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È possibile contenere il consumo di suolo in Italia? Un confronto tra Italia e Germania

Informazioni tesi

  Autore: Francesco Siviglia
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2011-12
  Università: Politecnico di Torino
  Facoltà: Architettura
  Corso: Pianificazione territoriale urbanistica e ambientale
  Relatore: Carlo Alberto Barbieri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 97

Come sottolinea l’Agenzia Europea per l’Ambiente, il consumo di suolo è una pratica dannosa per l’ambiente, poiché causa trasformazioni irreversibili della risorsa suolo, elimina foreste, boschi o campi, può interrompere corridoi ecologici, reduce la quantità delle aree utili alla produzione di cibo; inoltre può è una pratica pericolosa per la salute umana, per la qualità dei paesaggi, e anche per la vita economica dei diversi paesi.
In Italia esiste un grande problema relativo al consumo di suolo: dal 1990 ogni anno nel “Belpaese” vengono utilizzati 244.000 ettari (più di 668 ettari al giorni) per realizzare nuovi edifici, infrastrutture, centri commerciali, etc. Tuttavia, questa tendenza non è giustificata da una crescita demografica. Qual è la ragione di questo inarrestabile consumo? Speculazione edilizia? Mafia? Malgoverno? Non solo!
Verosimilmente si può rintracciare la causa principale di questo fenomeno nell’organizzazione del sistema fiscale italiano, un sistema che non dà alle municipalità I fondi sufficienti per renderli in grado di garantire i servizi basilari alla popolazione. Ma i comuni devono necessariamente garantire questi servizi, in modo da trovare la via per “sopravvivere”, in pratica essi devono trovare un’alternativa per ricevere proventi. Il modo più diffuso è quello di attribuire diritti edificatori ai terreni: si tratta di una pratica vantaggiosa per tutti, perché i comuni possono ricevere denaro dalla messa all’asta dei diritti edificatori e dagli oneri di urbanizzazione e i proprietari terrieri possono vendere i loro appezzamenti a prezzi più alti. Ma c’è sempre un prezzo da pagare!
L’obiettivo della tesi è quello di capire come il governo Tedesco affronti il problema. L’ipotesi è questa: la Germania è in grado di decidere di ridurre il consumo di suolo (da 130 ha/giorno nel 2000 a 30 ha/giorno nel 2020) perché possiede gli strumenti fiscali per fare ciò. La principale “arma” da usare per combattere il consumo di suolo è un organizzato ed efficiente sistema fiscale, per cui l’obiettivo è capire come sia strutturato il sistema fiscale tedesco, come vengano utilizzate le tasse, come sia suddivisa la spesa pubblica e, soprattutto, quali siano le tasse e le funzioni delle municipalità in Germania (Gemeinden). In generale sarebbe utile comprendere come sia strutturato il sistema federale tedesco, anche perché, tra i paesi europei, è quello più simile al modello italiano, anche se molto più sviluppato.
Alla fine questa tesi sostiene che il consume di suolo in Italia sia il risultato di un modello di governo che non funziona: infatti anche i servizi pubblici come l’istruzione, l’università, la ricerca, la sanità, i trasporti, lo stato sociale (welfare) non funzionano efficacemente, per cui, per l’Italia, è necessario cambiare linea di azione, di svoltare.

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Parte I: Inquadramento del problema 5 1.1 Cosa si intende per “consumo di suolo” Vista la relativa “giovane età” del problema, la comunità di studiosi non è ancora giunta ad una definizione univoca di cosa si intenda per “consumo di suolo”. Il Prof. Pilieri lo definisce in questo modo: “In generale il consumo di suolo può essere definito come quel processo antropogenico che prevede la progressiva trasformazione di superfici naturali od agricole mediante la realizzazione di costruzioni ed infrastrutture, e dove si presuppone che il ripristino dello stato ambientale preesistente sia molto difficile, se non impossibile, a causa della natura del stravolgimento della matrice terra. Tale definizione si caratterizza in maniera negativa, poiché negativamente è percepito il problema della sottrazione di superfici naturali od agricole considerata la finitezza della superficie terrestre; e sarebbe dunque più corretto parlare di trasformazioni dei suoli. Con questa accezione infatti è ipotizzabile per esempio che un suolo agricolo, possa diventare artificiale mediante la costruzione di edifici, oppure tornare naturale se abbandonato a se stesso, etc” 1 Si tratta dunque di una pratica insita nell´attività antropica, poiché da quando le comunità umane hanno abbandonato la vita nomade, l’uomo ha costruito, trasformando, consumando il suolo. Le parti più estremiste dell´ecologia sostengono, per esempio, che anche la trasformazione del suolo da boschivo ad agricolo (deforestazione) rappresenti un fenomeno da limitare: questo può essere considerato corretto, anche se si tratta di un problema “non europeo”, in quanto la quasi totalità delle foreste europee è ormai scomparsa, ma è un problema che riguarda molto più da vicino paesi tropicali in cui vi è l´importante presenza di foresta pluviale, come il Brasile o il Borneo. Ad ogni modo il tema è divenuto importante presso la comunità scientifica per quanto avvenuto negli ultimi 20-30 anni: l´aspetto veramente importante è che il consumo di suolo non è un problema di per sé, ma lo diventa nel momento in cui si consuma senza reale necessità. Appare opportuno specificare che oltre che una questione quantitativa il consumo di suolo è anche una questione di distribuzione: non solo si costruisce tanto ma anche al di fuori dei centri abitati, erodendo territorio agricolo o naturale, che è fondamentale per garantire la produzione di cibo e per regolare il clima e il ciclo dell’acqua. 1.2 Perché il consumo di suolo è considerato un problema? In seguito ai profondi cambiamenti che i processi di industrializzazione hanno apportato alla geomorfologia della terra nell’ultimo secolo, in Occidente si è affermato, nella comunità scientifica prima e nella società civile poi, un forte interessamento ai temi dell’ecologia, portato avanti a partire dagli anni ’70 dai movimenti ambientalisti, tanto che oggi non solo vi è la più o meno stabile presenza di partiti politici di matrice ambientalista nei parlamenti della maggior parte delle nazioni sviluppate – in Italia Verdi e Sinistra-Ecologia-Libertà attualmente non sono rappresentati in parlamento ma, in particolare, i primi lo sono stati in passato - ma è assolutamente normale e consuetudinario che i partiti e le coalizioni politiche dei governi organizzino i propri programmi con numerosi riferimenti alla componente ambientale. Questo ha fatto sì che l’Unione Europea, ad esempio, stanzi importanti incentivi a Stati e Regioni per la 1 Fonte: Pileri P. Consumo di suol,o consumo di futuro, in Urbanistica, n. 138/2009

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