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I network collaborativi nella nanomedicina

Informazioni tesi

  Autore: Fabrizio Busnengo
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e gestione delle aziende e dei servizi sanitari
  Relatore: Daniele Mascia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 94

L’obiettivo dell’elaborato è stato quello di analizzare i “network collaborativi” nella nanomedicina, ovvero le interazioni a livello economico che intercorrono tra le principali aziende operanti sul territorio italiano nell’ambito sopraindicato.
La nanomedicina è l’applicazione in campo biomedico delle possibilità derivanti dalle nanotecnologie. Essa si occupa di tutte quelle conoscenze che abbiano un utilizzo medico nell’ordine di grandezza dei nanometri (1-100nm), alterando quindi quella che è la tradizionale distinzione tra biologia, chimica e fisica. Le prime applicazioni nel settore nanomed sono abbastanza recenti; ciò nonostante lo sviluppo delle tecnologie ha già raggiunto un livello piuttosto significativo e le prospettive di crescita appaiono enormi. Basti pensare che alcuni studi del 2006 abbiano stimato come fossero già stati sviluppati nel mondo circa 130 farmaci basati sulla nanotecnologia con enormi margini di avanzamento nell’industria farmaceutica e nella diagnostica per immagini.
Trattasi di un settore high tech altamente dinamico dove sono fondamentali competenze e conoscenze altamente specializzate. La ricerca collaborativa, perciò, assume un’importanza particolare in quanto è raro che un singolo individuo o una sola organizzazione possano disporre di tutte le capacità e le risorse necessarie a sviluppare e realizzare un’innovazione di interesse rilevante.
Il lavoro è articolato in quattro capitoli: nel primo ci si sofferma sul concetto di innovazione tecnologica analizzando fonti, forme e modelli della stessa. Dopo questo breve incipit, è di particolare interesse la parte dedicata all’innovazione nei network collaborativi. Notevole risalto viene dato al contributo che Walter W. Powell, tra i maggiori studiosi a livello internazionale di comportamento organizzativo, fornisce in merito all’utilizzo di forme di collaborazione tra aziende che operano in ambito biotech e quindi anche nella nanomedicina: la performance aziendale di tali imprese appare decisamente migliore negli anni successivi. Per questo i networks interaziendali assumono un ruolo sempre più prevalente nell’era contemporanea.
Il secondo capitolo, invece, è interamente dedicato alla nanomedicina. Il primo step di analisi riguarda le diverse applicazioni dei nanomateriali in campo biomedicale e della salute: non vengono trascurati, poi, quelli che sono i fattori di successo ed al contempo le principali barriere alle applicazioni industriali delle nanotecnologie. Posto ciò, l’attenzione si sposta sulle imprese italiane operanti nel settore e la loro localizzazione geografica. Come vedremo approfondendo l’argomento nel paragrafo dedicato, la maggior parte di queste aziende è dislocata nel Nord Italia, mostrando ancora una volta il notevole divario, sia nella R&S quanto nella produzione, che intercorre tra Settentrione e Meridione.
Il terzo capitolo tratta la metodologia statistico-economica utilizzata per l’analisi della localizzazione ma soprattutto dell’interazione tra i diversi attori, nel nostro caso le imprese nanomed. Pattern CSR (Complete Spatial Randomness), pattern clusterizzati e pattern inibitori sono termini a cui non si può non far riferimento nello studio dei comportamenti spaziali dei vari operatori economici. Verranno poi proposte le tecniche statistiche ad oggi maggiormente adoperate per la valutazione di dati distribuiti territorialmente in un’area di riferimento.
Il quarto ed ultimo capitolo, infine, consiste in una vera e propria applicazione pratica: sempre con riferimento alla situazione italiana, le aziende nanomed verranno confrontate con gli altri “players” (brevetti, progetti di ricerca, pubblicazioni) coinvolti nel settore. Le anzidette tecniche statistico-economiche, con l’ausilio del software R-project, ci permetteranno quindi di valutare i risultati ottenuti e di elaborare delle considerazioni finali circa l’esistenza o meno di una correlazione positiva tra i diversi attori in gioco.

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8 CAP. 1 INNOVAZIONE TECNOLOGICA L’innovazione è una forza che apre le porte a possibilità e opportunità sconosciute, un fattore fondamentale per la crescita economica e per il progresso in ambiti essenziali della vita quotidiana, al punto che si può addirittura parlare di un “fenomeno straordinario” (Passerelli-Costabile, 2009). Il concetto di innovazione risulta essere piuttosto ampio e nel complesso può fare riferimento ad aspetti differenti quali: l’introduzione di un nuovo bene, di una diversa tipologia di prodotti o di un nuovo metodo di produzione, la creazione di un nuovo mercato o di una nuova nicchia, l’accesso a nuove risorse economiche, la realizzazione di nuove strutture concorrenziali all’interno di un settore industriale (Schumpeter, 1934). Oggi giorno l’innovazione tecnologica rappresenta un punto focale per lo sviluppo strategico e competitivo di imprese operanti nei settori più disparati. La globalizzazione ha inciso in maniera importante sull’incentivazione ad investire nello sviluppo della conoscenza. L’innovazione rappresenta infatti un primario strumento per la differenziazione competitiva, la penetrazione di nuovi mercati ed il miglioramento dei profitti. Da qui la necessità di uno spostamento dalle produzioni tradizionali a quelle innovative, ossia verso quelle produzioni che incorporano un elevato tasso di conoscenza scientifica e tecnologica in nuovi prodotti e nuovi processi (Schilling, 2005; Izzo, 2008; Calderini et al., 2008). 1.1. Le fonti L’innovazione può scaturire da più fonti differenti. Può generarsi nella mente degli individui oppure può essere frutto del lavoro di ricerca di Enti pubblici, Università, fondazioni private ed incubatori di imprese. Imprese che rappresentano un motore fondamentale dell’innovazione in quanto , di norma, dispongono di risorse maggiori rispetto ai singoli individui e di un management capace di orientare tali risorse verso il raggiungimento di obiettivi precisi.

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