessante notare che paesi come Cina e Russia sono collocati rispettivamente al 6° e all’8° posto.
I settori cardine dell’industria manifatturiera italiana, quelli cioè in cui il nostro Paese è più specializzato e presenta un rilevante surplus commerciale con l’estero, si possono raggruppare nelle cosiddette “4 A”: Alimentari-vini, Abbigliamento-moda, Arredo-casa, Automazione-meccanica-gomma-plastica. Complessivamente nel 2006 le “4 A” hanno generato un valore aggiunto di ben 142 miliardi di Euro, di cui il solo il settore agroalimentare ha contribuito con 19 miliardi di Euro.
Nel 2010 l’UNESCO ha proclamato la dieta mediterranea “patrimonio culturale immateriale dell’umanità”, diventando, così, la prima pratica alimentare ad essere iscritta in questa prestigiosa lista.
Dai testi studiati, ho riscontrato una notevole frammentazione del mercato della pasta, e questo, infatti, è confermato dalla presenza di un leader quale Barilla con una notevole quota di mercato che ammonta al 35%, con pochi followers rappresentati da Divella con l’8,4% e Garofalo con il 6% e da una moltitudine di piccole aziende, dislocate su tutto il territorio, che sono in possesso di micro quote.

La sede principale del pastificio Divella resta da più di 100 anni a Rutigliano, piccolo comune situato nella pianura pugliese a ridosso delle Murge, il cui terreno, caratterizzato dalla presenza di argille, è particolarmente favorevole all’agricoltura. L’azienda non si è mai internazionalizzata, per due motivi: la volontà di mantenere una produzione tutta all’insegna del made in Italy, e l’incapacità di sostenere tutti i costi che ne deriverebbero, quali costi di insediamento, investimenti in tecnologie, costi del personale, ecc. L’azienda partecipa attivamente allo sviluppo dell’economia locale sfruttando risorse naturali ed umane reperite in loco, poggiando su una forte penetrazione commerciale nel Mezzogiorno.

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Made in Italy nel settore agroalimentare Caso di studio: “F. Divella S.p.A.” ~ 6 ~ CAPITOLO 1: ORGANIZZAZIONE AZIENDALE E IMPATTO SUL TERRITORIO 1.1 Definizione di impresa Secondo la nozione civilistica è imprenditore chi esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione di beni o dello scambio di servizi (art. 2082 c.c.). Pertanto l’impresa si annovera come un’attività produttiva caratterizzata da un determinato oggetto (produzione o scambio di beni o servizi) e da specifiche modalità di svolgimento, quali: l’organizzazione, secondo cui l’azienda è un complesso di beni organizzati dall’imprenditore (art. 2555 c.c.); l’economicità, ossia il fine economico dell’impresa stessa; la professionalità, per cui si necessita della specializzazione professionale e dell’esercizio continuativo di tale professione da parte dell’imprenditore. Sotto il profilo economico l’attività d’impresa prevede che per il suo svolgimento venga adottato il metodo economico, criterio attraverso il quale l’azienda, tesa a procacciare le entrate remunerative di fattori produttivi, copre i costi con i ricavi, assicurandosi una garanzia di autosufficienza economica. Un altro elemento che concorre a caratterizzare l’economicità dell’attività è l’assunzione del rischio d’impresa, ovvero l’incertezza del risultato economico dell’attività intrapresa. Le imprese si classificano in classi omogenee in base all’oggetto dell’attività svolta, alla dimensione e alla loro natura giuridica. Per quanto concerne l’attività svolta, l’imprenditore può essere imprenditore agricolo, commerciale o civile. È imprenditore agricolo colui che esercita attività diretta alla coltivazione del fondo, alla selvicoltura, all’allevamento del bestiame e attività a queste connesse (art. 2135 c.c.). Le attività agricole per connessione si dividono, inoltre, in due categorie: una prima categoria prevede la conservazione, la manipolazione, la trasformazione e la commercializzazione di prodotti ottenuti prevalentemente

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Ylenia Limone Contatta »

Composta da 59 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.